Senegal: la storia di Ousmane e dei migranti che tornano.

La Casamance, è la regione meridionale del paese, compresa tra il Gambia e la Guinea Bissau. Considerata il polmone del Senegal, con le sue foreste di mangrovie, terreni lussureggianti e i numerosi corsi di acqua in cui si dirama il fiume omonimo.  In Casamance, la fazione armata dell’Mfcd  (Movimento delle Forze Democratiche) ha iniziato nel 1982 una guerriglia che ha trascinato il paese in un conflitto che, seppur considerato “di bassa intensità”, ha causato più di 800 vittime e 60mila sfollati. Macky Sall, dal 2012 Presidente del Senegal, aveva fatto della pace nella regione una delle promesse elettorali.

Durante la sua presidenza, il governo ha in effetti compiuto più di un gesto verso questa direzione e verso la rottura dell’isolamento della regione (separato dal resto del paese dal Gambia): alcuni esempi sono l’aumento delle navi che collegano Ziguinchor alla capitale Dakar, la promessa di un ponte sopra il fiume Gambia entro la fine del 2019 e il Piano “Casamance: polo di sviluppo”, un progetto di appoggio all’agricoltura e allo sviluppo per accrescere il potenziale economico della regione. Di fatto, nonostante alcuni passi avanti, la regione continua a soffrire una carenza di servizi, soprattutto in ambito socio- sanitario e molti giovani negli ultimi anni hanno provato l’avventura della migrazione. La rotta dalla Casamance passa dal Mali, dal Niger nel tentativo di arrivare in Libia.

Molti sono stati anche i giovani partiti con le piroghe alla volta dei territori spagnoli più vicini: le isole Canarie che comunque sono a 1200 chilometri dalle coste senegalesi. Una rotta meno conosciuta dall’Italia ma che ha contato numerosi stragi silenziose e ha creato una mobilitazione delle madri e dei fratelli di coloro che non sono tornati.   Ousmane ha 32 anni, vive a Thionck Essyl, un piccolo paese della regione. E’ riuscito a studiare fino alla maturità e voleva continuare i suoi studi in Francia. Aveva ottenuto le carte necessarie per andare all’università ma gli è stato rifiutato il visto.  Ha deciso allora di spostarsi prima a Dakar, dove per qualche mese ha fatto dei lavori a cottimo, giornalieri come muratore. Una volta messi da parte i soldi necessari ha deciso di provare la rotta verso la Libia.

E’ stato fermato al confine tra Niger e Libia da dei poliziotti francesi e tedeschi che pattugliavano la zona. Rimandato ad Agadez è stato accolto in uno dei grandi centri di accoglienza dell’OIM. “C’erano moltissime persone: nel centro eravamo organizzati per nazionalità. 1000 erano solo i senegalesi e molti di questi erano analfabeti, così ho dato una mano per compilare le pratiche e fare della mediazione” Uno dei giovani che Ousmane ha aiutato ad Agadez ora è coinvolto come lui nel progetto Economie Migranti che COSPE onlus sta realizzando nella periferia di Dakar e proprio in Casamance, ad Adeane “Come tutti i Dioula sapevo coltivare la terra e quindi mi sono detto che poteva essere una strada. Partecipando al progetto però ho potuto fare un corso sull’agroecologia e anche sapere come rendere più produttive le colture. Ad esempio dopo il corso ho deciso di produrre alcune colture tardive così da mettere dei prezzi più alti rispetto al periodo di massima produzione”.

Ousmane insieme ad altri giovani della zona coinvolti nel progetto, hanno deciso di creare un fondo di rotazione per permettersi di fare altri piccoli investimenti. C’è chi ha comprato delle altre attrezzature agricole, chi dei montoni, chi dei pulcini. E’ un modo per sostenersi e per continuare ad investire nelle loro attività anche dopo la fine del progetto.

Con i ragazzi e le ragazze dell’associazione hanno anche deciso di organizzare un torneo di lotta, lo sport più popolare in Senegal, con tutte le squadre della Casamance. Un evento con ingresso a pagamento per raccogliere altri fondi da investire per le loro attività imprenditoriali create nel progetto Economie migranti, ma anche un’occasione per sensibilizzare sulla pericolosità dell’immigrazione irregolare.  “Ho fatto tante tappe nel mio percorso migratorio. Un vero percorso da combattente. Ma ora voglio che questa dura esperienza sia utile per me e per altri”. Un modo per raccontare anche che il rientro dalla migrazione non è sempre una sconfitta ma anche un’occasione di ripartenza e di ricostruzione di un nuovo futuro.