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Libertà o stabilità? Dobbiamo davvero scegliere tra diritti umani e sviluppo economico?

Suggestioni tematiche: Relazione tra diritti politici e diritti socio-economici / Lo sviluppo economico e la crescita produttiva sono inconciliabili con la promozione dei diritti umani e della giustizia sociale? / Luci ed ombra del discorso a due facce di molti paesi della regione, che declassano la questione dei diritti in cambio di nuovi investimenti di imprese nazionali o estere.

Obiettivo del dialogo: Come denunciare la collusione tra potere politico e establishment economico, e  come favorire la diffusione di buone pratiche di promozione di modelli economici socialmente giusti e capaci di espandere le forme di partecipazione democratica.

Sintesi di Antonio Mazzeo, ricercatore e giornalista (moderatore)

 

Hanno partecipato: Malek Adly, avvocato egiziano, che dirige la Rete di avvocati istituita dallo Egyptian Center for Economic and Social Rights; Ilio Amisano, attivo nel movimento No-TAV valsusino e cofondatore di Etinomia, che porta avanti progetti di economia sociale e solidale; Kais Zriba, giornalista e attivista tunisino, co-fondatore di Inkyfada.com dell’ONG Al Khatt per il diritto all’informazione.

Il dialogo ha avuto come tema la relazione oggi esistente tra diritti politici e diritti socio-economici, con particolare attenzione alla regione mediterranea e a quei Paesi che hanno conosciuto la complessa e contraddittoria esperienza nota come “Primavera araba”. Purtroppo, l’implementazione dei programmi di “sviluppo economico” e “crescita produttiva” nella sponda sud della regione mediterranea non ha promosso la difesa dei diritti umani e la giustizia sociale. La corsa agli investimenti di imprese estere e/o transnazionali, oltre al depauperamento delle risorse naturali, alla concentrazione delle ricchezze nelle mani delle élite nazionali e all’impoverimento della popolazione, ha esteso la collusione tra potere politico e establishment economico, e ridotto gli spazi d’intervento e di agibilità democratica. Ciononostante, non sono mancate le buone pratiche di promozione di modelli economici socialmente giusti e capaci di espandere le forme di partecipazione democratica.

«Dopo la Primavera araba – ha detto il moderatore Mazzeo nella sua introduzione – che aveva raccolto la risposta popolare e civile in quei Paesi con aspettative di riduzione delle differenze sociali, l’implementazione di misure secondo il modello neoliberista ha fatto aumentare enormemente quelle differenze. Così, si è verificata una concentrazione di enormi risorse economiche nelle mani di poche persone. Di contro, a sempre più persone è stata negata la possibilità di accedere alla sicurezza sociale e all’occupazione, e ciò ha ulteriormente rafforzato la pressione migratoria di migliaia di persone, in particolare giovani, verso l’Europa». Per Antonio Mazzeo, «Le misure economiche neoliberiste cancellano la democrazia sostanziale».

«Quattro anni dopo, quel sogno di una “rivoluzione democratica”sulla sponda sud del Mediterraneo è svanito sotto la violenta repressione da parte dei regimi, degli eserciti e dalle forze di polizia nazionali, anche con il sostegno dei governi europei e dell’amministrazione Usa» ha ricordato Malek Adly, che fornisce assistenza legale alle vittime delle violazioni di diritti umani in Egitto. «È terribile doversi trovare dinanzi alla scelta tra stabilità e libertà» ha spiegato il giurista. «Prima che di stabilità, occorrerebbe parlare di indipendenza e di libertà. Tra stabilità e libertà, in ogni caso, c’è da scegliere la libertà come primo obiettivo da perseguire. La nostra non è una nazione libera da qualsiasi punto di vista, e per noi la cittadinanza non è accessibile. In Egitto, non si può parlare di diritti né sociali, né civili. Non si può parlare di sicurezza quando ci sono corruzione, brogli elettorali e non si è liberi di poter eleggere il proprio presidente. Ed una cosa paradossale che il governo italiano stia supportando il regime egiziano» ha aggiunto.

