Senegal: COSPE e Only the brave per le donne di Kedougou, contro la maltrinutizione.

A Kedougou, in Senegal, COSPE e la Fondazione “Only the brave” sostengono il ruolo delle donne per combattere la malnutrizione, cronica in questa zona del paese. Il racconto di Anna Meli, direttrice comunicazione COSPE,  scritto durante il suo viaggio.   

Il Gambia è quasi in piena. Le sue acque dense e rossastre scorrono rapide e impetuose dal Mali verso la foce nel paese omonimo. Il fiume divide in due le aree del distretto di Kedougou, nel sud est del Senegal. Da una parte le uniche montagne del paese e dall’altra le pianure fertili, il più grande parco nazionale del paese, il Niokolo-Koba, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1981.

Il distretto si trova a sud al confine con la Guinea Conakry e nella sua parte orientale al confine con il Mali. L’area è sempre stata abitata, e contesa, da gruppi etnici diversi, i Peul, i Malinké e Ba. Oggi è abitata prevalentemente da Malinké che è anche la lingua più parlata e conosciuta. Il capoluogo Kédougou, villaggio degli uomini in Malinké, è una cittadina tranquilla ma brulicante di piccole attività di commercio. Tutto attorno centinaia di piccoli villaggi si sviluppano attorno alle fonti di acqua, alle vie di transito trafficate dai camion provenienti dal Mali e da altri paesi dell’Africa Occidentale.

Nonostante le condizioni climatiche e ambientali abbastanza favorevoli, Kédougou fa parte del cosiddetto “arco della povertà”, ovvero le aree più povere del paese che si estendono da Matam a Ziguinchor, passando proprio  da  questa regione. La malnutrizione resta uno dei problemi più gravi del paese. Il 18,8% delle famiglie senegalesi vivono una situazione di insicurezza alimentare e nutrizionale. Questa percentuale arriva al 25,1% nella aree rurali. I risultati dell’Indagine demografica sulla salute del 2017 (Enquête Démographique et de Santé Continue 2017)  indicano che il 17% dei bambini di età inferiore ai 5 anni hanno un ritardo nella crescita dovuto a malnutrizione cronica e il 4% un ritardo severo. Le aree rurali registrano una percentuale doppia di ritardi di crescita rispetto alle aree urbane, così come il livello di istruzione della madre influenza grandemente il grado di malnutrizione.

Le principali cause dell’insicurezza alimentare nel paese secondo l’analisi governativa sono direttamente legate alla scarsa produttiva agricola e di conseguenza alla scarsità di riserve di cereali, aggravate negli ultimi anni dagli effetti dei cambiamenti climatici. Nella regione di Kédougou inoltre altri fattori influenzano il problema nutrizionale: dieta non diversificata, scarsa qualità dell’acqua da bere, non valorizzazione dei prodotti locali.

Proprio su questi fattori il progetto AFNUT – Action Féminine pour la Nutrition – ha lavorato dal 2016 contando e rafforzando soprattutto il ruolo delle donne. Il lavoro delle donne e le loro competenze e conoscenze sono fondamentali per affrontare la malnutrizione e l’insicurezza alimentare. A loro è affidato il compito della gestione dei pasti, dell’educazione dei figli e della trasformazione degli alimenti. Troppo carente risultava l’auto produzione e la gestione degli orti familiari.

I risultati a quasi 3 anni dall’avvio del progetto sono più che confortanti. Nei 30 villaggi in cui si è lavorato sono state più di 1000 le donne che hanno frequentano corsi di alfabetizzazione e sono orgogliose di partecipare: oggi sanno contare, alcune sanno scrivere e leggere poche parole. Nell’incombenza dei lavori domestici, della cura dei figli e delle attività economiche da seguire si sono ricavate del tempo – sempre troppo poco – per la loro crescita umana e professionale

Le formazioni sono state anche l’occasione per scambiarsi consigli, condividere preoccupazioni ma anche pratiche di vita. Fatima, 27 anni nel villaggio di Dimbali, al confine con la Guinea, lo spiega bene. “Siamo dello stesso villaggio ma abitiamo sparse anche in zone abbastanza lontane una dalle altre. Prima ci incontravamo solo sulla strada. Ci scambiavamo i saluti, qualche informazione veloce e basta. Ritrovarci, poterci parlare e confrontare ci ha permesso di avere delle conoscenze”.

