Svolta in materia d’asilo europeo: il Parlamento approva la riforma di Dublino

Dopo un anno e mezzo di lavoro e dura negoziazione parlamentare, è stata approvata lo scorso 19 ottobre in Commissione LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, considerato il sistema di riferimento riguardo alla questione d’asilo all’interno della nostra comunità europea.

L’approvazione del testo è stata raggiunta con 43 voti favorevoli e 16 contrari, apportando come principale novità quella dell’abolizione del principio del “paese di primo ingresso”, un criterio che negli anni ha fatto ricadere le maggiori responsabilità sui Paesi di confine. Questo è stato sostituito con un meccanismo permanente ed automatico di ricollocamenti in tutti i paesi membri, secondo un sistema di quote.

Prossimo step della riforma sarà quello di ricevere l’approvazione del Consiglio europeo, ovvero da quei capi di stato e di governo dei paesi dell’Unione che risultano ancora essere divisi da opinioni divergenti riguardo a questo tema.

È stato un negoziato lungo e complesso, con 21 riunioni dei relatori ombra e svariate riunioni tecniche, in cui siamo riusciti a raggiungere un compromesso di alto livello, votato da una maggioranza ampia e trasversale che va dai socialisti e democratici, ai verdi e la sinistra unitaria, per arrivare ai popolari e ai liberali”, ha dichiarato l’europarlamentare di Possibile Elly Schlein, relatrice della riforma di Dublino per il gruppo dei Socialisti e democratici.

Un messaggio forte e chiaro per i cittadini europei che intende contrastare gli egoismi nazionali e che vede almeno una delle tre istituzioni europee proporre soluzioni comuni che si distinguono per i tratti della solidarietà e dell’equa condivisione delle responsabilità.

Altre le misure innovative portate dalla riforma, tra cui una procedura accelerata di ricongiungimento familiare, per cui saranno sufficienti indicazioni sulla presenza di un familiare in un altro stato membro per un rapido ricollocamento. Inoltre è stata raggiunta una parziale estensione della nozione di famiglia, includendo anche i fratelli, i figli adulti ancora a carico, con la possibilità di ricongiungersi con un familiare che stia soggiornando legalmente in altro Stato membro.

Anche la portata dei criteri di responsabilità è stata ampliata, ponendo maggiore attenzione ai legami significativi del richiedente con altri stati membri (soggiorni precedenti, diplomi e qualifiche), in visione di facilitarne l’inserimento sociale.

Dal momento in cui nessuno di questi criteri di responsabilità dovesse trovare applicazione, scatterebbe comunque in modo automatico il meccanismo di ricollocamento, garantendo al richiedente asilo un margine di scelta tra quattro Stati membri.

Sono inoltre state rafforzate notevolmente le garanzie procedurali e gli obblighi di informativa per i richiedenti, in particolar modo per la salvaguardia dei minori non accompagnati, tra queste anche la nomina di un tutore entro ventiquattro ore.

Cancellati i controlli obbligatori di inammissibilità proposti dalla Commissione, che avrebbero obbligato i Paesi di primo ingresso ad effettuarli con il rischio di discriminazioni sulla base della nazionalità e gravando ulteriormente sui primi Paesi di arrivo.

Ma non tutte le decisioni prese risultano essere entusiasmanti, “come il periodo transitorio che, per i primi tre anni, agirebbe sulla distribuzione delle quote degli Stati membri, operando un graduale phase-in per gli Stati che finora hanno accolto meno, posto che il meccanismo permanente ed automatico entrerebbe comunque in funzione da subito. Ed anche la possibilità, per quanto limitata a casi del tutto marginali (e con l’esclusione di minori, ricongiungimenti familiari e persone vulnerabili), che alcuni richiedenti che nella domanda avessero fornito solo elementi irrilevanti ai fini dell’asilo la vedano esaminata nel primo Paese d’arrivo, aggiunge Elly Schlein.

24 ottobre 2017