Altrettanto gravi le violazioni dei diritti umani e pesanti le limitazioni alla libertà d’espressione in Tunisia, Paese mediterraneo che, dopo la “rivoluzione” del 2011 e la fine del potere di Ben Ali, è guidato oggi dal presidente Essebsi. «In Tunisia, gli attivisti, gli intellettuali e gli oppositori soffrono come i nostri fratelli dell’Egitto» ha denunciato con amarezza Kais Zriba. «Secondo le statistiche, in Tunisia è stato rilevato che l’un per cento della popolazione è adesso in prigione, anche grazie alla strumentalizzazione sul fronte interno del terrorismo e della serie di sanguinosi attentati che hanno investito il Paese». Anche per Kais non è possibile ritenere che la stabilità o lo sviluppo economico abbiano concorso nell’ampliamento degli spazi di democrazia. «Credo che per la cittadinanza sia pericoloso parlare di stabilità senza poter conoscere il vero significato della libertà» ha dichiarato il giornalista tunisino. «E, comunque, la stabilità non riguarda solo l’aspetto economico, ma anche la stessa sicurezza dei cittadini. Sotto questo aspetto, in Tunisia paghiamo un grosso deficit in tema di diritti, libertà e sicurezza».

Accanto agli ospiti dell’Africa mediterranea, ha partecipato al dialogo il torinese Ilio Amisano, attivista No-TAV, vero e proprio “laboratorio” di lotta in difesa del territorio e dei principi democratici, e presidio a difesa di spazi di cittadinanza. «In Val di Susa, la gente si è accorta col tempo che la propria libertà è limitata, e che nel territorio ha perso anche il diritto alla protesta» ha dichirato Amisano. «La stabilità, come è stata intesa e imposta dai poteri istituzionali, ha significato controllo sociale e non certo stabilità e promozione economica. Tra la concezione dominante di sviluppo e i diritti, le comunità devono scegliere sicuramente i diritti. Lo sviluppo fine a se stesso non vuol dire nulla; ciò che serve è la sostenibilità economica, dove anche il denaro è distribuito in modo equo fra tutti. La Val di Susa fa paura all’Europa anche perché è un esempio di comunità che mette in discussione internamente il modello neoliberista».

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Con il popolo iraniano! Mobilitiamoci in ogni citt Con il popolo iraniano! Mobilitiamoci in ogni città. Condividiamo l'appello di @aoicooperazione, @retepacedisarmo, @sbilanciamoci e @stoprearmeurope

Migliaia di ragazzi e ragazze, studenti e studentesse universitarie stanno da giorni in piazza a fianco di lavoratrici e lavoratori organizzati che protestano contro il carovita e contro un sistema politico che, da decenni, reprime il dissenso. È una mobilitazione di popolo, nonviolenta, che è in continuità con il movimento #DonnaVitaLibertà e reclama un profondo cambiamento di giustizia sociale e democrazia.

Siamo con chi resiste, con chi non si piega, con chi rischia tutto per i diritti e la democrazia.

No alla repressione del regime, che sta causando migliaia di morti e di arresti.

No a ogni intervento imperialista e coloniale.
Nessun re del mondo, basta guerre per il petrolio. Basta guerre e bombe “in nome della libertà”.

Il futuro dell’Iran appartiene solo al suo popolo.

Al fianco del popolo iraniano, scendiamo in piazza in ogni città, mobilitiamoci per fermare il massacro e per richiedere l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici.

Donna, Vita e Libertà: il tempo è adesso!

#FreeIran
La liberazione di Alberto Trentini ci ricorda una La liberazione di Alberto Trentini ci ricorda una cosa essenziale: fare cooperazione oggi significa lavorare in contesti sempre più rischiosi. In un mondo dove la solidarietà viene criminalizzata ogni giorno, chi difende diritti e dignità può diventare un bersaglio.

Nel nuovo episodio del podcast "Il Mondo" di Internazionale si parla di questo: del lavoro silenzioso e quotidiano di migliaia di cooperanti, di come lavorano, delle loro alte competenze e delle passioni civili che ci animano. Una conversazione necessaria per andare oltre le semplificazioni e capire cosa c’è davvero dietro la parola “cooperazione”.

Continuare a raccontare queste storie è parte della protezione di chi lavora sul campo. Il silenzio, invece, non lo è.

Ascolta l'intervista di @anna.meli68 - Presidente COSPE
Grazie ad @internazionale per lo spazio

@albertotrentinilibero
La notizia che stavamo aspettando da 423 giorni! C La notizia che stavamo aspettando da 423 giorni! Ci riempie di gioia saperti finalmente libero.
Ben tornato, Alberto.

