Elezioni in Brasile: cronaca di una sconfitta annunciata.

Le elezioni presidenziali brasiliane, così attese da tutti, hanno portato a un esito forse non troppo inaspettato, 58 milioni di voti hanno decretato la vittoria del candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, parlamentare di lunga data che non ha mai nascosto una certa nostalgia per la dittatura militare. Domenica 28 ottobre il Brasile ha scelto il presidente che per i prossimi 4 anni governerà il paese. Con risvolti sicuramente negativi per  le minoranze, i quilombolas con cui lavoriamo e la democrazia tutta. 

Il popolo brasiliano, dopo il primo turno, ha fatto sì che la scelta dovesse ricadere su due candidati dalle posizioni contrapposte: Bolsonaro, politico di estrema destra ed ex militare (già vittorioso alla prima tornata con il 46% dei voti) e Fernando Haddad, ex sindaco di San Paulo ed ex-Ministro dell’educazione nei governi Lula e Roussef, forse svantaggiato per la candidatura all’ultimo tuffo, dopo che a Lula non è stato permesso di candidarsi dal carcere. La potenza sudamericana nell’ultimo periodo ha sofferto di una forte disoccupazione, di un PIL in calo di dieci punti percentuali e di una serie di tensioni interne che hanno portato a sempre più frequenti violenze.

A cavallo del populismo, Bolsonaro, nel corso della sua campagna elettorale ha approfondito vari ambiti sui quali intervenire in modo radicale, tra questi spicca la volontà di distanziarsi e uscire dalle Nazioni Unite così da scindere i legami che vincolano il paese. Altro tema ricorrente è la sicurezza, che i brasiliani sentono carente, non solo in contesti periferici o di degrado come nelle favelas, o nelle zone legate al narcotraffico, ma in tutte le città del paese, dove nel complesso si sono registrate più di 63 mila uccisioni nell’ultimo anno.

La percezione della paura e l’esasperazione per la dilagante corruzione degli ultimi anni, unite, hanno sicuramente giocato un ruolo importante nella decisione di voto per molti brasiliani. La campagna elettorale di Bolsonaro è stata caratterizzata da un ampio uso dei social, il suo seguito su Instagram è cresciuto esponenzialmente fino a raggiungere più di 2 milioni di follower. Allo stesso modo il suo consenso si è diffuso a macchia d’olio. Appena eletto le sue parole sono state: “sarò difensore della Costituzione, della democrazia e della libertà, prometto che cambieremo il destino del Brasile”.

COSPE in Brasile, con il progetto “Terra de direitos” lavora con le comunità quilombolas di Salvador de Baia. Le comunità di afro-discendenti ex schiavi si riconoscono nello status di minoranza concesso loro dalla Costituzione del 1988 e difendono fermamente il processo di titolazione delle terre (decreto 4887 del governo Lula) che alla fine del percorso li potrà rendere proprietari delle terre che abitano da oltre 100 anni.

Lo stato di Bahia e altri stati dell’est e nord del paese hanno votato in maggioranza per Haddad, preferito in generale nelle zone più povere ed arretrate; mentre Bolsonaro ha trovato consensi nelle aree ricche del paese e nelle grandi città. All’indomani delle elezioni che hanno decretato la sua vittoria presidenziale, le preoccupazioni e i timori delle comunità quilombolas sono legate alla possibilità di vedersi negati i diritti alla terra.

I loro avi hanno abitato e lavorato dai tempi della tratta i territori delle vaste piantagioni, ancora oggi nelle mani di pochi fazenderos. Le ultime dichiarazioni di Bolsonaro in tema di minoranze così come di tutela e protezione della proprietà privata non depongono a favore dei quilombolas, che probabilmente vedranno fermarsi il processo di riconoscimento delle terre, iniziato faticosamente sotto Lula e verranno anzi definiti come occupanti di un suolo non ancora del tutto in loro possesso, dato il processo di titolazione ancora in atto.

In più l’annunciata eliminazione del ministero dell’ambiente potrebbe veder peggiorata la situazione delle riserve, per le quali non saranno concesse altre parti di terra. Ugualmente le lotte in difesa delle grandi aree verdi, come l’Amazzonia, subiranno un grande stop e un declassamento per ciò che riguarda la loro tutela e considerazione.

Ascolta l’intervista a Leonardo di Blanda , nostro cooperante in Brasile su Radio 3 mondo.