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You are here: Home1 / Speciali2 / Sabir Maydan3 / Sabir Maydan 20154 / I dialoghi5 / Islam politico: può una cultura dei diritti unire e riconciliare?

Islam politico: può una cultura dei diritti unire e riconciliare?

Suggestioni tematiche: L’Islam politico non viene forse banalizzato in movimento criminale, sottovalutando la ricchezza che quella cultura può portare al dibattito politico e alle questioni sociali nella regione? / Relazioni possibili tra la cultura dei diritti della Sinistra europea e i valori dell’Islam politico / Prospettive di riconciliazione nazionale e di stabilità regionale dopo il declino dei Fratelli musulmani

Obiettivo del dialogo: Aprire un dibattito senza pregiudizi sull’apporto post-rivoluzionario delle pratiche dell’Islam politico per la convivenza interculturale e la promozione di diritti universali sulle due sponde del Mediterraneo.

Sintesi di Debora Del Pistoia, COSPE (moderatrice)

Hanno partecipato:  Fariza Ghadanfar Ahmed Beseiso, attivista della società civile e dei diritti umani, fondatrice del movimento Women’s Initiative For Equity (WIFE), che mira a promuovere l’equità di genere nei luoghi di lavoro, e responsabile di programmi per l’istituto Civitas di Gaza; Mohammad Tolba (via Skype), attivista egiziano salafita e imprenditore nel campo dell’informatica, uno dei primi manifestanti di sensibilità religiosa a raggiungere piazza Tahir durante la rivoluzione del 2011, e fondatore di Salafyo Costa (I Salafiti che siedono al caffé Costa); Ernesto Pagano (via Skype), arabista e autore di documentari, collaboratore di varie testate e programmi televisivi, e regista del filmNapolislam, un documentario sulle conversioni all’Islam a Napoli; Gianluca Solera, attivista e scrittore, che ha militato nei movimenti verdi, è stato coordinatore delle reti della Fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le culture, ed attualmente dirige il dip. Italia/Europa/Mediterraneo e Cittadinanza globale del COSPE.

 

Il dibattito sul rapporto e la compatibilità dell’islam con la democrazia non è certo nuovo ed è spesso fonte di confronto e scontro, talvolta di polemica e di narrazione strumentale al discorso occidentale, che descrive  l’Islam politico come un blocco unitario e omogeneo con cui ogni forma di dialogo è impensabile. La discussione di questo dialogo non verte però sull’esistenza teorica di un “islam politico moderno e democratico”, ma sulla necessità di aprire un dibattito sulle pratiche dell’Islam politico moderato e la possibilità di sviluppare uno spazio di dialogo e di riconciliazione con i movimenti islamisti moderati presenti nel contesto post-rivoluzionario arabo, per promuovere alleanze per una convivenza interculturale e i diritti universali sulle due sponde del Mediterraneo. La recente affermazione dell’Islam politico con dei partiti islamisti in Egitto e in Tunisia, entrambi vincenti nelle prime elezioni libere post-rivoluzionarie, ha portato ad una valutazione negativa rispetto alla compatibilità di questi ultimi con i valori democratici e di cittadinanza. Queste esperienze hanno dimostrato che i partiti ispiratisi alla Fratellanza Musulmana nei due Paesi hanno implementato politiche reazionarie caratterizzate dalla repressione del dissenso, violazione dei diritti umani e un’accettazione omologata del modello economico neo-liberale. Come sostenuto anche da intellettuali come Samir Amin, i partiti dell’Islam politico finora andati al potere più che applicare i valori dell’Islam hanno applicato valori antidemocratici in un ordine perfettamente strumentale agli obiettivi dell’imperialismo dominante e subordinato alle esigenze del liberalismo economico mondializzato (“islamismo capitalistico”). Trovandosi di fronte alla necessità di dare una giustificazione politica al loro progetto dopo anni di oppressione politica, questi partiti hanno costruito il loro progetto politico a partire dal riferimento all’Islam, ma si sono trovati ad accettare il modello economico liberale, restandone prigionieri. Dopo il declino dei Fratelli Musulmani in Tunisia e in Egitto, la repressione di Stato rispetto ai movimenti islamisti in tutte le loro declinazioni come forma di soppressione del dissenso ritorna a manifestarsi violentemente, riesumando le antiche pratiche repressive dei regimi autoritari pre-rivoluzionari, colpevoli di aver disintegrato il carattere pluralistico delle società e di aver fomentato il proliferare di organizzazioni islamiste radicali.

