Giorno della memoria e dell’accoglienza: una riflessione su Ue e Libia

Una riflessione del nostro responsabile migrazioni, Udo Enwereuzor, sul ruolo ambiguo della Ue con la Libia. E la necessità  di mettere fine al ritorno dei migranti nei centri di detenzione libici. Fatto, numeri, testimonianze ci dicono che che si tratta di luoghi pericolosi dove uomini e donne rischiano la vita ogni giorno.           

La Commissione non può riconoscere da una parte che “le condizioni dei migranti in Libia sono gravemente deteriorate a cause dei problemi di sicurezza dovuti al conflitto…” e dall’altra lodare l’efficacia delle intercettazioni delle barche dei migranti e richiedenti asilo in mare dalla Guardia Costiera libica nel limitare il numero degli arrivi nell’Ue, ignorando che questi i migranti intercettati vengono riportati in centri di detenzione dove oltre ad essere soggetti ad ogni sorta di abusi (che l’Ue condanna), sono collocati in aree dove sono ancora in corso i combattimenti tra le parti in conflitto, il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Serraj e l’Esercito Nazionale Libica del Generale Khalifa Haftar.

L’uccisione causata dal bombardamento il 2 luglio scorso dei 53 migranti ed il ferimento di altre 130 dei 654 migranti detentuti nel centro di detenzione governativa di Tajoura nella periferia sud di Tripoli, (anche questa condannata dall’UE) testimonia del gravissimo pericolo in cui si trovano i migranti detenuti in Libia in strutture governative o delle tante milizie che si contendono fette di potere. Nonostante l’evacuazione dei sopravvissuti quattro giorni dopo ad una piccola struttura dell’UNHCR, la GCL riportò pochi giorni dopo 103 migranti intercettati in mare nella stessa struttura, anche se i bombardamenti aerei e con armamenti pesanti continuavano. Così facendo, ci si prepara ad un altro massacro e un nuovo giro di condanne e d’invito ai governanti libici di proteggere la vita delle persone che si trovano sul loro territorio ecc.

I migranti intercettati in mare dalla GCL e riportati nei centri di detenzione rischiano la morte non solo dai combattimenti attivi nelle zone di detenzione ma anche dagli interventi diretti delle guardie a cui è affidato il controllo delle strutture in questione. Cose si è visto il 19 settembre, un gruppo di 103 migranti intercettati in mare e sbarcati dalla GCL in un centro di detenzione ad Abusitta a Tripoli, ha protestato contro l’essere rinchiusi nel centro proprio per i pericoli dei bombardamenti e alcuni hanno tentato di scappare. Delle persone armate hanno aperto il fuoco contro i manifestanti colpendo un signore sudanese allo stomaco e causandone la morte poco dopo. Il tutto è avvenuto di fronte agli operatori dell’OIM che ha condannato affermando che “l’uccisione e l’uso di proiettili veri contro civili disarmati e vulnerabili, uomini, donne e bambini, è inaccettabile sotto qualsiasi circostanza”.