@albertotrentinilibero
🌿 Lo za'atar è una miscela di spezie aromatiche, u 🌿 Lo za'atar è una miscela di spezie aromatiche, un ingrediente tradizionale che da secoli appartiene alla storia e alla cucina palestinese. Quello che ti proponiamo é prodotto in maniera artigianale da donne come Aisha, che da oltre dieci anni raccoglie le erbe aromatiche, le fa seccare e le miscela.

Fai un gesto concreto: con il tuo ordine sostieni la popolazione civile attraverso le associazioni palestinesi locali con cui collaboriamo.

Vai su: regalisolidali.cospe.org (link diretto in bio e nelle storie)
Chi difende i diritti rischia sempre di più, lo sp Chi difende i diritti rischia sempre di più, lo spazio civico si restringe e la solidarietà viene criminalizzata.

Il quadro che emerge da tre recenti rapporti - ONU, Civicus Monitor e @arcinazionale / indifesadi- dovrebbe interrogare profondamente le società democratiche.

La restrizione dello spazio civico riguarda anche l'Italia, che ha visto un declassamento a “spazio civico ostruito” da parte del Civicus Monitor (la più ampia piattaforma mondiale che analizza lo stato delle libertà civiche).

La progressiva erosione dello spazio civico è un fenomeno sistemico che attraversa numerosi Paesi, come emerge anche dall'analisi coordinata da COSPE nell’ambito del progetto europeo #OurRightsOurFuture.

Le condizioni che permettono alla cittadinanza, ai movimenti, allɜ giovani e alle organizzazioni sociali di esprimersi e mobilitarsi sono a rischio e colpiscono soprattutto i gruppi sociali già espostɜ a disuguaglianze strutturali.

Leggi l'approfondimento di Anna Meli, Presidente COSPE sul sito di @altreconomia
“Continueremo con l’anima di Fatma e dei suoi coll “Continueremo con l’anima di Fatma e dei suoi colleghi. Non ci fermeremo finché non avremo la nostra libertà”.

Fatma Hassouna - giornalista e fotoreporter - era una delle allieve della compagnia teatrale @theatre_day_productions, è stata uccisa a soli 24 anni. La sua storia è raccontata nel del film “Put your soul in your hand and walk” della regista iraniana Sepideh Farsi.

Continuiamo a dare voce alla popolazione civile palestinese e ad aiutare Mohammed e le altre persone che si impegnano ogni giorno con le arti e il teatro, per far spazio alla vita. Sostieni le loro attività, dona ora ❤
#SaveTheDate 5 gennaio ore 19:00 e 21:30 - Cinema #SaveTheDate 5 gennaio ore 19:00 e 21:30 - Cinema Arlecchino Bologna

In occasione della proiezione del documentario Disunited Nations, Anna Meli, presidente di COSPE, modera l'incontro tra il regista Christophe Cotteret e Francesca Albanese, relatrice speciale dell'ONU per i territori palestinesi occupati.

Il documentario segue i passi di Francesca Albanese dopo la denuncia del genocidio in corso a Gaza (marzo 2024), tra missioni, incontri istituzionali e pressioni politiche. Porta nel cuore della crisi dell'ONU, incapace di fermare il massacro dei civili, mostrando – attraverso interviste, materiali d'archivio e il dietro le quinte della diplomazia – le divisioni della comunità globale su diritto internazionale, informazione e potere.

Vi aspettiamo al @popupcinema_bologna Arlecchino.
🇻🇪 COSPE rilancia il comunicato di Stop Rearm Euro 🇻🇪 COSPE rilancia il comunicato di Stop Rearm Europe: "Venezuela, condanniamo l’attacco USA!"

Stop Rearm Europe esprime totale solidarietà al popolo venezuelano, chiede che l’Onu intervenga e che il Governo italiano e l’Unione Europea condannino l’aggressione. Uniamo la voce alla rete di movimenti pacifisti europei contro l’escalation di violenza in America Latina, che viola il diritto internazionale e minaccia la pace regionale.

Leggi il comunicato completo: (link in bio)

@stoprearmeurope
COSPE ha deciso di non sottoporsi alla procedura d COSPE ha deciso di non sottoporsi alla procedura di registrazione di Israele, ritenendola illegittima, discriminatoria e incompatibile con il diritto internazionale. Continueremo la nostra presenza e le nostre attività in Palestina, con la sola registrazione presso l’Autorità Nazionale Palestinese, e senza quella di Israele. Nel frattempo, restiamo attivi nei tavoli di proposta insieme alle altre ong italiane ed internazionali, per le dovute pressioni politiche per la revisione di queste regole e il ripristino dei principi internazionali su cooperazione ed aiuti umanitari.