E’ possibile oggi pensare ad una diversa relazione con l’Islam politico moderato che non lo banalizzi semplicemente in movimento criminale, ma che valorizzi la ricchezza che questo può apportare al dibattito politico e alle questioni sociali nella regione? Quali sono oggi le prospettive di riconciliazione nazionale e di relazione tra la cultura dei diritti della Sinistra Europea e i valori dell’islam politico?

L’intervento di Mohamed Tolba apporta da subito elementi interessanti. Tolba è un attivista salafita egiziano, uno dei primi manifestanti di sensibilità religiosa a raggiungere Tahrir Square durante la rivoluzione del 2011. Sottolinea il valore dell’esperienza sperimentale di Salafyo Costa, un movimento fondato nell’aprile del 2011 che riesce a riunire persone dalle diverse sensibilità religiose e identitarie, tra cui salafiti conservatori, seguaci dei Fratelli Musulmani, liberali e progressisti, oltre a cristiani coopti. Il gruppo evolve velocemente in un movimento sociale che si avvale di strategie pilota per promuovere la convivenza e il dialogo tra le diverse anime interne, partendo dalla consapevolezza di dover spezzare la diffidenza generalizzata verso i salafiti. Tra le varie pillole, cita l’organizzazione di partite di calcio e attività ludiche. Il movimento, che conta oggi fino a 25.000 aderenti, può essere considerato come un’esperienza unica nel mondo arabo per essere riuscito a forgiare un’identità comune nella promozione sia dei valori della rivoluzione del 25 gennaio che dell’unità in una società sempre più polarizzata. Tolba considera che la comprensione inter-religiosa, il pluralismo e la diversità culturale possano essere promossi proprio a partire dal riunire persone dai background religiosi, etnici ed ideologici diversi nell’elaborazione di un’identità complessa comune. L’esperienza di Salafyo Costa dimostra che le lotte sociali e politiche possono essere sviluppate evitando divisioni sociali e identitarie.

Ernesto Pagano, nel suo intervento, spiega che molti degli/lle italiani/e convertiti all’Islam esprimono un forte bisogno di spiritualità e allo stesso tempo una ricerca identitaria che possa dare un nuovo senso esistenziale. Pagano sottolinea come l’Islam rappresentato dai napoletani convertiti non risulti un blocco monolitico che annichilisce l’identità e la cultura di coloro che si convertono. Esso dialoga e si intreccia con le tradizioni locali e si declina anche nelle abitudini culturali, definendo un’identità composita e complessa. L’esempio rilevante è quello della pasticceria tradizionale locale che diventa “halal” (lecito, conforme ai precetti della legge islamica) o della sovrapposizione nella stessa piazza del culto della Modonna del Carmine con la preghiera di fine Ramadan. Valori simili e convergenti della popolazione napoletana e musulmana si incontrano e di mescolano nell’esperienza della conversione, portando un esempio interessante dell’Islam come forma di convivenza pacifica e aperta al confronto.

Fariza Beseiso, partendo dall’analisi delle ragioni che hanno portato alla vittoria di Hamas a Gaza nel 2006 e alla dimensione socio-politica del contesto palestinese in cui è andato ad inserirsi, afferma che l’esperienza di governo di Hamas sia una dimostrazione del fallimento di un possibile Islam politico moderato e democratico. A questo, aggiunge che il dialogo con gli islamisti moderati debba essere promosso e sviluppato a partire dall’attualità, per poter permettere anche ai movimenti islamisti di acquisire l’esperienza necessaria per poter raggiungere una consapevolezza politica che permetta loro di essere presenti e avere un ruolo consapevole nel gioco democratico. Le strategie comuni di mobilitazione della società civile laica e islamista moderata restano quindi a suo avviso importanti.

