Libano. Dalla piazza si alza un’unica voce: ثورة – Rivoluzione

Ancora un aggiornamento da Beirut dal nostro cooperante Federico Saracini sulle proteste in corso in Libano. Un diario quotidiano, uno sguardo ravvicinato e partecipe di chi vive ogni giorno la situazione del paese.

Beirut, 29.10.2019

Le strade sono vuote, la tensione palpabile. Da stamattina, quando alcuni gruppi di Amal e Hezbollah (le fazioni sciite) hanno attaccato prima i manifestanti sul ponte Ring Bridge e poi sono scesi verso la Piazza dei Martiri a devastare gli stand dei gruppi della società civile, l’atmosfera in città è cambiata radicalmente. L’aria di festa è stata colmata dall’odore dei gas lacrimogeni e le tende si son trasformate in stracci.

La mattina si presentava come ogni altra durante questi giorni di manifestazioni. Strade pressochè vuote, blocchi stradali pacifici sparsi quà e là, volti sereni. Guidando verso l’ufficio mi sono anche detto “certo fosse sempre in sciopero Beirut… guarda come si guida bene!”. Oggi ho con me una collega in visita dall’Italia. Arrivati all’ufficio del nostro partner locale, ci chiudiamo nella stanza delle riunioni e iniziamo la nostra riunione-fiume, come spesso accade con le visite di questo genere. Arriva presto l’ora di pranzo. Un apprezzabile pasto libanese, un caffè arabo e via di nuovo.

Intorno alle 15:20, mentre siamo in collegamento Skype con un’altra partner di progetto bloccata a Batroun a causa dei blocchi stradali di questi giorni, Delphine (la ‘padrona di casa’) si allontana un momento, rientra in ufficio e con un’aria seria, ma calma, ci dice: “Bisogna evacuare l’ufficio, ci sono disordini a Tayouneh” – un quartiere vicino.

Da lì parte il secondo viaggio irreale della giornata. Accompagniamo prima due colleghe a casa e poi iniziamo a circumnavigare il centro di Beirut per raggiungere l’hotel dove la collaboratrice dall’Italia è alloggiata, a circa un chilometro dalla Piazza dei Martiri, il cuore delle proteste e dove poco prima ha avuto luogo il vile attacco a una comunità che finora si è distinta per l’espressione pacifica delle sue rivendicazioni.

Adesso sono le 4pm e apprendiamo che il Primo Ministro Hariri si è dimesso. Con le sue dimissioni vengono automaticamente anche quelle dell’intero governo, quindi adesso si apre una nuova fase. Intanto le banche sono ancora chiuse, per l’undicesimo giorno, e la paura di un collasso economico, oltre che politico e sociale, inizia ad affiorare.

Cala la sera, ma non la tensione. E la gente torna in piazza, con l’unica arma in loro possesso, la voce: ثورة ! (Rivoluzione!)