WhomeN: donne migranti e rifugiate e la ricerca di lavoro. Che fare?

Sono 158 le donne migranti e rifugiate e con più di 45 anni intervistate per la ricerca “Studio qualitativo sui bisogni formativi delle donne a rischio di esclusione sociale” realizzata dal progetto WhomeN in 8 paesi europei (Bulgaria, Germania, Italia, Lettonia, Romania, Slovenia e Spagna).

Il progetto nasce infatti per offrire nuove opportunità e competenze a donne adulte a forte rischio di esclusione sociale per migliorare il loro livello di qualificazione e dunque la loro capacità di trovare un impiego e di integrarsi nella società.  Secondo la ricerca condotta attraverso questionari quali-quantitativi il 38,69 per cento delle donne intervistate ha un titolo di studio universitario ma solo il 38%  del totale ha un riconoscimento formale.

Questo mancato riconoscimento costringe molte donne a fare un lavoro che non vogliono fare. Sono oltre il 64 per cento ad avere difficoltà a trovare lavoro. Solo il 28 percento  ha invece un contratto a tempo indeterminato.  Il problema principale per molte di loro è la conciliazione vita lavorativa e familiare ma anche la burocrazia e la discriminazione.

L’importanza dei corsi di formazione è chiara per quasi tutte loro (l’82 per cento si dimostra interessata ai corsi) e molte di loro vedono la formazione anche come mezzo per creare reti, per uscire dall’isolamento, dalla solitudine e migliorare l’autostima.  Molte donne del campione rilevano però una certa arretratezza dei corsi rispetto al mercato del lavoro.

WhomeN lavora proprio a migliorare gli strumenti di apprendimento, lavorando anche sui formatori attraverso un programma di formazione incentrato strumenti valutativi europei per garantire la qualità dell’istruzione e della formazione professionale e il trasferimento dei crediti ECVET ed EQAVET, rivolto ai professionisti dell’educazione per adulti.  I professionisti, dopo la formazione, sono chiamati a stilare un nuovo protocollo innovativo costruito sulle effettive caratteristiche ed esigenze di queste donne e che punti a promuovere le competenze professionali delle donne rifugiate e migranti, ad alto rischio di esclusione sociale. Il tasso di rischio – si legge nella ricerca – aumenta con l’età delle donne.

Inoltre, il rischio dipende da fattori geografici: per le donne che vivono in aree rurali è molto più difficile ottenere un lavoro, frequentare corsi o svolgere tirocini pratici.  L’inclusione di donne non europee nel mercato del lavoro è un problema serio. Lo studio di WhomeN è un piccolo punto di partenza per superarlo.

In allegato la ricerca integrale