La vita quotidiana delle donne in queste aree è scandita dai ritmi del lavoro domestico, aggravato spesso dalla lontananza dalle fonti di acqua, dalla necessità di trasformazione degli alimenti con mezzi rudimentali e che necessitano di tempo e tanta fatica.

L’azione femminile per la nutrizione è riuscita a motivare 30 referenti, una per ciascun villaggio, introdurre l’abitudine ad almeno una riunione settimanale tra le donne e modificare parzialmente la routine familiare conquistando spazio e tempo per sé stesse e per le loro prospettive.

Saraya è la seconda cittadina per numero di abitanti, dopo il capoluogo, nel distretto di Kedougou.

Anche qui la strada principale taglia in due il paese. Sulla strada i piccoli negozi si susseguono e si alternano ai venditori e alle venditrici ambulanti che avvicinano i viaggiatori con i loro manghi, i madd, frutti simili ai fichi d’india da cui si estrae un succo gustoso e dissetante, oltre alle immancabili noccioline, vendute in piccoli sacchetti sia al naturale che tostate. Il Senegal è uno dei principali produttori al mondo di arachidi, la monocoltura da cui negli anni il paese non è riuscito ad affrancarsi.

Il paese non riesce ancora a produrre per l’autosufficienza alimentare o ad avere introiti commerciali in ambito agricolo a causa sì delle difficili condizioni ambientali e idriche, oltre che per scarsità di mezzi tecnologici a disposizione, ma anche per alcune scelte di produzione controverse, come la continua enfasi sulla coltura delle arachidi.

In questo contesto la scelta di sostenere gli orti curati dalle donne, i piccoli allevamenti e in generale modelli agroecologici di produzione sta dando i suoi frutti, sebbene su aree limitate.

Woudé Dembelé è una delle referenti e animatrici del gruppo di donne di Saraya. Ha 30 anni, 3 figli e un marito che ha imparato ad aiutarla nelle attività che sta sviluppando. Lei infatti ha partecipato con entusiasmo al progetto ed è subito diventata la leader delle donne coinvolte. Ha uno sguardo attento e un’espressione solare quando parla dell’opportunità che le è stata data.

Avevo il mio piccolo campo da coltivare, poche galline ma non riuscivo davvero a trarne profitto sufficiente per migliorare la mia attività” si è rimessa a studiare- il matrimonio, i figli e le necessità l’avevano costretta ad abbandonare la scuola all’età di 13 anni. A lei è sempre piaciuto informarsi, entrare in relazione con persone che ne sapevano più di lei e non ha esitato neppure un attimo a buttarsi nelle attività di progetto.

Quando la incontro è indaffarata a preparare le sedie, le panche per la riunione periodica con le altre 30 donne che hanno seguito le attività. Dà disposizioni ai figli di portare da bere, della frutta, esorta il marito a guardare il montone che si sta allontanando dalla casa e poi si siede con le altre.

Oggi è una riunione particolare. Si deve stabilire l’avvio del fondo di microcredito. Una consulente di Cospe, Fatou Cissé, è venuta da Dakar per spiegare il regolamento e rispondere a dubbi e domande.

Woudé tira fuori il registro con i nomi di tutte le donne coinvolte, glielo fa firmare, mostra insieme a Fatou la calebasse, una pianta tipica dell’Africa Occidentale, il cui frutto essiccato viene usato spesso come contenitore per i soldi del fondo. Il sistema è semplice: le partecipanti al gruppo contribuiscono alla creazione del fondo e poi ne beneficiano su base rotativa, restituendo la somma ricevuta, alla scadenza stabilita. Si tratta di un meccanismo cooperativo di credito rotativo, basato su un sistema informale, che permette alle donne, che non hanno accesso ai canali di credito convenzionali, di disporre di piccole e medie somme di denaro. Attorno al fondo si crea, quindi, non solo un circolo economico virtuoso, ma si rinforzano anche i legami comunitari, aspetto che contribuisce ad aumentare il valore sociale del fondo.