Gianluca Solera ricorda l’urgenza di avviare una riflessione rispetto al rilancio del dialogo con i gruppi e i movimenti islamisti moderati, con l’obiettivo di promuovere valori comuni e riconosciuti da entrambi aldilà delle affiliazioni ideologiche. Il considerare le forze secolari nel mondo arabo come uniche interlocutrici e portatrici dei valori universali potrebbe bloccare sul nascere la possibilità dell’emergenza di forze politiche islamiste nel contesto democratico e inasprire lo scontro sul piano identitario. La questione non può essere semplificata ad una banale differenza tra islamico o secolare, poiché nel contesto arabo-musulmano l’integrazione tra religione e politica è inevitabile. A partire da questa considerazione, quindi, la sfida è proprio quella di riuscire ad integrare le correnti islamiste in un contesto democratico, e di avviare un dibattito evoluto che esuli dai rischi di polarizzazione e riduzione della politica a questioni di identità. Se la Sinistra europea con posizioni progressiste in campo economico riuscisse ad abbattere i pregiudizi che la portano ad ostracizzare sistematicamente le correnti dell’Islam politico moderato che promuovono valori universali, e a costruire con queste alleanze, una nuova dinamica di resistenza e lotta per i diritti tra le due sponde del Mediterraneo sarebbe possibile, oltre alla costruzione di un concetto di cittadinanza comune e complesso.

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Sono passati 5 anni dalla “presa di Kabul” da part Sono passati 5 anni dalla “presa di Kabul” da parte dei talebani in #Afghanistan. Dopo l’iniziale indignazione internazionale, su questo paese è calato un silenzio che oggi possiamo definire complicità.

E nel silenzio e nella complicità vengono approvate leggi aberranti e discriminatorie che violano il diritto internazionale dei diritti umani e in particolare i diritti delle donne.

Dopo l’arrivo dei talebani avevamo chiesto corridoi umanitari sicuri per far uscire dal paese lɜ attivistɜ ancora a rischio di vita, oggi a 5 anni dal loro insediamento, vediamo che l’intera popolazione è a rischio. La comunità internazionale deve smettere di essere complice e farsi sentire, fare pressione sul governo talebano, chiedere il ripristino di leggi democratiche e il riconoscimento dei diritti delle donne afghane. E non trattarci per i rimpatri, come fa l’Italia.

Dal 2021, secondo i report delle Nazioni Unite, sui 470 i decreti emanati dal governo talebano, 79 sono rivolti specificamente contro donne e ragazze. L’ultimo è del 14 maggio 2026, il “Codice sulla separazione giudiziale dei coniugi”. Un testo estremamente lesivo della dignità delle donne che legittima i matrimoni combinati fin dall’infanzia, normalizzando di fatto i matrimoni precoci, annulla il concetto di consenso, e rende praticamente impossibile la separazione da parte delle donne e la loro possibilità di denunciare ei definire la violenza domestica (le donne devono provare di essere state picchiate con lividi e contusioni evidenti, ma allo stesso tempo non possono andare all’ospedale da sole).

Il dissenso politico è punito con frustate e carcere, e milioni di donne stanno sparendo dallo spazio pubblico e civile.

In questo scenario apocalittico COSPE continua a sostenere l’associazione Hawca - Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan che con coraggio e determinazione continua a lavorare organizzando seminari, workshop, incontri, e a fornire sostegno psicologico e sanitario per donne e bambine di Kabul.

Non dimentichiamoci delle donne e delle bambine afghane. DONA ORA! 🔗in bio Leggi di più su cospe.org

#diritti #donne 📷n.3 Mohammad Husaini e n.4 Mr. Great Heart / Unsplash
Di fronte al terremoto che ha colpito la Colombia Di fronte al terremoto che ha colpito la Colombia lo scorso 10 agosto, in particolare nell'ovest del paese, esprimiamo innanzitutto la nostra solidarietà alle famiglie e alle comunità colpite.

Abbiamo sospeso le nostre attività fino a nuovo avviso, mentre valutiamo la situazione e sosteniamo gli sforzi collettivi in corso. Il nostro team e le nostre organizzazioni partner a Cali stanno bene e stanno contribuendo alle azioni di soccorso in corso nei diversi territori colpiti.

Ci stiamo mobilitando nei nostri stessi quartieri, unendoci agli sforzi collettivi di solidarietà nati spontaneamente subito dopo l'accaduto.

