Libano: la rivoluzione dalla finestra e l’anno che verrà.

Un aggiornamento della rubrica “La Rivoluzione dalla finestra” a cura del nostro Federico Saracini. Ultime considerazioni e bilanci mentre si appresta a lasciare Beirut per le vacanze in Italia

Beirut, 19.12.2019

Dopo 65 giorni dall’inizio delle proteste il Parlamento Libanese ha votato per il nuovo Primo Ministro, adesso incaricato di formare un governo. Hassan Diab, già Ministro dell’Educazione nel 2011-13, docente di ingegneria presso l’Università Americana di Beirut. Un po’ establishment, un po’ società civile insomma. Basterà questa scelta ad accontentare la piazza? Di sicuro c’è già chi lo critica. 

Per quanto riguarda i partiti, ci sono state subito divisioni. I sunniti del Future Movement (il partito dell’ex Premier Hariri) sono di fatto quelli che hanno dovuto ingoiare amaro più degli altri. E infatti durante la prima notte dalla nomina sono scesi nelle strade, hanno bloccato per ore l’autostrada verso il Sud, a Khalde, e si sono scontrati con le forze armate sulla Corniche el Mazra, una delle principali vie di comunicazione dentro Beirut.

Nelle sue prime dichiarazioni Diab ha comunque tenuto a sottolineare la sua autonomia politica. Anche rispetto a Hezbollah, al quale è stato accostato e che lo ha sostenuto pienamente, come non aveva fatto prima con le precedenti proposte. Ha poi anche affermato di voler aprire un dialogo con la piazza e ascoltare le loro proposte. Infine, ha dichiarato di voler formare un governo di ‘specialisti’ (tecnici) e di poterlo formare entro sei settimane. Auguri vivissimi!

Guardando oltre l’aspetto politico e leggendo la breve autobiografia di Diab pubblicata sul suo sito web personale, quello che salta subito all’occhio sul suo profilo umano è un malcelato (per usare un eufemismo) narcisismo, ricoperto da una spolverata di machismo. In questo, niente di nuovo rispetto ai suoi predecessori.

Intanto lasciando Beirut, mentre l’aereo si stacca dalla pista e saliamo in quota, lancio un ultimo sguardo carico di domande verso la città. Gli ultimi due mesi sono stati turbolenti e hanno portato molti cambiamenti. Cosa troverò al mio ritorno? Come si affaccerà l’anno nuovo su questo Paese, al tempo stesso moderno e arcaico; proiettato nel futuro ma ancora troppo ancorato ai suoi settarismi conservatori; potenzialmente ricco, ma lanciato come un treno in corsa verso il baratro della bancarotta?

La divinazione non è affar semplice… Mentre il nuovo Premier semina ottimismo, mi viene in mente che in effetti è questa l’ultima arma rimasta. Tanto al Libano, quanto a noi e alla nostra vecchia Europa, scossa anche lei da turbolenze politiche, ma di segno opposto.

Quindi passate delle buone Feste. State vicini ai vostri cari, guardatevi intorno e sorridete. Che quel che la popolazione chiede per il Libano, voi lo avete già. E in abbondanza. Ma rischiate di perderlo.

Auguri. Auguri a tutti. Nonostante tutto.

Federico Saracini