Pachamama: una nuova voce per le donne boliviane

Raggiungere i comuni di Quiabaya (3.000 m.) e Tacacoma (2.800 m.)  da La Paz significa percorrere ore di macchina lungo strade impervie e difficili dentro scenari belli e mozzafiato. Dentro questa bellezza viene però da chiedersi quanto sia difficile vivere in questi luoghi isolati dove è chiara la carenza di servizi e di facili vie di comunicazione.

E’ già sera quando arriviamo nel comune di Quiabaya ed è subito chiaro che si tratta di un piccolo paesino per metà abbandonato. In giro più donne che uomini perché gli uomini sono emigrati per lavorare soprattutto nelle miniere più vicine. Il fenomeno della migrazione interna ha colpito da anni quest’area e il paese intero. Se ne vanno prima gli uomini e i giovani. Le donne adulte rimangono a mantenere un’economia di sussistenza che però è anche economia di vita che mantiene in vita territori e famiglie pur decimate dalle molte partenze.

I primi incontri che facciamo sono con gruppi di donne adulte. Le donne giovani, ci dicono, sono poche. Se ne sono andate per studiare o cercare lavoro. Rimangono solo le donne adulte con figli piccoli e anziani a carico pronte però a partire verso la città se si presenta l’occasione.

Ci parlano della loro economia di sussistenza che non produce per il mercato, del loro desiderio invece di poter sviluppare le loro micro-economie e migliorare le loro condizioni di vita. Ci raccontano dei servizi che non ci sono e del bisogno invece di avere presidi e servizi sanitari. Sono consapevoli che la questione della violenza le riguarda e sarebbe necessario fare qualcosa forse anche partendo da un rafforzamento del loro ruolo e delle loro competenze.

Il progetto è solo all’inizio e gruppi di donne si sono costituiti in tutte e 10 le comunità coinvolte nei due comuni di intervento. Una ricerca-azione partecipata e la costruzione di un’agenda delle donne trasformerà richieste e bisogni in elaborazione di proposte pubbliche per trasformare la realtà in cui vivono. Un’agenda delle donne che parlerà di questioni che riguardano tutti e tutte ma che partono dal punto di vista delle donne, punto di vista spesso non considerato. L’obiettivo è anche quello di rompere una cultura della dipendenza che ci attraversa tutti e tutte e ridare parola politica alle donne anche in queste aree marginali del paese, riconoscere le loro competenze prima che i loro limiti, dare voce a visioni e nuove narrazioni.