Brasile: il 25 luglio si celebra l’orgoglio delle donne nere.

Il 25 luglio in Brasile è la giornata dell’orgoglio della donna nera. Un giorno importante in cui associazioni o gruppi informali di donne organizzazioni manifestazioni, eventi e incontri che mettono al centro i diritti negati a una grande fetta di popolazione, la salute, la giustizia e anche il concetto di “bellezza negra”.

In prima linea c’è Odara, istituto per le donne nere, che ha lanciato una nuova campagna in tema:  “Le donne nere muovono il Brasile”.  Odara ha la sua sede operativa nel quartiere del Pelurinho, centro storico di Salvador de Bahia e il suo cuore politico nella voce di Valdecir Nacimiento. Femminista e attivista fin dagli anni ’80, Valdecir è oggi la direttrice esecutiva dell’associazione nata nel 2008 da lei e un gruppo di donne che hanno visto nel riscatto dell’identità delle donne nere il punto nevralgico di un progetto politico specifico, a latere -e a volte lontano-  dal femminismo “generico” o convenzionale.

“In quegli anni – racconta Valdecir – si stavano muovendo, positivamente, molte cose a livello economico, sociale, politico in Brasile. Volevamo che le donne nere, discriminate, vittime di razzismo e di violenza, anche istituzionale, facessero parte di questo cambiamento. Ne fossero protagoniste. Si parla di 50milioni di donne, spesso relegate ai margini della nostra società”. Comincia proprio alla fine del 2000 un lavoro di mobilitazione e coinvolgimento delle donne non solo nello stato di Bahia ma anche nel Nordeste, 9 stati con caratteristiche simili, attraverso scambio di esperienze, di pratiche, messa in rete di movimenti simili.

“Nel 2015 siamo riuscite a organizzare una grande manifestazione contro la violenza che ha coinvolto almeno 100mila donne”.  Dopo questa mobilitazione nazionale la prospettiva è cambiata: “non volevamo più partecipare al processo di sviluppo, ma dargli una nuova visione, dargli un imprinting politico e sociale che tenesse conto dei nostri punti di riferimento, la nostra particolare storia, di più la nostra discendenza e i nostri valori ancestrali”.  Anche per questo fondamentale è il lavoro di Odara con le donne quilombolas, in molte delle comunità dove anche COSPE è presente con il progetto “Terra de direitos”: si tratta di comunità di afro discendenti i cui avi erano uomini schiavizzati e anche quelli che più hanno mantenuto tradizioni e identità africane, dalla religione sincretica alle pratiche terapeutiche legate alla natura. “ Queste donne – dice Valdecir – sono le ultime tra gli ultimi”. Spesso vittime di violenza familiare e tenute lontano dagli spazi pubblici nonostante un largo potere all’interno della comunità stessa: “Le donne quilombolas rappresentano una potenza a livello politico, per il loro numero e per le leggi che le tutelano, ma non sempre messe in condizione di esercitare questo potere. Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di farle contare. Le prossime elezioni a ottobre saranno cruciali da questo punto di vista.

Eppure le relazioni con le comunità non sono semplici neppure per attiviste come Valdecir: “Per entrare in contatto con le donne quilombolas occorre predisporsi prima di tutto all’ascolto, capire bene in che spazi e luoghi si muovono. Molti argomenti sono tabu e se ne parla solo dopo una lunga conoscenza fatta di fiducia. Se ne parla in spazi privati e mai in quelli pubblici.” Tra le varie rivendicazioni che escono dalle comunità c’è il diritto alla salute, all’educazione, la lotta al razzismo e alla violenza “Ma – sottolinea Valdecir – anche alla “bellezza negra”. La consapevolezza di sé la propria identità infatti passa anche da un riconoscimento estetico. Arriviamo da anni di offese, di insulti, in cui le donne nere venivano paragonate ad animali. Riappropriarsi della propria bellezza, vuol dire riconoscersi e non sentirsi invisibili”.

Un lungo percorso il suo e quello del movimento delle donne nere che oggi fanno i conti anche con il confronto intergenerazionale e altre istanze ad esempio quelle delle donne lesbiche o trans. “Oggi, dopo esserci legate molto a movimenti internazionali, ci stiamo riavvicinando anche al movimento femminista brasiliano. Intanto continuiamo il nostro lavoro di formazione politica e ai diritti, anche attraverso progetti di produzione di reddito, di sviluppo sostenibile, di sostegno al diritto alla salute (ad esempio il 70% delle donne infettate da zica è nera ndr). Lavoriamo molto, in ambito urbano con le donne a cui sono stati uccisi i figli”. Un fenomeno purtroppo molto frequente, un vero genocidio in Brasile, con un bilancio che peggiora di anno in anno (secondo gli ultimi dati Unicef gli omicidi di adolescenti è salito dalle 4000 morti all’anno nel 1990 a circa 10.000 nel 2015 ndr).  

Una campagna di Odara si intitolava “Mia madre non dorme fino a che non torno”.  Un lavoro capillare, lungo e impegnativo. Ma com’è oggi il clima politico in cui si svolge? “lo vedo ancora favorevole. Siamo nel mezzo di una crisi necessaria che richiederà in un momento di approfondimento, soprattutto da parte della sinistra che è stata “rivoltata”. E io sono ottimista”.

Ottimista ma all’erta: “Non siamo mai state direttamente minacciate, ma sentiamo sempre più pressione intorno a noi. Soprattutto dopo quello che è successo a Marielle Franco. Stiamo sempre più attente alle questioni di sicurezza perché ci esponiamo e siamo molto dirette. Ma non ci fermiamo, Odara è un soggetto politico e attivista. Vogliamo cambiare il sistema”.