COSA SERVE OGGI?

Le richieste che arrivano dai territori riguardano beni semplici ma fondamentali: acqua potabile, cibo, kit per l’igiene personale, pannolini, coperte, materassi, lenzuola, torce e batterie, teloni impermeabili per chi non può rientrare nelle proprie abitazioni, prodotti per la pulizia e la disinfezione, oltre a strumenti e dispositivi di protezione per la rimozione delle macerie e la messa in sicurezza delle case.

Con il tuo aiuto possiamo acquistare questi materiali e sostenere le organizzazioni locali che stanno lavorando accanto alle persone più colpite.

Per questo esiste il Fondo Emergenze COSPE (link in bio e nelle storie): per essere presenti quando una crisi colpisce le comunità con cui lavoriamo e per continuare ad esserci anche dopo, nel lungo percorso di ripresa e ricostruzione.

Continueremo a tenervi aggiornati.
Cosa racconta una tazza di caffè, quando dietro c' Cosa racconta una tazza di caffè, quando dietro c'è una storia di duecento anni? ☕

Il progetto Café Ancestral nasce dalla partnership tra COSPE e le organizzazioni quilombola ACQUILERJ e Associação Quilombola Alto da Serra do Mar.

Protagonisti sono i giovani quilombola, che hanno ricercato e documentato la storia del caffè nel loro territorio. Basato su sistemi agroforestali, il caffè si è legato al ripristino ambientale: coltivarlo così ha significato anche difendere un diritto, quello delle comunità quilombola a restare sulla propria terra e a custodirne la memoria.

#FinestrasulMondo #COSPE #Brasile #AmericaLatina #CafeAncestral #JuventudeQuilombola
@acquilerj @cospe_americalatina
Essere online non significa sempre essere ascoltat Essere online non significa sempre essere ascoltatɜ.Ogni giorno, le persone giovani utilizzano le piattaforme digitali per imparare, organizzarsi, difendere le proprie cause e creare legami. Tuttavia, molte di loro si trovano anche a dover affrontare disinformazione, molestie, incitamento all’odio e pressioni che le allontanano dal dibattito pubblico.

Quando le persone non si sentono al sicuro nell’esprimersi online, la democrazia perde delle voci.

Riappropriarsi degli spazi digitali significa costruire comunità in cui il rispetto sia fondamentale e le informazioni affidabili e dove tuttɜ possano partecipare senza timore.

Perché la partecipazione digitale è partecipazione civica.

💬 Cosa renderebbe gli spazi online più sicuri e inclusivi secondo te?

Siamo la community di @youth_care_for_change, un progetto cofinanziato dal #euDEARprogramme, che sostiene giovani di 12 Paesi nell'affrontare le sfide globali.

#ReclaimingSpaces #DigitalSpaces #DigitalCare #YouthNeedsSpaces
#Ceuta 60.000 persone in poche ore, decine di mort #Ceuta 60.000 persone in poche ore, decine di morti nel tentativo di attraversare a nuoto il confine marittimo dal Marocco: dietro ci sono senza dubbio ragioni di geopolitica profonde, tra Rabat, Madrid e pressioni internazionali, ma ancora una volta si è persa l’occasione per affrontare l’ipocrisia dell’Europa, fondata sull’apartheid delle frontiere.

L'attuale regime dei visti è l'ultima forma di segregazione legalizzata: chi nasce con il passaporto “giusto” può prendere un aereo, attraversare confini, cercare opportunità. Chi nasce nel posto “sbagliato” è costretto a dimostrare di meritare ciò che per altri è un diritto elementare: muoversi. Quella linea del colore, così ben narrata da tempo da Igiaba Scego.

Qual è l'unico sistema che ha dimostrato di sottrarre persone ai trafficanti e garantire la tanto reclamata “gestione” delle migrazioni? Togliere il regime dei visti. Consentire vie regolari di ingresso.

Ce lo ricordano le immagini della nave Vlora del 91. Quei giorni e quelle immagini hanno segnato la storia, per anni i cittadini albanesi sono diventati il capro espiatorio della questione immigrazione. “L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi” titolava Gian Antonio Stella nel suo libro del 2002. Solo 8 anni dopo, nel 2010, i cittadini albanesi non hanno più avuto bisogno del visto per entrare nello spazio Schengen per soggiorni di breve durata.Pensate che così l’Albania si sia riversata tutta in Italia?

