L’ombra della guerra civile torna in Casamance: tredici ragazzi uccisi nella foresta

In Casamance, regione storica d’intervento del COSPE, lo scorso 6 gennaio c’è stato un grave episodio di violenza, senza conseguenze per la nostra équipe che lavora lì, ma che ne mette a grave rischio la sicurezza e che riapre ferite aperte per questa regione insanguinata da una guerra civile  a “bassa intensità”  che va avanti da più di trent’anni: 13 ragazzi sono stati infatti uccisi mentre raccoglievano legna a circa 20 km da Ziguinchor, capoluogo della regione (dove si trova il nostro ufficio).

Secondo alcune fonti si tratterebbe delle conseguenze di un conflitto legato all’accesso alle risorse forestali. “Questo caso assomiglia ad un regolamento di conti tra gli abitanti dei villaggi e gli agricoltori illegali della foresta di Toubacouta – si legge sul sito di informazione RFI Afrique –  se si fa riferimento alle numerose testimonianze raccolte sul posto. Il monitoraggio della foresta è stato affidato ai giovani di Toubacouta, riuniti in un comitato di vigilanza. Questo comitato impone tasse su ogni albero tagliato… da venti anni. Ma -dice uno dei sopravvissuti all’attentato al giornale – poiché abbiamo capito che la foresta appartiene a tutti noi, ci siamo rifiutati di pagare le tasse. Questa è la causa del conflitto”.

L’attacco è avvenuto nella foresta che si trova a Bofa Bayotte, una delle aree protette della Casamance. Una foresta molto ricca, che rappresenta una grande risorsa per il territorio ma che viene puntualmente saccheggiata e intorno a cui ruotano molti interessi e molti  sospetti, tra questi ad esempio, su dove finiscano veramente i soldi di queste tasse. Questo grave episodio è però solo l’ultimo di un‘ escalation di violenza che negli ultimi mesi ha riacceso le tensioni nella regione dove la situazione è comunque molto complessa: nella zona sono infatti presenti gruppi di ribelli separatisti del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC), con cui però le autorità hanno raggiunto un cessate il fuoco nel 2014.

I media locali collegano i fatti alla recente liberazione di due uomini del movimento e si ipotizza che ad uccidere potrebbero essere stati i membri di un gruppo rivale. Il Governo ha inviato rinforzi militari sul posto. Dal 6 gennaio la equipe COSPE è in allerta e le attività nelle zone interessate sono sospese in attesa di conoscere gli esiti della concertazione tra il Governatore e i diversi attori del territorio.