Non spegniamo i riflettori su Cuba: la situazione è grave dopo l’uragano Irma

Ancora molto critica la situazione a Cuba dopo il violento passaggio dell’uragano Irma che si è abbattuto sull’isola l’8 settembre scorso. Elena Gentili, cooperante in loco di Cospe Onlus racconta la situazione con dati allarmanti. “Con grande sforzo si cerca di tornare alla normalità, ma non sempre è possibile: i danni provocati dall’uragano hanno paralizzato tutto e tutti. L’elettricità è tornata dopo sei giorni, ovvero il 14 Settembre. Ma non è stato proprio un sollievo, perché appena tutto sembrava essersi riavviato, ad esempio nella nostra sede una pompa dell’acqua si è bruciata creando nuovamente un corto circuito: ancora una volta al buio e per di più senza acqua

Dalle informazioni raccolte dalla cooperante molte strade dell’Avana sono ancora bloccate, limitando fortemente la viabilità in quasi tutta la città. Le zone vicino al mare versano in condizioni peggiori, con tunnel ancora allagati.

COSPE ribadisce quanto sia importante continuare a mantenere i riflettori accesi dell’informazione sulla situazione cubana e quella delle isole caraibiche coinvolte dal passaggio dell’uragano, facendo emergere le difficoltà che la popolazione sta affrontando. Più del 90% della popolazione caraibica colpita risulta essere cubana.

A Cuba molte le famiglie che hanno perso la casa, le strade sono devastate. La grande arteria stradale Malecón, lungomare dell’Avana, sembra un campo di battaglia abbandonato. Ancora non si è in grado di stimare la perdita degli alimenti. Urgente anche la realtà di ospedali e cliniche: senza elettricità e con pochi macchinari funzionanti. Il tutto reso ancora più complicato dalla scarsità di farmaci.

Chi è sopravvissuto alla furia di Irma cerca disperatamente un modo per nutrirsi, ma la maggior parte dei supermercati che hanno resistito all’attacco sono chiusi. Pochissimi invece quelli aperti, e dispongono di quantità esigue di alimenti: le code “umane” che si sono create sono lunghissime e sicuramente non sarà possibile sfamarle tutte. Inutile sottolineare come il costo di qualsiasi cosa abbia subito nell’immediato un’impennata incredibile.

Per comprendere quanto drammatica sia la situazione si riportano i dati principali dei danni finora stimati.

Il settore elettrico vede fortemente danneggiate circa 6 delle 8 centrali termoelettriche. Una delle priorità a livello nazionale è quella di ripristinare il funzionamento della stazione elettrica a Matanzas, quella che alimenta un’area più vasta del paese.

I dati sono drammatici anche per il settore agricolo con quantità enormi di colture perdute, come 300.000 ettari di coltivazione di zucchero (per un totale di 30.000 tonnellate), più di 30 magazzini di zucchero sono andati distrutti. 25000 ettari di campi di banane e verdura. 25.000 metri quadrati di allevamenti per pollame. Forti danni anche a frutta e sale che sono andati perduti. Più di un milione di animali morti, principalmente pollame. 300 impianti di irrigazione distrutti. Catene di mercato spazzate via ovunque. Danni per le esportazioni di cacao, caffè e zucchero, ma anche per la domanda interna di riso, banane e verdure.

Si parla già di una diminuzione della sicurezza e sovranità alimentare.

 

Per quanto riguarda il turismo, il 20/30% dei posti letto all’interno di alberghi, per un totale di 15-20.000 camere (principalmente a Cayo), è stato colpito drasticamente. Idem per le comunicazioni, l’elettricità e i servizi idrici.

La capacità ricettiva risulta essersi ridotta del 20% in seguito all’uragano, con 150-300.000 visitatori in meno, con un danno rilevante per il PIL del paese.

 

La macchina dell’emergenza si sta mettendo in moto con lentezza ma molte sono le situazioni a rischio, soprattutto per le categorie più vulnerabili, bambini, donne e anziani.

22 settembre 2017