Libano: la rivoluzione dalla finestra. “Tutti significa tutti”

Continua il racconto del nostro cooperante Federico Saracini sulle proteste in corso in Libano. Un diario quotidiano, uno sguardo ravvicinato e partecipe di chi vive ogni giorno la situazione del paese.

Beirut, 24.10.2019

Dopo 8 giorni finalmente ha parlato. Il Presidente Michel Aoun, a mezzogiorno del 24 ottobre, ha rilasciato una conferenza stampa e fatto sapere ai manifestanti di essere pronto ad aprire un dialogo con i loro rappresentanti. Facendo intendere però che il cambiamento può avvenire solo tramite le “istituzioni costituzionali e non nelle strade”.

Quale sarà la mossa della società civile interpellata lo sapremo solo nelle prossime ore. Di certo al momento c’è solo che alcune aree politiche del Libano iniziano a mostrare la loro insofferenza. Testimonianza ne sono la partecipazione, ieri, di alcuni elementi di Amal e Hezbollah (partiti sciiti) a sostegno della Polizia Municipale di Nabatieh negli scontri con i manifestanti per la riapertura della strada. A cui vanno aggiunti dei tafferugli questo pomeriggio a Beirut, scatenati dai sostenitori di Hezbollah contro alcuni dimostranti al canto di “Tutti loro, tutti loro, ma Nasrallah è più onesto di loro”.

Il leader di Hezbollah era stato preso di mira dai cori della piazza fin dalle prime ore della sollevazione popolare, quando era stato lanciato il coro “Tutti loro, tutti loro, e Nasrallah è uno di loro”. Sulla falsa riga del leitmotiv della protesta che è “Tutti significa tutti” (= tutti fuori). A quanto pare qualcuno non è d’accordo.

Se la proposta del Presidente può essere ritenuta in qualche modo un segnale positivo, seppur non nella direzione radicale voluta dal popolo, il secondo elemento porta una luce fosca sul proseguimento del movimento di protesta. Di fatto ormai è chiaro che c’è chi non sarebbe contrario a spingere verso una deriva violenta, se servisse ad arrestare il cambiamento. Ma la piazza? Non sembra che la maggioranza voglia questo. Quanto però sono disposti ad andare avanti, rischiando l’apertura di una crisi che potrebbe sfuggire loro di mano e perdere la sua connotazione pacifica? Fino ad oggi l’esercito Libanese si è dimostrato garante della sicurezza e protezione di tutti, ne parlavamo anche nel post precedente. Ma se la vicenda prendesse una cattiva piega, siamo certi che continuerebbe a salvaguardare chi protesta? O invece potrebbe approfittare del malessere di una parte e con la scusante del rischio di caduta in una spirale di violenza intercomunitaria mettere a tacere il movimento con la forza?

È un peccato pensare che qualcosa possa andare storto, vista la bellezza che queste persone stanno dimostrando in questi giorni e addirittura il senso civico, cosa che di solito non risalta nella Beirut contemporanea. Ogni mattina gruppi di volontari ripuliscono la piazza dei Martiri e le strade adiacenti differenziando addirittura i materiali raccolti. Peraltro una delle organizzazioni coinvolte e che si occupa del riciclo della plastica è ARCANCIEL, un partner locale di Cospe. Quindi doppia soddisfazione.

Anche oggi piove. Ma vedere che nonostante tutto ci sono persone così, piene di speranza e voglia di fare, non può che far pensare che domani ci sarà il sole, dovrà esserci il sole per forza. E se non sarà il domani del calendario, sarà di certo ‘un’ domani.