Reato di solidarietà: condannato anche Pierre Mumber, vincitore di “Mediterraneo di Pace”.

E’ notizia di oggi che anche Pierre Mumber una delle guide alpine che a Briançon lo scorso anno aveva aiutato dei migranti in difficoltà, è stato condannato a 4 mesi di carcere dal Tribunale penale di Gap (Hautes – Alpes) per “aver agevolato la fuga di 4 migranti nel gennaio 2018” . Insomma la storia si ripete.  Essere solidali è un reato. Aiutare persone in difficoltà che rischiano la vita, è reato. “Sono scioccato.  Non per me perché so cosa ho fatto. Condannare le persone in questo modo è un massacro. Mi vergogno per questa corte “, ha detto Pierre Mumber alla notizia della condanna.  Ricordiamo che Pierre, insieme a Benoit Ducos e Anne Mut , il 4 maggio 2018,  è stato premiato con il premio “Mediterraneo di Pace” da COSPE onlus a Prato, premio che ricompensa le azioni degli attivisti in favore dei diritti umani e che nei mesi scorsi avevamo fatto un appello per sostenere gli attivisti che erano finiti sotto accusa.  In questa occasione, ancora una volta, vogliamo dimostrare la nostra vicinanza e il nostro sostegno a Pierre e agli altri attivisti (sette in tutto, tra cui due francesi) che a dicembre erano stati condannati dalla stessa corte fino a quattro mesi di prigione. L’accusa li ha incolpati in questo caso di aver facilitato, nell’aprile 2018, l’ingresso in Francia di venti migranti forzando un posto di blocco eretto dalla polizia durante una dimostrazione improvvisata tra Clavière e Briançon. 

Le accuse, e le condanne, contro di loro sono diretta espressione dell’inasprimento delle politiche migratorie europee che abbiamo più volte denunciato per via del conseguente aumento delle violenze ai confini e dei rischi per la vita di chi quei confini prova ad attraversarli. Quando le leggi sono ingiuste e le frontiere uccidono, le associazioni e persone ordinarie, solidali, che hanno aiutato generosamente al meglio delle loro capacità e possibilità delle persone in difficoltà a preservare la loro dignità e integrità di che cosa devono sentirsi in colpa?

Finchè a tutte le persone non saranno garantite canali di ingresso e di movimento sicuri, trattamenti umani anche all’interno dell’Unione Europea i cittadini che credono nei valori civili e di convivenza pacifica, come valori fondanti delle nostre comunità, continueranno a salvare vite umane e a dimostrarsi solidali. Potete condannarci tutti. Non ci fermeremo.

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