Né ci hanno “invaso” i cittadini peruviani e di altri paesi dell'America Latina che possono entrare senza visto per turismo.

Perché allora continuiamo a dirci che aprire canali regolari e abbattere il regime dei visti con i Paesi africani significherebbe il collasso dell'Europa? Il regime dei visti non ferma le migrazioni.

Ceuta è il monumento vivente all'ipocrisia europea. Un'exclave coloniale circondata da filo spinato che separa chi può salire su un aereo da chi è costretto a rischiare la vita. Quelle immagini parlano di noi, del nostro razzismo istituzionale, di un'Europa che perde peso demografico e economico e avrebbe bisogno di mobilità, ma continua a farsi governare da populismi che alimentano paura invece di costruire futuro.
Come Coalizione Azione TerrAE - di cui COSPE fa pa Come Coalizione Azione TerrAE - di cui COSPE fa parte - saremo presenti al Forum Sociale Mondiale 2026, che inizia oggi a Cotonou (Benin).

La scelta del Benin riflette una lettura strategica delle dinamiche di lotta, resistenza e proposte alternative portate avanti dalle comunità dell’Africa occidentale, una regione dove le comunità si confrontano quotidianamente con l’accaparramento delle terre, gli impatti del cambiamento climatico, lo sfruttamento delle risorse minerarie e l’estrazione di petrolio e gas, conflitti armati e non, e riforme imposte dall’esterno, con la complicità delle élite.

Il Forum unisce le grandi lotte e le aspirazioni dei movimenti sociali in tutto il mondo, in un momento in cui aumentano i conflitti, accelera il riscaldamento globale, la libertà di movimento delle persone è limitata e assistiamo in tutto il mondo ad un’ascesa delle forze reazionarie e degli imperialismi che rimettono in discussione le conquiste sociali e del diritto internazionale.

Sono attesi rappresentanti da oltre 130 paesi partecipanti, con delegazioni nazionali e reti di movimenti, dai collettivi migranti a quelli per la sovranità alimentare e la giustizia climatica

Con @azione_terrae porteremo il nostro contributo in supporto all’agroecologia come risposta alle crisi, e come chiave di trasformazione giusta dei sistemi alimentari in Africa e non solo, per costruire alternative sostenibili per le comunità.
Cosa succede quando si chiede a 166 giovani di imm Cosa succede quando si chiede a 166 giovani di immaginare il futuro del proprio lavoro? 🧶

A Mahdia, in Tunisia, il progetto NASIJ ha organizzato laboratori in sette Maisons des Jeunes: i giovani hanno condiviso idee, scoperto i mestieri del tessile e riflettuto su diritti del lavoro e inclusione.

Al termine, una competizione di cortometraggi ha dato forma alle loro idee: sette film, uno per ogni Maison des Jeunes. I migliori sono stati premiati in una cerimonia che ha chiuso il percorso dei laboratori.

#FinestrasulMondo #COSPE #Tunisia #Maghreb #NASIJ #Tessile #Giovani
« Stiamo piantando nel rispetto della natura, facc « Stiamo piantando nel rispetto della natura, facciamo quello che facevano i nostri antenati quando erano schiavizzati, ma lo facciamo da persone libere, abbiamo autonomia ed è una comunità quilombola che coltiva caffè, sia per il proprio consumo che a fini commerciali. Sono molto felice perché oggi abbiamo un caffè quilombola! Oggi abbiamo l'opportunità di partecipare e di prendere decisioni. Grazie al progetto, raccogliamo le piante nella foresta, le piantumiamo, le coltiviamo e ne seguiamo la crescita. Siamo protagoniste!».

Valéria Cristina da Silva Leite è una delle giovani quilombola della comunità dell’Alto da Serra do Mar (stato di Rio de Janeiro) che ha partecipato al progetto di COSPE, finanziato dalla #FondazioneLavazza, “Caffè ancestrale”. I quilombola sono una popolazione di afrodiscenti ex schiavizzati, molto numerosa in Brasile, ma poco riconosciuta e vittima di forte forti discriminazioni, anche a a livello istituzionale.

