Libano: le proteste continuano anche con la pioggia. E l’esercito, per ora, sta a guardare.

Continua il racconto del nostro cooperante Federico Saracini sulle proteste in corso in Libano. Un diario quotidiano, uno sguardo ravvicinato e partecipe di chi vive ogni giorno la situazione del paese.

“Kullunā li-l-waṭan, li-l-ʻulā li-l-ʻalam”

(Tutti noi, per il nostro Paese, per la nostra gloria e bandiera)

Beirut, 23.10.2019

Cade la pioggia, ma gli animi si infiammano. Stamattina l’esercito è uscito nelle strade principali per liberare i blocchi, soprattutto in autostrada. I manifestanti sono stati spinti ai lati, ci sono stati dei tumulti un po’ dappertutto e si è forse rischiato uno scontro frontale che avrebbe potuto portare un cambio radicale di direzione per le sorti della protesta. E invece… invece i manifestanti sono rimasti lì e di fronte a questa forza d’animo l’esercito ha dovuto allentare la presa. Risultato, l’autostrada verso Beirut dal Nord è completamente bloccata all’altezza di Jalel Dib da almeno 8 ore, mentre una lunga fila di persone costeggia la carreggiata sventolando le bandiere libanesi, reimpossessandosi di quel luogo pubblico.

In questa giornata di inizio autunno, con i tuoni che rimbombano e i lampi che squarciano il cielo, come in un classico giorno di fine stagione estiva al mare, loro sono sempre lì. Piove a torrenti? C’è l’ombrello. E se non c’è, pazienza. Di là non sembra proprio abbiano intenzione di muoversi. Un passo di troppo e lo spazio conquistato potrebbe essere perso. Ma non solo. C’è anche la necessità di far passare un messaggio ben chiaro alle autorità: è il popolo che decide.  

Per tutti è comunque un momento molto intenso. Sia per chi manifesta, ma anche per chi ha il dovere di far liberare le strade. Un militare è stato ripreso da un po’ tutti i media in uno stato di forte commozione. Credo non sia facile dover affrontare una situazione del genere, ben sapendo che quelli che ti ritrovi di fronte sono sostanzialmente dalla stessa tua parte e vogliono difendere anche i tuoi diritti: a un lavoro sicuro, uno stipendio decente e ad una classe politica finalmente alla tua stessa altezza.

Purtroppo questa sorta di affinità, ostentata poi dalle Forze Armate questo pomeriggio in un comunicato dove si dicono “impegnate a proteggere la libertà di espressione e le manifestazioni pacifiche”, non si è notata altrettanto al Sud. A Nabatieh un gruppo di manifestanti è stato assalito dalle forze di Polizia locale e la notizia ha presto fatto il giro dei social. Ciononostante in città, alla sera, sono tutti di nuovo tornati in piazza a cantare “Kullunā li-l-waṭan, li-l-ʻulā li-l-ʻalam”, l’inno nazionale Libanese.

Altro messaggio inviato ai governanti da un popolo unito “per il nostro [loro] Paese, per la nostra [loro] gloria e bandiera” – https://twitter.com/Amreen__Rizvi/status/1187068484699602944?s=20