Leggi il comunicato sul nostro sito: (link in bio)

@aoicooperazione
«E noi amiamo la vita se troviamo la via per viver «E noi amiamo la vita
se troviamo la via per viverla» *

Con la speranza che l'umanità, la giustizia e la pace possano farsi spazio e illuminare quel che abbiamo permesso si riducesse in macerie. Con la Palestina nel cuore.

#TogetherForPeace

* 𝑉𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑀𝑎ℎ𝑚𝑢𝑑 𝐷𝑎𝑟𝑤𝑖𝑠ℎ 𝑑𝑒𝑙 1986, "𝐸 𝑛𝑜𝑖 𝑎𝑚𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎"
Con quali azioni concrete possiamo migliorare la g Con quali azioni concrete possiamo migliorare la giustizia sociale e ambientale?🌍 Attraverso @youth care for changedallo scorso anno ci stiamo impegnando - insieme a tutto il consorzio e al partner tecnico @reteclima - a compensare l’emissione di CO₂, contrastare il riscaldamento globale e raggiungere la neutralità di carbonio delle attività direttamente connesse alle attività del progetto, durante tutto il relativo periodo di implementazione.

L’intervento che sosteniamo dal 2024 è certificato attraverso gli standard internazionali di settore (Gold Standard) e si è sviluppato a partire da una fase di analisi iniziale per garantire che i benefici ambientali e sociali siano davvero sostenibili e in linea con le esigenze delle comunità.

💧Le attività prevedono la costruzione di pozzi comunitari e di un sistema idrico per l'accesso ad acqua pulita, potabile e a prezzi accessibili nel distretto di Zoba Debub, una delle regioni più popolate dell’Eritrea. Oltre alla riduzione annua delle emissioni pari a 37.840 tCO2eq. 

180.000 persone potranno avere accesso all’acqua pulita, uno dei bisogni più urgenti per le oltre 30.000 famiglie presenti nei villaggi che popolano quest’area. Leggi di più su @greenreport.it

YOU(th) CARE for CHANGE - cofinanziato dall’Unione Europea #euDEARprogramme - connette oltre 300 realtà giovanili in 12 Paesi euromediterranei. Una rete che cresce, dialoga e si sostiene, per trasformare la Cura in un atto politico, radicale e collettivo.
La solidarietà non è reato ❌ Il Tribunale di Milan La solidarietà non è reato ❌ Il Tribunale di Milano ieri ha condannato Maurizio Belpietro per aver definito gli operatori delle ONG "I nuovi pirati", titolo apparso sulla copertina di Panorama - di cui Belpietro è direttore - nel novembre del 2022.

Nell'ambito del procedimento di diffamazione a suo carico dovrà risarcire @openarms_italia @emergency.ong @seawatchitaly @sosmediterranee @louisemichelcrew @mediterranearescue e @aoicooperazione

Il lavoro umanitario non è pirateria.
Come ci ricorda il pensiero decoloniale africano e Come ci ricorda il pensiero decoloniale africano e latinoamericano, i confini non sono naturali: sono costruzioni storiche, spesso eredità del colonialismo, che continuano a produrre disuguaglianze e morte.

Per COSPE, che da oltre quarant’anni lavora accanto alle comunità migranti, rifugiate e alle organizzazioni della società civile nei contesti di origine, transito e destinazione, il confine non è mai stato una linea neutra. È uno spazio politico violento, di esclusione e morte.

Oggi assistiamo ad una drammatica restrizione del diritto alla mobilità e all’asilo, in aperto contrasto con le convenzioni internazionali. Prevalgono ovunque politiche migratorie fondate sull’esternalizzazione delle frontiere, la detenzione amministrativa e l’espulsione accelerata. Politiche che non riducono le migrazioni, ma aumentano i rischi, i costi umani e il numero delle vittime. Ogni naufragio, ogni respingimento, ogni detenzione arbitraria non è un incidente: è il prodotto diretto di scelte politiche precise.

Il 18 dicembre, Giornata internazionale dei migranti e delle loro famiglie, proclamata dalle Nazioni Unite nel 2000, è un’occasione per riaffermare che la mobilità è un diritto umano, non una colpa.

