Per contrastare i discorsi d’odio arriva per i giornalisti il “Test in 5 punti”

Si sono incontrati a Roma, il 20 e 21 novembre scorso, 25 giornalisti da tutta Europa per confrontarsi su come prevenire e contrastare il discorso d’odio nei media. L’evento formativo, organizzato da COSPE onlus e Carta di Roma, tenutosi nella sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FSNI), fa parte della campagna “Media Against Hate”, promossa dalla Federazione Europea dei giornalisti e da varie organizzazioni europee, ha come obiettivo quello di migliorare le competenze delle testate e della società civile per un racconto equilibrato delle migrazioni ed il contrasto alla diffusione dell’odio.

Il workshop si è aperto con una tavola rotonda e l’intervento di Paola Barretta (Carta di Roma), Francesca Fanucci (Article 19), Tom Law (Ethical Journalism Network), Laura Bononcini (Facebook) e Alessandra Mancuso (Cpo FNSI). Le tre giornate di formazione hanno avuto uno stampo principalmente pratico e partecipativo che ha portato alla realizzazione di Un test in 5 punti per giornalisti”, sottolineando l’importanza di “superare” la regola delle “5 W” (Who/What/When/Where/Why), concentrandosi maggiormente sulla domanda “How?” per fermarsi e prendere tempo, valutando il potenziale impatto offensivo che un contenuto può avere. Un test che intende evidenziare le problematiche della raccolta, preparazione e disseminazione di notizie, aiutando a collocare ciò che viene detto e chi lo dice in un contesto etico.

Ecco i 5 punti essenziali:

1. STATUS DI CHI PARLA: in che modo la sua posizione può influenzare le sue motivazioni? Dovrebbe essere ascoltato o semplicemente ignorato?

2. PORTATA DEL DISCORSO: quanto lontano arriva il discorso? Esiste uno schema di comportamento?

3. OBIETTIVI DEL DISCORSO: produce dei vantaggi per chi parla e per i suoi interessi? È volutamente teso a recare danni ad altri?

4. CONTENUTO VERO E PROPRIO: il discorso è pericoloso? Potrebbe incitare alla violenza contro altri?

5. CLIMA SOCIALE/ECONOMICO/POLITICO: chi potrebbe essere toccato negativamente? Ci sono precedenti di conflitto o discriminazione?

Rimanendo sempre all’interno del tema della “qualità” di diffusione delle notizie nei media, l’Ethical Journalism Network ha presentato il rapporto “Changing the narrative: media representation of refugees and migrants in Europe“, riportando i risultati raggiunti dal “Refugee Reporting Projectche vede come co-organizzatori  la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa e l’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana in Europa.

Un meeting che ha voluto lanciare un messaggio ben preciso, ovvero quello di non credere al “sensazionalismo”: per una maggiore accuratezza è indispensabile ritagliarsi del tempo per riflettere, prima di pubblizare notizie!

 

Firenze, 05/12/2017