“APARTHEID di Israele sulla Palestina”. manifesti incriminati e presentazione del rapporto di Amnesty.

“APARTHEID è un crimine contro l’umanità. L’Apartheid è il crudele sistema dominazione e oppressione messo in atto dallo Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese”: questa la scritta su 25 cartelli affissi in altrettante pensiline dell’autobus tra Firenze e Bagno a Ripoli dalla Rete Firenze per la Palestina, di cui COSPE fa parte, nel periodo tra il 24 settembre al 10 ottobre scorsi.

Un’iniziativa che non ha mancato di suscitare polemiche e reazioni avverse da parte della politica nostrana che (eccezione fatta per i rappresentanti di SinistraProgettoComune in Consiglio comunale) ha preso le distanze sostanzialmente in blocco, da questa denuncia.

Eppure gli annunci sulle pensiline citano il recente dettagliato rapporto di Amnesty International, organizzazione che ha anche contribuito alla campagna. Anche i rapporti delle israeliane B’tselem (2021) e Yesh Din (2020) e quello di Human Rights Watch (2020) hanno raggiunto conclusioni simili. Lo stesso dicasi per tutti i Relatori Speciali delle Nazioni Unite che si sono occupati della situazione dei diritti umani nei territori palestinesi e che dal 1993 hanno documentato e denunciato le pratiche di pulizia etnica, apartheid ed espansione coloniale praticate da Israele. Come dimostrato su solide basi giuridiche in questi rapporti, l’evidenza del crimine di apartheid è un dato di fatto e non un’opinione politica.

“Quest’anno –dice il rapporto di Amnesty – ricorrono i 74 anni dall’espulsione di massa e dallo spostamento di oltre 700.000 palestinesi dalle loro case, villaggi e città durante il conflitto che ha creato Israele nel 1948. Da allora, la Nakba (catastrofe) – come viene chiamata in arabo dai palestinesi – è stata incisa nella coscienza collettiva palestinese come una storia di spossessamento senza fine. A 74 anni dalla loro espulsione, la sofferenza e lo sfollamento dei profughi palestinesi sono una realtà quotidiana. I palestinesi che sono fuggiti o sono stati espulsi dalle loro case in quello che oggi è Israele, insieme ai loro discendenti, hanno il diritto al ritorno così come stabilito dal diritto internazionale. Tuttavia, non hanno praticamente alcuna prospettiva di poter tornare alle loro case – molte delle quali distrutte da Israele – o ai villaggi e alle città da cui provengono. Israele non ha mai riconosciuto questo loro diritto. Negare una casa ai palestinesi è al centro del regime di apartheid imposto da Israele ai palestinesi. L’espropriazione delle proprietà dei palestinesi non si è fermata e la nakba è diventata l’emblema dell’oppressione che i palestinesi devono affrontare ogni giorno, da decenni. Oggi, oltre 5,6 milioni di palestinesi rimangono rifugiati e non hanno diritto al ritorno. Almeno altri 150.000 corrono il rischio reale di perdere la casa a causa della brutale pratica israeliana di demolizioni di case o sgomberi forzati”.

Il rapporto sarà presentato in un evento organizzato da Firenze per la Palestina e SinistraProgettoComune, venerdì 4 novembre alle 17 all’infopoint Comune di Firenze, di piazza Stazione 4.

Introduce: Dmitrij Palagi – SinistraProgettoComune. Interverranno: Tina Marinari – ufficio campagne Amnesty International – sezione Italia, Bilal Murar – comunità palestinese di Firenze. Modera: Gianna Maestrelli – Firenze per la Palestina

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