Da tempo COSPE denuncia quello che possiamo definire senza ambiguità l’apartheid di frontiera: un sistema globale di segregazione che stabilisce chi può muoversi liberamente e chi no, sulla base del luogo di nascita, del colore della pelle, del passaporto. 
COSPE continuerà a investire sul futuro che significa per noi aprire spazi di protezione, diritti e partecipazione, sostenere le comunità locali, rafforzare le reti di solidarietà e riconoscere che la mobilità è una componente strutturale del nostro tempo, non un’emergenza da reprimere.
✨ In cerca di idee regalo? Scegli i poster per la ✨ In cerca di idee regalo? Scegli i poster per la Palestina ❤️

Lo za'atar, la shopper e i quaderni della linea #TogetherForPeace sono temporaneamente esauriti ma torneranno disponibili a gennaio, puoi prenotarli subito! Ti invieremo immediatamente il biglietto da stampare e condividere con le persone a cui tieni.

Vai sul sito (☝in bio) per scoprire di più e scrivici via mail per il tuo ordine: regalisolidali@cospe.org

Con i regali COSPE fai un gesto di solidarietà e porti un aiuto concreto a donne e bambinɜ sfollatɜ in varie località della Striscia, dove la compagnia teatrale @theatredayproductions continua a realizzare attività di supporto psicosociale.
I diritti umani non sono un’astrazione: sono ciò c I diritti umani non sono un’astrazione: sono ciò che ci permette di vivere con dignità ogni giorno. Avere acqua potabile, un corpo non violato, un lavoro dignitoso, un tetto sicuro, libertà di parola, giustizia, pace. Il tema della giornata internazionale dei diritti umani “Our Everyday Essentials” ci richiama al fatto che i diritti umani sono essenziali, non privilegi.

“E per noi oggi più che mai – dice Federica Masi responsabile per i diritti umani di COSPE- questo richiede di rafforzare e difendere la capacità della società civile di difendere lo spazio civico e le libertà di associazione, espressione e mobilitazione pacifica, sostenendo in particolare giovani e gruppi discriminati e spazi comunitari e di articolazione dal basso. Come ha detto Gina Romero, Relatrice Speciale UN su libertà di associazione e protesta pacifica, aprendo l’evento Global Dialogue: Youth for Civic Space, che abbiamo organizzato insieme con altri alleati internazionali ed oltre un centinaio di attivist3 di 9 paesi del mondo tra Africa, Asia, Europa e Mediterraneo, in questo presente così difficile, quello che dà speranza sono le forze della società civile che lottano per il cambiamento, e in particolare sono i giovani".

I diritti umani non sono solo essenziali, ma anche raggiungibili. Per farlo, richiedono azione collettiva e scelte quotidiane: parlare contro l’ingiustizia, ascoltare chi è silenziato, costruire alleanze. 
Unisciti a noi: difendere i diritti umani significa agire oggi per un futuro più giusto.

#HumanRightsDay #OurEverydayEssentials
Il nuovo rapporto del Civicus Monitor classifica l Il nuovo rapporto del Civicus Monitor classifica l’Italia come “spazio civico ostruito”, un Paese dove chi dissente viene sempre più spesso limitatɜ, intimiditɜ, sorvegliatɜ.

Il Decreto Sicurezza intensifica la repressione, mentre lo spyware Graphite di Paragon viene usato per colpire giornalistɜ e attivistɜ. La protesta viene criminalizzata: succede a chi lotta per la giustizia climatica, a chi salva vite in mare, a chi sostiene il popolo palestinese. Intanto stampa e magistratura vengono delegittimate da querele temerarie e campagne diffamatorie.

Clima di guerra, militarizzazione e retorica securitaria stanno restringendo ovunque gli spazi democratici, lasciando cittadinɜ sempre più esclusɜ dalle decisioni.

✊ Difendere lo spazio civico significa difendere la possibilità di prendere parola, organizzarci, resistere.

📅 Il 19 dicembre alle 11:30, alla Camera dei Deputati, presenteremo il rapporto Civicus e le iniziative per contrastare questa deriva autoritaria.
✨ Cosa ci rende parte di una comunità della CURA? ✨ Cosa ci rende parte di una comunità della CURA? Quali sono le priorità condivise dallɜ giovani dell'area Euro-mediterranea?

🎙 Le voci di Anna Meli, Presidente #COSPE, Isotta Rossoni di @giosef_italy e Emanuele Genovese @fridaysforfutureitalia intervistatɜ al #BalCARE Youth Forum, evento internazionale che ha coinvolto più di 50 giovani da 13 paesi, attività realizzata con il supporto di CEI Cooperation Fund.