Woudé ne è convinta. Il fondo permetterà a lei e a molte donne del gruppo di sviluppare le loro attività. Si inizia a raccogliere le adesioni e la quota iniziale, stabilita in 2000 FCFA (circa 3 euro) che si aggiunge al fondo cassa che la Fondazione Only the Brave ha stanziato e che permette loro di avviare l’esperienza. E poi ci si lascia andare alla soddisfazione e alle chiacchiere informali.

Woudé ha naturalmente preparato il pranzo per tutte. Ci si ritrova quindi tutte sedute attorno a dei grandi vassoi rotondi d’alluminio, ognuna con il suo cucchiaio a gustare il pranzo in comune preparato fin dalla mattina. Woudé e sua sorella hanno deciso di far assaggiare alla toubab (bianca) che veniva a trovarle il fonio, il “super cereale” la cui produzione si concentra soprattutto in questa regione del Senegal.

Secondo la mitologia della gente Dogon del Mali, Amma, il creatore dell’universo, fece l’intero universo dall’esplosione di un singolo chicco di fonio, situato dentro “l’uovo del mondo”

Un cereale che sembra fosse già coltivato in Africa nel 5000 a.C. Il fonio è un cereale senza glutine, contiene quattro volte le proteine, tre volte le fibre e quasi il doppio del ferro rispetto al riso integrale, oltre a molti sali minerali (magnesio, calcio e zinco). E’ quindi giustamente considerato un “super grano” leggero e facilmente digeribile che assomiglia nell’aspetto al più noto e utilizzato cous cous.

Un prodotto bio per definizione in quanto la pianta autoproduce sostanze antiparassitarie e per questo non necessita di ulteriori trattamenti. Inoltre, è in grado di crescere in sole 6/8 settimane, in condizioni estreme di siccità e su terreni aridi, può essere raccolto tre volte all’anno e il suo lungo sistema di radici aiuta a combattere l’erosione del suolo. È evidente come si presti bene ad essere coltivato in zone aride e dove la siccità è all’ordine del giorno, come nel distretto di Kédougou dove, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici, la stagione delle piogge è sempre più ridotta.

Ecco perchè il progetto di Azione Femminile per la nutrizione ha deciso di lavorare alla distribuzione delle sementi di fonio, alla formazione sulla trasformazione del cereale e sta realizzando, sempre insieme alle infaticabili donne referenti dei brevi video sulla varietà di piatti che si possono preparare con questo prezioso cereale.

Un vero e proprio corso di cucina in pillole che verrà distribuito sui canali social e via what’s up a tutte le donne coinvolte e che anche Cospe in Italia cercherà di diffondere attraverso i suoi canali. E chissà che Benedetta Parodi o gli ancora più famosi cuochi di Masterchef non vogliano provare qualche ricetta del super cereale.

Intanto  Woudé riporta soddisfatta la sua calebasse in casa. Mi mostra le camere semplici ma ordinate, il pozzo, il pollaio e il piccolo orto dietro casa. « Non mi spaventa lavorare duro. Anzi, credo che noi madri dobbiamo dare l’esempio ai nostri figli e far capire loro che l’impegno e la determinazione sono ingredienti fondamentali per riuscire nella vita. Certo a me e noi donne di Saraya ci è stata data un’opportunità grande. La formazione, l’accompagnamento e adesso il credito sono stati come il lievito che ha ci ha fatto crescere in competenza e ci ha fatto sperare che il futuro potrà avere un sapore diverso

Non ci resta che continuare a alimentare queste speranze per le donne di Kédougou e per i loro figli, sicuri che potremo assaporare il gusto di aver sconfitto la malnutrizione insieme.

 

Anna Meli, 20 dicembre 2019