Il Tribunale Permanente dei Popoli condanna le politiche migratorie dell’Italia

Condanna del Tribunale dei Popoli per le politiche e le prassi per le persone migranti e rifugiate messe in atto dall’Italia tra queste: esternalizzazione del controllo di frontiere, accordi con stati non democratici, utilizzo di fondi destinati a politiche allo sviluppo per operazioni militari.  In particolare sono sotto accusa gli accordi con la Libia e le numerose violazioni dei diritti fondamentali delle persone e del popolo migrante.

 Lo scorso dicembre si è tenuta a Palermo la prima sessione del Tribunale Permanente dei Popoli, tribunale internazionale di opinione fondato da Lelio Basso , dedicata alla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate.

Il TTP ha accolto la richiesta – formulata a Barcellona nel luglio scorso dal Transnational Institute di Amsterdam e dal Transnational Migrant Platform-Europe e da una vasta rete di associazioni e di organizzazioni non governative, con l’adesione di oltre cento associazioni e movimenti europei, insieme a numerose comunità di migranti – di esaminare se le politiche e le prassi adottate dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri, a cominciare dall’Italia, costituiscano violazione del diritto dei popoli e delle persone migranti e rifugiate. Il risultato è una condanna delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazioni e asilo.

Sotto accusa le politiche di esternalizzazione del controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione, attuate con il supporto politico ed economico dell’Unione Europea da alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, che finiscono per avallare documentati metodi di violenza, tortura e schiavitù sistematicamente inflitti ai migranti nei Paesi di origine o di transito. Gli accordi o “memorandum d’intesa” con i principali Stati nordafricani sfuggono a un pieno processo e controllo democratico.

Il Tribunale ha riportato come questi memorandum siano in parte finanziati attraverso fondi provenienti dall’UE in origine da destinarsi alle politiche per lo sviluppo che però, vengono deviati verso il finanziamento di piani per l’immigrazione. Il Fondo europeo di emergenza per l’Africa, ad esempio, ha destinato parte delle sue risorse (oltre 3 miliardi di euro) all’equipaggiamento di forze militari, di polizia e di guardie di frontiera in Libia, Sudan e Sahel.

Il Tribunale condanna una responsabilità penale dello Stato italiano in quanto complice delle torture perpetrate all’interno dei campi di detenzione libici. L’Italia, fornendo assistenza tecnica e finanziaria alle autorità libiche, è stata individuata dal diritto internazionale come indiretta responsabile per tali gravi illeciti. Nonostante ciò nessuno è ancora stato chiamato a rispondere delle proprie azioni o omissioni.

Alla “popolazione migrante” vengono dunque riconosciuti i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (Carta di Algeri, 1976), pertanto il Tribunale permanente dei popoli ha ritenuto che le politiche dell’Unione Europea in tema di immigrazione e asilo costituiscano una negazione dei diritti fondamentali delle persone e del popolo migrante, e che l’Italia, a seguito del Memorandum italo-libico del 2 febbraio 2017, abbia concorso nelle azioni compiute dalle forze militari e dalla guardia costiera libica, che configurano un crimine contro l’umanità.

Anche se il Tribunale non ha il potere di condannare Stati o persone, può certamente contribuire a sollecitare l’opinione pubblica specialmente rispetto al tema dell’immigrazione.

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