Tunisia: otto anni dopo, il suicidio pubblico di un giornalista fa ripartire la rivoluzione dei giovani.

Lunedì 24 dicembre, Abderrazak Zorgui, un giornalista di 32 anni si è tolto la vita nella piazza principale di Kasserine, città situata nel centro della Tunisia, per protesta contro la situazione disperata di disoccupazione ed emarginazione che tocca la popolazione e in particolare i giovani della regione.

Il giovane reporter ha postato su Facebook un video in cui spiegava le ragioni del suo gesto e nel quale annunciava che si sarebbe dato fuoco poco dopo per cominciare la sua rivoluzione personale. Ha poi chiesto di condividere il suo messaggio sui social e ha invitato tutti i disoccupati a scendere in piazza come lui in segno di protesta e ad unirsi al suo gesto disperato.

Nei giorni successivi, manifestazioni di giovani hanno avuto luogo nelle strade di Kasserine e varie persone hanno minacciato attraverso i social di darsi fuoco, in alcuni casi tentando anche il gesto ma senza successo. Il 28 dicembre, rappresentanti dei media e della società civile si sono riuniti nella piazza centrale della città per una manifestazione pacifica, domandando soluzioni radicali per risolvere la drammatica situazione nella regione.

Come denunciato da Zorgui nel suo video, infatti, la regione di Kasserine presenta un tasso di disoccupazione che supera il 20% e che, se affiancato ai dati che mostrano più del 40% dei giovani lavoratori attivi nel settore informale e una disoccupazione dei laureati al 31% su scala nazionale, rivela chiaramente il livello di disperazione e mancanza di prospettive che tocca i giovani di questa regione.

La Tunisia vive uno sviluppo fortemente squilibrato tra le regioni della costa orientale, che assorbono la maggior parte degli investimenti e che godono di industrializzazione, e servizi e le regioni dell’interno marginalizzate ed escluse dal processo di sviluppo economico e sociale.

Il gesto di Zorgui richiama il gesto di un altro giovane laureato, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco nella vicina città di Sidi Bouzid innescando la rivoluzione in nome della dignità e della libertà, che nel 2011 pose fine alla dittatura di Ben Ali. A 8 anni dalla cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini, tuttavia, la transizione democratica procede lentamente ed è spesso intaccata dalla corruzione e da una mancanza di reale esercizio delle libertà individuali e dei diritti di cittadinanza, e la situazione socioeconomica non vede miglioramenti, con un peggioramento di sottoccupazione e disoccupazione, un forte aumento del costo della vita a fronte di stipendi che stentano a crescere e un crollo della moneta che innalza sempre più un muro intorno al paese.

La situazione dei media non è migliore: per i giornalisti attivi, in particolare nelle testate private e nei media associativi, la situazione d’instabilità è totale, dovendo lavorare nella quasi totalità dei casi senza un contratto e con salari di 200-300 dinari al mese (fra i 70 e i 100 euro), a fronte di un lavoro sul campo pressoché quotidiano, soprattutto in regioni calde e problematiche come Kasserine. Nel totale silenzio delle autorità locali e nazionali sulla vicenda, il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini ha invece raccolto le domande dei manifestanti indicendo uno sciopero per il 14 gennaio, anniversario della Rivoluzione, e promettendo azioni concrete di miglioramento della situazione dei giornalisti.

COSPE è attivo a Kasserine con progetti di sostegno all’occupazione dei giovani, attraverso l’impresa sociale, e di sostegno ai giovani media locali nella promozione della cittadinanza attiva. Secondo Sameh Gharsalli, una giovane giornalista di Kasserine che collabora con COSPE, la morte di Abderrazak Zorgui ha permesso di accendere i riflettori sulla regione e di unire per la prima volta tutti i giornalisti tunisini nella rivendicazione dei propri diritti, spingendo il sindacato ad impegnarsi attivamente nella ricerca di soluzioni strutturali e di una reale possibilità di cambiamento.