💛 ​Con il tuo 5×1000 a COSPE puoi rendere possibili nuove storie come la sua. Devolvi il tuo 5×1000 a COSPE. Codice Fiscale 9400 857 0486 

#ChangeIsPossible #TogetherForChange
Una città non si definisce (solo) per i suoi edifi Una città non si definisce (solo) per i suoi edifici, ma per le opportunità che offre a chi ci vive.

Quando le persone giovani hanno accesso a spazi pubblici sicuri, alloggi a prezzi accessibili, mobilità sostenibile e luoghi dove incontrarsi, creare e collaborare, le comunità diventano più forti, più inclusive e più resilienti. 

Riappropriarsi degli spazi fisici significa immaginare città in cui tutti abbiano la possibilità di partecipare. Investire negli spazi per lɜ giovani significa investire nel futuro delle nostre comunità. 

💬 Qual è un luogo della tua città che ti ha aiutato a crescere, a creare legami o a sentirti parte di una comunità?

Siamo la community di @youth_care_for_change, un progetto cofinanziato dal #euDEARprogramme, che sostiene giovani di 12 Paesi nell'affrontare le sfide globali.

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#YouthCareForChange #ReclaimingSpaces #PhysicalSpaces #YouthNeedsSpaces
Un'altra difesa è possibile. E di fronte alla dram Un'altra difesa è possibile. E di fronte alla drammatica crisi globale, con un mondo e un’Italia sempre più armati e venti di guerra alimentati da una fase di aumento enorme della spesa militare, oltre che possibile è anche necessaria e urgente.

Per questo rilanciamo la campagna della Rete Pace e Disarmo, di cui anche COSPE fa parte.

Servono 50.000 firme per la presentazione in Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata 
e nonviolenta!

Hai già firmato? Fallo subito e fai conoscere questa iniziativa.
What it means today to actually participate as mig What it means today to actually participate as migrant people in Europe, especially women? What are the gender specificities and barriers that actually hinder migrant women participation?

For two years we've been exploring this topic with amazing women and organizationswith the W STAR project, co-funded by the European Union.

Thanks MEP @annastrolenberg Strolenberg for joining us at the final event at the European Parliament!

#womenparticipation
Cos'è lo spazio fisico di una città? Molto più che Cos'è lo spazio fisico di una città? Molto più che i suoi edifici: sono i parchi dove nascono le amicizie, le biblioteche dove crescono le idee, i centri comunitari dove le persone si organizzano e le strade dove tuttɜ dovrebbero sentirsi al sicuro.

Eppure, moltɜ giovani vengono allontanatɜ proprio dagli spazi di cui hanno più bisogno. L’aumento dei costi degli alloggi, gli spazi pubblici inaccessibili, i sistemi di mobilità poco sicuri e la commercializzazione della vita urbana stanno rendendo più difficile la partecipazione.

Rivendicare gli spazi fisici significa creare città progettate per le persone, non solo per il profitto. Significa alloggi a prezzi abbordabili, spazi pubblici accessibili, mobilità sostenibile e luoghi dove le comunità possano riunirsi, creare e sentirsi a casa.

💬 Quale spazio pubblico nella tua comunità merita di essere rivendicato per le persone?

Siamo la community di @youth_care_for_change, un progetto cofinanziato dal #euDEARprogramme, che sostiene giovani di 12 Paesi nell'affrontare le sfide globali.

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#YouthCareForChange #ReclaimingSpaces #PhysicalSpaces #YouthNeedsSpaces
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗲̀ 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Nessuna persona 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗲̀ 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Nessuna persona dovrebbe essere privata della libertà senza aver commesso un reato: la campagna 𝗡𝗢 𝗖𝗣𝗥 curata dal Tavolo Migrazioni Firenze per dire NO ai Centri di permanenza per il rimpatrio, in Toscana e ovunque.
Quando si parla di CPR, il dibattito si concentra spesso sulla sicurezza. Ma prima di tutto è importante capire cosa sono e come funzionano.

I CPR sono luoghi di detenzione amministrativa: le persone vi vengono trattenute non per scontare una pena, ma in attesa di un possibile rimpatrio. Eppure, i dati mostrano che il rimpatrio non avviene nella maggior parte dei casi. Per questo, da anni, giuristi, associazioni e organismi di tutela dei diritti umani si interrogano sull'efficacia e sulla proporzionalità di questo strumento.

