Tunisia: giornalisti sotto minaccia. La denuncia dei Sindacati.

Nonostante la Tunisia sia ritenuto il paese che è uscito dalle rivoluzioni arabe con il processo democratico più virtuoso, le contraddizioni in atto sono molte e i nodi da sciogliere su diritti umani e civili ancora tanti. Prima fra tutte la questione della libertà di espressione e informazione, una libertà  che oggi, a sette anni dalla Rivoluzione, viene messa in discussione,  colpendo sia i media locali che quelli internazionali che osano indagare.  Di seguito un articolo a cura di Essia Imjed, COSPE Tunisia.   

La libertà di espressione in Tunisia è ancora in pericolo e le minacce, le confische e i controlli nei confronti dei giornalisti ricordano tristemente le pratiche repressive del vecchio regime.

Con un comunicato stampa dello scorso 27 gennaio, il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini (SNJT) esprime la sua inquietudine per l’operato del Ministero degli interni che ritiene stia tornando alla sua “precedente” politica repressiva, come sembrano dimostrare la serie di denunce arrivate al sindacato da parte di diversi giornalisti.

Una delle vittime è il giornalista Rashid Al Jarray, corrispondente per “Maghreb Voices”, al quale durante la manifestazione “Sayabni” in Avenue Habib Borguiba sono stati sequestrati cartellino e telefono per impedirgli di coprire la violenza delle forze di sicurezza contro i manifestanti. Una volta recuperato il telefono, e ripreso a filmare, 4 agenti gli intimano di smettere. “La polizia ha confermato che gli agenti di sicurezza conoscono i giornalisti individualmente e che la loro reazione sarà negativa in caso venissero pubblicate foto o video di ciò che sta accadendo” rivela Rashid.

Inoltre, nel corso delle scorse proteste scoppiate nelle prime due settimane di gennaio da Nord a Sud del paese, in seguito all’approvazione delle misure di austerità dettate dalla Loi des finances, alcuni giornalisti hanno denunciato di aver subito controlli e molestie da parte di agenti, anche in borghese, e di aver avuto i telefoni sotto controllo.

In caso continuassero le violazioni, il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini si dichiara pronto ad informare il relatore speciale sulla promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione e di espressione delle Nazioni Unite e richiedere una visita di emergenza in Tunisia.

COSPE ha sostenuto in Tunisia numerosi media comunitari e associativi locali, in particolare nelle regioni di Sidi Bouzid, Kasserine e Gafsa attraverso i progetti Mednet- Civil Society and Media Development e Radio 3R, sostenendo  giovani giornalisti e giornaliste nel loro lavoro di denuncia e di inchiesta dal basso, promuovendo la libertà di espressione e di stampa nella nuova democrazia.

Secondo Alessia Tibollo, cooperante e rappresentante COSPE Tunisia “Le denunce del sindacato arrivano in un momento in cui gli arresti di attivisti e persone coinvolte nelle scorse manifestazioni hanno raggiunto numeri preoccupanti. Si contano infatti più di 800 arresti arbitrari nelle ultime settimane. Immaginiamo che alto sia anche il numero di minacce e intimidazioni ricevute da giornalisti locali. Basti pensare che si sono registrati anche casi di intimidazioni a corrispondenti internazionali, come Mathiau Galtier del quotidiano francese Libération, il quale ha subito pressioni dirette e interrogatori da parte della Guardia Nazionale Tunisina per ottenere fonti e contatti”.

In questo clima di preoccupazione, si attende che il Primo ministro e il Presidente della Repubblica assumano la loro responsabilità e riaffermino l’impegno dello Stato tunisino a rispettare la libertà di stampa. Una libertà duramente conquistata che non può oggi, a 7 anni dalla rivoluzione, essere tradita.

30 gennaio 2018