Dal percorso di YOU(TH) CARE for Change sono nate le Agende della Cura, veri e propri strumenti di advocacy che orientano le azioni promosse direttamente dalle iniziative giovanili sui loro territori. Leggi le agende sul nostro sito.

🌀@youth_care_for_change è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea, che connette oltre 300 realtà giovanili in 12 Paesi euromediterranei #euDEARprogramme #youthcareforchange #CAREApproach
🎁 Fai un regalo speciale e sostieni la popolazione 🎁 Fai un regalo speciale e sostieni la popolazione della #Palestina. Shopper, notebook, poster, zaatar prodotto in maniera artigianale dalle donne palestinesi, come Aisha... Scopri tutta la linea #TogetherForPeace 🎄

Il tuo gesto di solidarietà è un aiuto concreto per donne e bambinɜ sfollatɜ in varie località della Striscia. La compagnia teatrale @theatredayproductions - con cui siamo in contatto ogni giorno - continua a realizzare per loro attività di supporto psicosociale.

regalisolidali.cospe.org ☝ Link in bio

Grazie alle illustratrici che hanno collaborato con noi ❤️
@brisafuentesart | @pilar_roca_illustration

#regalisolidali #COSPE
⛔ L'UE ha vietato sul proprio territorio pesticidi ⛔ L'UE ha vietato sul proprio territorio pesticidi perché troppo pericolosi da utilizzare. Eppure, il commercio di questi prodotti tossici continua in paesi con normative più deboli e comunità più esposte, con il paradosso che potrebbero finire di nuovo nei nostri piatti sotto forma di vari prodotti non europei. 

Questo non è commercio. È un'ingiustizia ambientale.
Viola i diritti degli agricoltori, la salute delle donne, il futuro dei bambini e la nostra lotta collettiva per una vera transizione agro-ecologica. 

Una recente ricerca di Public Eye e Unearthed rivela che solo nel 2024 l'UE ha esportato oltre 120.000 tonnellate di pesticidi contenenti 75 sostanze attive vietate all'interno dell'UE.

COSPE sostiene l'iniziativa #ReturnToSender (Ritorno al mittente) la coalizione di attivisti, organizzazioni di agricoltori e società civile che dice NO al doppio standard tossico dell'UE.

 📦 Ieri la coalizione ha simbolicamente consegnato 75 scatole alla Commissione europea, una per ogni pesticida vietato che l'Europa continua ad esportare. 
Chiediamo all'UE di allineare le sue regole commerciali ai suoi impegni in materia di clima, salute e diritti umani. I pesticidi tossici dovrebbero essere vietati ovunque, a scapito delle lobby dell'agricoltura commerciale e a favore della salute umana e della natura. 

La Giornata mondiale senza pesticidi (International day against Agrotoxicos/Pesticide use) ricorre nella data del disastro di Bhopal in India. Il 3 dicembre del 1984, 27 tonnellate di gas letale utilizzato nella produzione di pesticidi furono rilasciate a causa di una perdita in uno stabilimento della multinazionale Union Carbide. Ci furono decine di migliaia di vittime, si stima 30.000 tra morti dirette e indirette. Fu il più grave incidente da fuga di sostanze chimiche mai avvenuto.

 Foto: ©Blithe Williams

#BanToxicExports #StopToxicTrade #StopDoubleStandard #StopAgrotoxics
🍃 Ottima notizie per la sicurezza alimentare e la 🍃 Ottima notizie per la sicurezza alimentare e la biodiversità! 🇿🇼 Lo scorso anno, in Zimbabwe, abbiamo sviluppato alcune raccomandazioni, grazie al lavoro coordinato da COSPE con il progetto "Seeds for the Future".

Quelle stesse raccomandazioni sono state indicate come buona pratica nel processo dell’Unione Africana sui sistemi sementieri contadini che si è concluso pochi giorni fa. Un risultato davvero importante perché le raccomandazioni sono state messe a disposizione della 11^ sessione sessione dell’Organo Direttivo del Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura (TPGRFA) che si è appena concluso a Lima (24-29 novembre 2025).

Da sempre ci impegniamo in diversi paesi per il riconoscimento dei sistemi sementieri contadini e per il ruolo delle banche dei semi comunitarie. Il processo avviato contribuirà alla definizione di un quadro politico dell’Unione Africana sui sistemi sementieri gestiti dallɜ agricoltorɜ.

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