Morti e feriti durante la Naqba in Palestina. Appello delle ong.

Oltre sessanta i morti, quasi tremila feriti. E’ questo il bilancio degli “scontri“ di ieri alla barriera con il confine di Gaza in occasione di una delle manifestazioni, iniziate a fine marzo, denominate Grande Marcia del Ritorno. Ieri, 14 maggio, si inaugurava la nuova ambasciata statunitense a Gerusalemme e si celebrava il settantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Il giorno che coincide con la Naqba, la “catastrofe” per i palestinesi. “Un giorno fantastico” secondo il tweet di Benjamin Netanyahu. Non mancano al solito gli appelli delle ong e delle associazioni straniere e locali, che trovate qui di seguito e a cui COSPE aderisce, alla comunità internazionale e al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

COSPE onlus si unisce all’appello di oltre 80 ONG internazionali che lavorano nei Territori occupati Palestinesi nel condannare l’uccisione, avvenuta lunedì 14 maggio, di palestinesi che dimostravano pacificamente al confine della Striscia di Gaza. Fino ad ora 61 palestinesi sono stati uccisi, fra cui un medico e 8 bambini e bambine in gran parte a causa di munizioni vere sparate dall’esercito israeliano. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, oltre 2.700 persone sono state ferite. Le uccisioni e i ferimenti sono tutti avvenuti nelle vicinanze della barriera che divide Gaza dal territorio israeliano.

“Israele continua nell’uso letale ed eccessivo di munizioni vere contro i manifestanti, il che non è solo deprecabile moralmente, ma in aperta violazione del Diritto Internazionale”, ha dichiarato il rappresentante di Christian Aid, William Bell.

La manifestazione di lunedì è stato il culmine di una serie di proteste iniziate il 30 marzo 2018 per ricordare i 70 anni della Nakba, l’espulsione di più di 750.000 palestinesi dalle proprie case avvenuta nel 1948. Più del 70% della popolazione di Gaza è composta da rifugiati che vivono nella Striscia sotto embargo.

La Striscia di Gaza è sull’orlo di un disastro umanitario, derivante da 11 anni di blocco, che ha paralizzato l’economia di Gaza e aumentato la dipendenza verso gli aiuti umanitari, lì dove l’84% della popolazione risulta dipendente dagli aiuti internazionali, e dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 45%. Gaza è una prigione a cielo aperto per 2 milioni di donne, uomini e bambini che vivono sotto un blocco delle vie aree, marine e terrestri. Le persone stanno perdendo la speranza in una situazione insostenibile, dalla quale non vedono una via di uscita”, ha dichiarato Chris Eijkemans, direttore di Oxfam nei Territori occupati Palestinesi.

Dal 30 marzo più di 100 palestinesi sono stati uccisi, ed altri 12.271 feriti, fra cui centinaia di bambini. Anche personale ed infrastrutture mediche sono state sotto attacco: secondo i dati diffusi dalla OMS sono stati feriti 211 membri del personale medico e paramedico, e danneggiate 25 ambulanze. Gli ospedali sono vicini al collasso, incapaci di soccorrere l’alto numero di feriti e in penuria di medicinali ed equipaggiamento ospedaliero a causa degli oltre 10 anni di embargo. A causa dell’impossibilità di ottenere permessi per ricoverare feriti fuori dalla Striscia per operazione delicate, 21 palestinesi feriti durante le dimostrazioni iniziate il 30 marzo hanno dovuto subire amputazioni di arti.

Secondo il diritto internazionale l’uso di armi letali può essere ammesso solo in circostanze in cui il rischio di vita è imminente. Le forze armate israeliane sono obbligate ad agire con moderazione e ad astenersi dall’uso sproporzionato della forza, oltre che a rispettare il diritto alla vita, alla salute e la libertà di assemblea dei Palestinesi. Prendere di mira personale medico è in violazione del Diritto Umanitario Internazionale, e considerato un Crimine di Guerra dallo Statuto di Roma. Impedire a persone ferite di accedere a trattamenti medici è in violazione del loro diritto alla salute, e determina una punizione collettiva.

COSPE chiede ai parlamentari italiani di condannare le uccisioni perpetrate da Israele, e di mettere pressioni affinché si fermi immediatamente l’uso di munizioni vere contro manifestanti disarmati, cosa in aperta violazione con gli obblighi di Israele dettati dal Diritto Internazionale. Chiediamo inoltre di rimuovere il blocco illegale imposto alla Striscia di Gaza, e di promuovere un’investigazione indipendente e credibile per stabilire le responsabilità delle uccisioni che stanno avvenendo a Gaza e per far si che i responsabili siano perseguiti per quanto determinato dall’indagine.

Qui la lettera delle ong palestinesi al Consiglio di Sicurezza ONU.

Qui l’Appello urgente  al Primo Ministro Gentiloni e al Ministro degli Esteri Alfano della Piattaforma delle ONG Italiane in Mediterraneo e Medio Oriente.