Lo sgombero forzato della comunità beduina di Khan al-Ahmar

Il 19 maggio 2026, il ministro israeliano Smotrich ha firmato un decreto per dare esecuzione alla sentenza del tribunale israeliano relativa allo sgombero forzato della comunità beduina di Khan al-Ahmar, situata a est di Gerusalemme occupata

Ciò comporta una pericolosa e senza precedenti escalation degli sfollamenti forzati che colpiscono le comunità palestinesi che sosteniamo attraverso il Progetto Himayati.

Comunicato ufficiale:

19 maggio 2026: Il ministro Moayad Shaaban, a capo della Commissione per la resistenza alla colonizzazione e al Muro, ha dichiarato che la decisione firmata dal ministro israeliano estremista Bezalel Smotrich di procedere con lo sgombero della comunità beduina di Khan al-Ahmar, a est di Gerusalemme occupata, costituisce una pericolosa escalation nella politica di sfollamento forzato perseguita dal governo di occupazione israeliano contro il popolo palestinese. Ha affermato che questa mossa mette chiaramente in luce la determinazione del governo di estrema destra israeliano a portare avanti i progetti di annessione ed espansione coloniale e a imporre con la forza una situazione di fatto nei territori palestinesi occupati.

Shaaban ha sottolineato che l’azione contro Khan al-Ahmar rientra nel quadro di un progetto strategico a lungo termine di insediamento mirato alla zona orientale di Gerusalemme occupata, attraverso il quale Israele cerca di stabilire la piena continuità territoriale tra gli insediamenti in modo da separare la Cisgiordania settentrionale dalla sua parte meridionale, distruggendo di fatto ogni possibilità di uno Stato palestinese geograficamente contiguo e vitale.

Ha aggiunto che Khan al-Ahmar è diventata, nel corso degli anni, un simbolo della tenacia palestinese di fronte alle politiche di sfollamento e sradicamento, nonché una testimonianza vivente della natura coloniale del progetto di insediamento israeliano. Questo, ha osservato, spiega la ripetuta insistenza di Israele nello sfollare i suoi residenti e demolire la comunità nonostante l’ampia opposizione internazionale a tali misure, i ripetuti avvertimenti riguardo alle loro conseguenze politiche, umanitarie e legali e, soprattutto, la chiara posizione della Corte Penale iìInternazionale che afferma che il trasferimento forzato derivante da tali azioni costituisce un crimine ai sensi del diritto internazionale, configurandosi come crimine di guerra.

Aggiungendo che la decisione di accelerare l’evacuazione di Khan al-Ahmar costituisce una pericolosa escalation coloniale e un deliberato tentativo da parte di Israele di infrangere le linee di deterrenza politica e giuridica che, per anni, hanno impedito la commissione del crimine di trasferimento forzato. Dal 2018, il caso di Khan al-Ahmar è diventato un dossier internazionale di primo piano nell’agenda delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Corte Penale Internazionale, con numerosi Stati europei e l’Unione Europea stessa che hanno esplicitamente avvertito che la demolizione della comunità e lo sfollamento dei suoi residenti costituirebbero una grave violazione del diritto internazionale umanitario, comprometterebbero le prospettive della soluzione a due Stati e colpirebbero la continuità territoriale palestinese attorno a Gerusalemme occupata.

Inoltre, l’allora Procuratrice della Corte Penale Internazionale aveva anche dichiarato, in un chiaro monito, di stare monitorando da vicino l’imminente trasferimento coatto della comunità, ricordando che il trasferimento forzato di persone protette in territorio occupato può costituire un crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma. In questo contesto, la mossa del ministro estremista Bezalel Smotrich riflette il passaggio del governo israeliano da una politica di rinvio e arretramento sotto la pressione internazionale a una di imposizione di fatti compiuti sul terreno e di “bruciare le navi” politicamente e giuridicamente, nel quadro del progetto di annessione, dell’isolamento di Gerusalemme e del consolidamento dei blocchi coloniali che la circondano, esponendo la determinazione del governo di destra israeliano a portare avanti il proprio progetto coloniale a prescindere dalle conseguenze giuridiche e internazionali.

Shaaban ha sottolineato che la politica di sfollamento forzato attuata dalle autorità di occupazione nei confronti delle comunità beduine e pastorali palestinesi costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario, in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta il trasferimento forzato delle persone protette in territorio occupato. Ha inoltre sottolineato che tali pratiche possono costituire crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, in quanto direttamente collegate all’espansione degli insediamenti, alle politiche di annessione e alla confisca delle terre.

Shaaban ha avvertito che l’attuazione dell’ordine di evacuazione contro Khan al-Ahmar costituirebbe un pericoloso precedente che potrebbe accelerare lo sfollamento di decine di altre comunità palestinesi nella periferia di Gerusalemme e nella Valle del Giordano, nell’ambito di un piano più ampio volto a ridisegnare con la forza la geografia palestinese e a svuotare vaste aree dei loro abitanti palestinesi a favore dell’espansione degli insediamenti coloniali.

Ha esortato la comunità internazionale, le Nazioni Unite e le Alte Parti Contraenti delle Convenzioni di Ginevra ad assumersi le proprie responsabilità giuridiche, politiche e morali e ad agire immediatamente per porre fine alle politiche di sfollamento forzato e di espansione degli insediamenti coloniali perseguite dal governo di occupazione israeliano. Ha sottolineato che il protrarsi del silenzio internazionale non fa che incoraggiare le autorità di occupazione a proseguire nelle loro violazioni e compromette ulteriormente le prospettive di raggiungere una pace giusta fondata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni di legittimità internazionale.

Comunicato ufficiale (inglese): https://www.cwrc.ps/page-4532-en.html