La malaccoglienza del Decreto Salvini: un affare per pochi, un danno per l’umanità e per l’economia degli italiani

E poi ci raccontano che “prima gli italiani”. Capiamoci: già è sbagliato di per sé, ma in più è pure falso. Soprattutto per quello che riguarda la questione della gestione dell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati. Dati alla mano e propaganda a parte, il Decreto sicurezza, spulciato e approfondito, si rivela una manna per il lucro dei grandi gruppi privati che, grazie alla chiusura dei CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), e allo svuotamento degli Sprar (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati) si troveranno a gestire centri sempre più grandi, senza gare pubbliche e sempre più simili a delle strutture di detenzione piuttosto che di accoglienza e inserimento sociale. Ma non si ledono solo i diritti dei richiedenti asilo e dei migranti ad un sistema di accoglienza dignitoso e non si minano solo le basi per un adeguato processo di integrazione. Come tutte le misure cosiddette “emergenziali” finiranno per costare molto di più. Secondo un recente dossier di Valori infatti nei megacentri si spenderanno fino a 14mila euro per migrante mentre negli Sprar, mediamente, l’accoglienza di un migrante costa circa 6.300 euro per 6 mesi di permanenza. Una differenza di costi che andrà a tutto vantaggio del profitto di grandi holdings e a totale scapito dei diritti dei migranti e della reale sicurezza e coesione sociale del paese. In particolare, sempre secondo il documentato Dossier, sarà il gruppo privato elvetico ORS, società, controllata dal private equity londinese Equistone Partners che gestisce da anni decine di centri per migranti in Svizzera, Austria e Germania, ad essere in prima fila per questi appalti. La società è infatti sbarcata ufficialmente in Italia lo scorso 22 agosto in cerca di nuovi orizzonti. Nel frattempo in Austria dove la società lavora in appalto, lo Stato sta già pensando di riprendersi questa gestione avendo sperimentato che privatizzare fa diminuire i costi per persona ma fa crescere quelli complessivi e l’accoglienza è di pessimo livello. Questi centri per altro sono stati anche oggetto di varie denunce da parte di Amnesty. Per dire. E, lo si evince bene dai 17 articoli che compongono il Dossier, basta guardarsi in

giro per capire che in tutto il mondo la via della privatizzazione nell’ambito dell’accoglienza o della detenzione, non ha mai generato né risparmi, né migliore qualità. Eppure è proprio questa la strada indicata da Salvini e dal suo Decreto. Quando si parla di “business dell’accoglienza”, questo governo, o almeno questo ministro, lo fa per lanciare illazioni a tutte le ong e a tutte le associazioni del terzo settore impegnate in questo ambito e nel sistema di accoglienza diffuso degli Sprar, facendo distogliere lo sguardo dal vero rischio di business, ai danni dei migranti e a conti fatti, anche degli italiani.