Nicaragua: disillusione sandinista e speranze per il futuro. Intervista a Giselle Garcia

Continuano in Nicaragua gli scontri e le proteste. Sono saliti a 45 i morti da imputare alla sicurezza governativa. Motivo scatenante delle proteste una riforma del sistema previdenziale decisa dal presidente Daniel Ortega proposta il 18 aprile scorso. Ma il malcontento è diventato generalizzato e si sono allargate alla contestazione tout court della presidenza stessa, quella di Ortega, alla guida del paese per 22 anni a partire dal 1979, quando salì al potere al culmine della rivoluzione sandinista, da ex guerrigliero, e poi dopo una pausa, tornato al potere nel 2006 e ancora lì, al suo terzo mandato consecutivo. Quello che chiedono i cittadini nicaraguensi ora è proprio che se ne vada. Commentatori internazionali la definiscono una “primavera araba” in Centro America. Acomuna le due sollevazioni popolari anche l’uso intenso dei social media. Unici mezzo con cui la popolazione riesce a comunicare e informarsi dato che tutti i media sono controllati dalla stessa famiglia Ortega. Abbiamo intervistato Giselle Garcia, rappresentante COSPE a El Salvador di nazionalità nicaraguense. Con lei abbiamo parlato della disillusione “sandinista” del paese e delle speranze dei cittadini come lei.

Quali sono stati i momenti chiave dell’abbandono degli ideali sandinisti di Ortega e ci sono persone credibili all’interno dell’Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale?

Posso dire che è complicato stabilire dei momenti chiave. Presumo che dal momento della fondazione del Movimento di Rinnovamento Sandinista (MRS) nel 1995, siano iniziate delle discrepanze nel partito. Penso che la strategia usata dalla coppia presidenziale (Rosario-Daniel) sia stata la “divide et impera”, la centralizzazione e il controllo. So dalle amicizie sandiniste che il Fronte in ogni città aveva in qualche modo la sua indipendenza, ma a poco a poco le cose sono cambiate e tutto veniva sempre più centralizzato e quindi le decisioni venivano dall’alto (un termine molto usato qui è dire che è l’ordine di “Chayo”, diminutivo di Rosario, perché si dice che sia lei la mente dell’attuale governo). Penso che nel Fronte Sandinista ci siano ancora persone oneste, il problema è che non vedo nessuna indipendenza in quelle persone. Gli ordini arrivano e sono rispettati. Inoltre, dopo tutti questi eventi è evidente che molte persone che si consideravano Sandinisti ora non lo sono più, oppure lo sono ma si dichiarano sandinisti, ma non “Danielisti”. Oltre all’MRS non ci sono gruppi organizzati, quindi non puoi incanalare altre azioni del partito in un’altra linea.

Roberto Gonzales, leader del sindacato CST (Central sandinista de los Trabajadores), ha criticato il FNT (Frente Nacional del los trabajadores) e il suo Segretario/fondatore Gustavo Porras, coordinatore della “commissione verità, giustizia e pace” sui morti di aprile, ma non c’è un appello a favore della transizione democratica da parte del CST. Rimane una strana situazione, in piazza c’è un’alleanza tra studenti e imprenditori e non si capisce dove siano i lavoratori?

Si tratta comunque di due sindacati totalmente “allineati”. Il CST ha dato la colpa al FNT per non darla al governo. Non so quanta sincerità ci fosse nel discorso, ma è chiaro che non commenteranno la questione della democrazia perché alla fine sono persone vicine all’FSLN e chiedere un aumento di democrazia gli si ritorcerebbe contro. Ad essere onesti, sono rimasta sorpresa dal fatto che siano apparsi pubblicamente con queste dichiarazioni, perché hanno comunque dovuto dire che c’era stato un errore del governo, ma potrebbe essere una strategia per dire che questo errore non era di Ortega

Da nicaraguense, come vivi questi momenti? Quali sono le tue impressioni e speranze per il futuro?

Non ho vissuto la dittatura di Somoza, ma è strano che gli eventi accadano casualmente allo stesso modo, studenti in opposizione, problemi con l’istituto di previdenza e poi uno sciopero generale (quest’ultima cosa non è ancora accaduta). Non so se i cicli della storia sono ripetitivi o se ci sono poteri che possono far accadere le cose. È anche strano che il governo sapesse in anticipo che ci sarebbero stati atti che avrebbero destabilizzato il paese…come è venuto fuori da più parti.   Voglio credere che la lotta degli studenti universitari sia iniziata in modo genuino per difendere gli anziani e le famiglie che l’imposizione delle nuove misure dell’INSS (Istituto nazionale di Sicurezza Sociale) metteva in ginocchio economicamente, e che il governo, di fronte a questa protesta, ha agito in modo incontrollato e frettoloso, uccidendo molti manifestanti in modo da creare paura nella popolazione. Tuttavia, questo ha causato che sempre più persone partecipano alla causa.

Noi nicaraguensi stiamo vivendo con ansia perché non sappiamo come tutto questo sarà risolto. Di sicuro non vogliamo più la guerra. Allo stesso tempo, questo è qualcosa di storico che si vive nel paese e sono stata anche felice di vedere i giovani uniti, determinati e senza paura. Abbiamo avuto molti anni di repressione in cui gruppi di donne, anziani, contadini e giovani non potevano esprimersi a causa della repressione.  Ora, la possibilità di un dialogo apre per molti la speranza che il Nicaragua possa essere ricostruito in un modello di tolleranza, democrazia e rispetto dei diritti umani. Potrebbe essere una grande un’opportunità per cambiamenti profondi nel sistema. Tuttavia, nonostante il governo sostenga di voler dialogare, ciò che abbiamo visto nei giorni scorsi è che la repressione è continuata in varie forme, ora non ci sono morti, ma non c’è trasparenza nel sistema giudiziario, c’è sempre abuso da parte degli agenti di polizia, molte istituzioni pubbliche non rispettano il loro mandato.

Voglio credere che le cose saranno risolte a poco a poco, perché non vedo come il Nicaragua potrebbe essere lo stesso dopo tante ingiustizie e non penso che possiamo seguire la stessa strada. La maggior parte delle persone vuole cambiamenti.

Di seguito opinioni di intellettuali nicaraguensi

Foto di Univision