Diritti e libertà: il popolo iraniano contro il regime

A seguito delle proteste scoppiate in Iran tra dicembre 2017 e gennaio 2018, abbiamo raccolto un’intervista a Soran Khedri, attivista politico iraniano, attualmente in esilio a Londra dove lavora come ricercatore presso l’Università Queen Mary.  A cura di Rohina Bower, nostra collaboratrice in Afghanistan.    

A fine dicembre 2017, centinaia di persone si sono ritrovate a protestare a Mashad, una città nel nord-est dell’Iran, contro il recente aumento dei prezzi. Le manifestazioni si sono poi velocemente estese a tutto l’Iran e altre motivazioni, politiche e sociali, oltre a quella economica hanno spinto i cittadini iraniani a scendere in piazza. Il popolo iraniano lotta contro un regime oppressore, perché gli vengano riconosciuti libertà e diritti fondamentali. Si tratta della protesta è la più famosa rivolta dopo la rivoluzione Islamica avvenuta in Iran nel 1979.

Alla protesta, che ha interessato 52 città principali, il governo ha risposto con un’azione di soppressione che ha causato 35 morti e più di 3000 arresti. A partecipare alle manifestazioni sono stati iraniani appartenenti a qualsiasi gruppo etnico, senza alcuna distinzione. Tutti, curdi, azeri, baluchi, arabi, gilaki, sunni, yarasans, bahaie soffrono un sistema politico sotto cui sono costretti da oramai 40 anni.

La protesta è scollegata da qualsiasi partito di opposizione al regime, anzi, ne critica il sistema corrotto. “I politici del partito riformista e moderato – dice Soran Khedri –  fanno i loro interessi, non prendendo in considerazione i cittadini iraniani: non hanno mai presentato una proposta democratica, hanno solo pensato a ottenere potere, accettando denaro dal regime e permettendone il sostentamento. I riformisti e i moderati, a fronte delle proteste, tacciono in cambio di denaro”.

Queste proteste dimostrano, secondo l’attivista, che i cittadini iraniani sono stanchi del regime della Repubblica Islamica, del sistema politico, di autorità e ecclesiastici che hanno portato al deterioramento del Paese. Non è un caso che lo slogan della protesta sia: “fondamentalisti e riformisti, è finita!”. Quello che gli iraniani vogliono è stabilità politica e una politica che cambi il sistema in democratico in modo che rispetti libertà e diritti dei suoi cittadini.

“La Repubblica Islamica in Iran -continua Soran Khedri –  ha perso ogni tipo di legittimità sul proprio popolo e lo dimostrano slogan come “a morte il dittatore”, “rovesciate la Repubblica Islamica”, così come l’immagine del leader Khamaie bruciata per le strade e i poster di Basiji rovinati per i centri”.

Se le proteste recentemente avvenute possano effettivamente cambiare il sistema è un grande dubbio, ma c’è molta la fiducia: “È troppo presto – dice Soran Khedri –  per parlare delle conseguenze che questa protesta potrà portare, ma credo che se i cittadini insisteranno con le loro richieste vinceranno e riusciranno a far cadere il regime. Se invece desisteranno, il regime rimarrà al potere per un altro decennio. Combattere contro regimi brutali è l’unico modo per rompere quel circolo di oppressione che governa il mondo”.

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