Conoscere il funzionamento dei CPR è il primo passo per partecipare al dibattito pubblico in modo consapevole.

Fonte slide: Rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) - di cui COSPE fa parte - intitolato “CPR d'Italia: istituzioni totali”

@glianellimancanti | @arci.firenze| @asgi_italy | @asiri_associazione | @cat_coop_sociale | @cgil_firenze | @florencemustact| @limo_linguaggi_in_movimento | @meduonlus | @nosotras_aps | @oxfamitalia | @progetto.arcobaleno

#NoCPR #StopCPR
🔴 𝐄̀ 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐔𝐍 𝐔𝐎𝐌𝐎 📍 Oggi, martedì 21 lugli 🔴 𝐄̀ 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐔𝐍 𝐔𝐎𝐌𝐎

📍 Oggi, martedì 21 luglio, alle ore 18:30 ANPI Firenze, ARCI Firenze e CGIL promuovono un presidio davanti alla Prefettura in via Cavour 1 (Firenze)

Le immagini che stanno circolando in queste ore non lasciano spazio a dubbi: Abderrahim Fakir muore schiacciato a terra da due agenti di polizia, immobilizzato, senza possibilità di muoversi né di respirare.

È il segno di un clima sempre più disumano. Un clima fatto di odio e intolleranza, alimentato da una destra che fa petizioni contro i migranti, rivendica una giustizia fai da te e continua a promulgare leggi violente e repressive per le persone, per i più fragili, garantendo sempre più forme di immunità alle forze dell'ordine. 

Tutto questo per puri fini elettorali, per distogliere lo sguardo della gente dalle vere questioni del nostro tempo: la povertà dilagante, il crescere delle diseguaglianze e delle marginalità, nei centri come nelle periferie delle nostre città.

Tutto questo è inaccettabile e fa orrore.

✍️ 𝐀𝐝𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢
ANED Firenze, Anelli Mancanti, Asiri odv, Ass. Senegalese Firenze e circondario, Ass. Tutori per minori stranieri non accompagnati R. Toscana, AVS Firenze, Azione gay e lesbica, Casa dei Diritti dei Popoli, Centro sociale evangelico Firenze, Collettivo di Fabbrica ex GKN, COSPE, Donne Ganze Firenze, Ecoló, Florence Must Act, Giuristi Democratici Firenze, IParticipate, L’altro diritto, Le Musiquorum, Rifondazione Comunista Firenze, Sinistra Civica Ecologista, Sinistra Progetto Comune, SOMS Insorgiamo, SUDD Cobas, Tanucci Piazza Aperta
Nessuna persona dovrebbe morire mentre si trova ne Nessuna persona dovrebbe morire mentre si trova nelle mani dello Stato. È un principio che riguarda tutte e tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dall’origine o dalla condizione giuridica. In uno Stato di diritto è indispensabile accertare fino in fondo i fatti, le responsabilità e le eventuali omissioni che hanno portato alla morte di Abderrahim Fakir.

Leggi il commento di Anna Meli, presidente COSPE: (link nelle storie)
In tutta Europa e nel Mediterraneo, lɜ giovani sta In tutta Europa e nel Mediterraneo, lɜ giovani stanno alzando la voce per chiedere comunità più inclusive, accessibili e attente alle loro esigenze. Chiedono spazi dove poter partecipare, creare, connettersi e fare davvero la differenza.

La campagna #ReclaimingSpaces riunisce queste voci in un unico movimento comune, dimostrando che una partecipazione significativa inizia quando allɜ giovani viene dato lo spazio per guidare il cambiamento.

Perché le comunità più forti si costruiscono con lɜ giovani, non solo per i giovani. 

💬 Qual è un cambiamento che vorresti vedere nella tua comunità? 

#YouthNeedsSpaces #YouthCareForChange #YouthParticipation
Ci sono persone che continuano a indicare la rotta Ci sono persone che continuano a indicare la rotta anche molti anni dopo la loro scomparsa.

