Una condanna e un appello per Gaza: un’inchiesta subito sulle responsabilità di Israele.

Una condanna  per la morte di 26 civili palestinesi avvenuta durante le due manifestazioni pacifiche tenutesi a Gaza negli ultimi giorni e un appello, l’ennesimo, da parte delle ong che lavorano in Palestina perché l’Italia e la comunità internazionale tutta intervenga per porre fine alle violazioni continuamente perpetrate da Israele. 

COSPE, insieme ad AIDA, la coalizione di oltre 70 ong internazionali che operano in Palestina, condanna l’uccisione illegale di 10 civili palestinesi e il ferimento di oltre 1.300, avvenuta a Gaza venerdì 6 aprile, durante la “Marcia per il ritorno”.  La Marcia per il ritorno è un’iniziativa che ha promosso manifestazioni pacifiche organizzate dalla popolazione di Gaza in prossimità della barriera di separazione che delimita Gaza da Israele, e che isola la Striscia da oltre 10 anni.

Queste vittime si aggiungono all’uccisione di 16 palestinesi, e al ferimento di altri 1.400, avvenuta durante le manifestazioni tenutesi a Gaza il 30 marzo 2018, in occasione della commemorazione del “Giorno della Terra”, durante la quale l’esercito israeliano ha sparato con munizioni vere verso i manifestanti. Secondo l’OMS, 758 feriti sono stati colpiti da proiettili, il che è in palese violazione degli obblighi di Israele rispetto al Diritto Internazionale. E’ stato inoltre spesso impedito a medici e paramedici palestinesi di soccorrere i feriti. Oltre a questo è stato anche ucciso un contadino mentre lavorava la propria terra.

Attaccare una manifestazione non violenta è in violazione con il diritto alla vita dei palestinesi, oltre che in violazione del diritto alla salute ed alla libertà di associazione, ed anche in violazione con gli obblighi della forza occupante che dovrebbe garantire il benessere della popolazione occupata.

Chiediamo che Israele risponda alle proprie responsabilità come definito dal Diritto Internazionale e dal Diritto Umanitario, e che smetta di esercitare un uso sproporzionato della forza in risposta ai manifestanti palestinesi.

Oltre ai suoi obblighi come forza occupante dei palestinesi che vivono sotto occupazione, Israele continua a imporre da oltre 10 anni un blocco illegale di tutte le vie di accesso (terra, mare, cielo) a oltre 2 milioni di donne, uomini, ragazze e ragazzi palestinesi che vivono a Gaza, determinando e aggravando una situazione di de-sviluppo, povertà e disperazione.

La popolazione di Gaza è da oltre un decennio intrappolata in questa striscia di terra alla quale è stato imposto un embargo totale, prima che commerciale soprattutto umano. La maggior parte della popolazione di Gaza non è mai uscita dalla Striscia, il valico con Israele è utilizzabile solo da palestinesi in possesso di speciali permessi (la maggior parte dei quali legati a ragioni mediche), mentre il valico con l’Egitto è spesso chiuso e comunque accessibile solo a chi è dotato di visto.

Gaza ha uno dei tassi di disoccupazione più alti al mondo, che tocca il 44%. Lo sviluppo economico è quasi interamente dipendente dall’aiuto internazionale ed il settore produttivo si è drasticamente eroso negli ultimi 20 anni; come riportato da un recente studio della Banca Mondiale il contributo del settore produttivo al PIL di Gaza è passato dal 27% del 1994, al 14% del 2018.

I servizi di base sono fortemente compromessi a causa del blocco e dell’occupazione, in particolare quelli del settore medico, che soffre del deficit cronico di elettricità, di mancanza di medicinali e apparecchiature mediche adeguate, e quindi di una limitata capacità di risposta ai bisogni dei tanti feriti degli ultimi giorni. A Gaza circa il 42% dei medicinali di base non sono al momento reperibili.

Facendo eco alle parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, chiediamo che l’Italia promuova l’apertura immediata di un’inchiesta indipendente e trasparente sull’uccisione ed il ferimento dei civili durante queste manifestazioni pacifiche, chiedendo che i responsabili di violazioni vengano perseguiti.

Condanniamo inoltre le misure di punizione collettiva inflitte ai Palestinesi, fra cui il blocco di Gaza che dura da oltre 10 anni e che si inserisce in un contesto di Occupazione illegale che va avanti da oltre 50 anni.

Chiediamo che l’Italia si impegni a far pressione su Israele affinché si interrompa il blocco di Gaza e la punizione collettiva di oltre 2 milioni di palestinesi che vivono nella Striscia.

9 aprile 2018