A 32 anni dalla scomparsa di Luciana Sassatelli, Joachim Bucumi, Anna Maria Tatarini e Djafarou Fousseini, li ricordiamo con gratitudine e con la consapevolezza che il loro impegno continua a vivere nelle persone, nei progetti e nelle comunità che hanno contribuito a costruire e non si è fermato quel 17 luglio 1994, sulle strade del Niger.

Luciana, tra le fondatrici di COSPE, ha saputo immaginare con straordinaria lucidità e visione un'organizzazione capace di mettere al centro i diritti, il dialogo tra i popoli e la giustizia sociale. Joachim ha incarnato con competenza, rigore e straordinaria umanità il senso più profondo della cooperazione: una professionalità vissuta come responsabilità verso gli altri.

Il nostro pensiero va anche ad Anna Maria Tatarini e a Djafarou Fousseini, che con loro condividevano quel viaggio e quello stesso impegno.

Un grazie speciale va alle loro famiglie, che in tutti questi anni hanno continuato a camminare al fianco di COSPE, custodendo una memoria che non appartiene solo ai loro affetti, ma a tutta la nostra comunità.

Quella che loro hanno contribuito a far nascere e crescere è oggi un'avventura collettiva che continua. A noi spetta la responsabilità di portarla avanti con lo stesso coraggio, la stessa passione e la stessa capacità di guardare lontano.
«Sono un'artigiana, e per me cucire e intrecciare «Sono un'artigiana, e per me cucire e intrecciare (𝑡𝑒𝑗𝑒𝑟) è un'arte antica, è un vero e proprio linguaggio e un modo per dimostrare la presenza di noi donne. Ho partecipato a tanti mercati e fiere della Colombia, facendo conoscere questa attività al mondo e spiegando che cosa rappresenta per noi donne del Putumayo. Questo percorso è per me una crescita collettiva, non solo personale, per riaffermare il nostro ruolo nella difesa del territorio, della vita e dei processi di costruzione di pace. Quello che intrecciamo non è solo artigianato, sono anche relazioni e diritti, per tutte noi».

ln Putumayo, regione andino-amazzonica della Colombia, la presenza di gruppi armati ha un impatto fortissimo sul tessuto sociale. Questo territorio è anche fortemente segnato da un’estrazione mineraria feroce. Amparo è parte attiva del processo promosso dal progetto “Mujeres tejiendo un futuro de paz”, finanziato dall’Unione Europea portato avanti da COSPE insieme all’Alianza de Mujeres Tejedoras de Vida. Un progetto che intreccia, proprio come i fili che Amparo lavora, dimensione economica, partecipazione politica e percorsi di guarigione collettiva, dove le donne sono protagoniste del cambiamento.

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#ChangeIsPossible #TogetherForChange
(English version in the first comment) 📢 Orientam (English version in the first comment)

📢 Orientamento, interculturalità, futuro.
Cosa succede quando l'orientamento smette di essere una brochure e diventa una relazione?
Giovedì 16 luglio ne parliamo in un convegno online aperto a chi lavora nell'educazione, nella scuola e nell'università — e a chiunque creda che l'inclusione si costruisca attraverso relazioni autentiche, non attraverso semplici traduzioni di documenti.

📅 16 luglio · 17:00–18:30
💻 Link nelle storie

#LanguageBuddy #Orientamento #Interculturalità #Inclusione #Mentoring #ServiceLearning #ErasmusPlus

@symplexis @universityofmacedonia @penascalkoop @ehu.eus @bildungslab_learningcenter @catolicabraga @multikulti.bg @migrantintegrationcenterbrasov @universitateatransilvania @casa.do.professor @unwebg
G4za riesce a produrre meraviglia anche sotto un g G4za riesce a produrre meraviglia anche sotto un gǝnocidio.

Nonostante tutte le difficoltà, la compagnia teatrale @theatre.day.productions, con cui collaboriamo dal 2018, non si è mai fermata.

L'arte continua ad essere un rifugio sicuro, una voce per la vita, uno strumento di resistenza.

Queste immagini raccontano il loro lavoro per l’organizzazione di laboratori per gestire il trauma e fornire supporto psico-sociale a donne, bambini e adolescenti in tre diverse aree della Striscia (Rafah, Khan Yuonis e Deir Al-Balah).

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