Terra di Tutti Film Festival: ci siamo! Da Firenze a Bologna con 26 opere in concorso!

“Vedere mi è costato aprire gli occhi a tutto ciò che non vorrei vedere” (Antonio Porchia)

La visione come premessa necessaria, complessa, talvolta dolorosa, per poter comprendere le vicende umane, sociali e ambientali che accadono tutto attorno a noi. Il Terra di Tutti Film Festival, organizzato dal 2007 dalle ong COSPE e GVC, è un’occasione per aprire gli occhi su realtà vicine e lontane che, troppo spesso, non hanno alcuna visibilità.

L’edizione 2018 del festival, quest’anno più che mai, vuole porre l’accento su quei valori condivisi, dal rispetto dei diritti umani alla solidarietà, che sostanziano ciò che siamo e tutto ciò che facciamo. I molti film presentati tra Bologna e Firenze, 26 in concorso e 12 fuori concorso, ci condurranno in un viaggio che toccherà luoghi remoti come le terre abitate dalle comunità afrodiscendenti quilombolas in Brasile, altri sovraesposti, ma non sempre raccontati con sincerità, come i campi dei rifugiati in Libano, altri ancora così vicini a casa da sfuggire allo sguardo come i terreni coltivati dell’Agro Pontino e gli spazi di accoglienza per i richiedenti asilo in Europa.

Tantissime anche quest’anno le voci femminili, dietro e davanti la telecamera, molte giovanissime, che troveranno spazio sullo schermo. Come quelle delle leader colombiane, in prima linea nel processo di ricostruzione democratica della pace nel paese post accordo tra il governo e le FARC; come quelle delle militanti di Feminista, impegnate in una carovana in giro per l’Europa per portare avanti istanze di eguaglianza e giustizia; come quella di Monica che, da sempre, quando si sente in pericolo scatta una fotografia o gira un video, Monica che è stata tre volte vittima di tratta, tre volte riuscita a scappare. A ricordarci che i nemici dell’uguaglianza sono numerosi, e le battaglie da combattere ancora tante.

Imprescindibile la riflessione, che ci accompagna ormai dagli inizi, sulla Fortezza Europa: con il dovere di arricchire il dibattito, evitando gli slogan, e la presunzione di cambiare i punti di vista e i pregiudizi. Immigrazione non è soltanto sbarchi, ma è anche integrazione, confronto, accoglienza (anche se sempre più spesso criminalizzata, così come la solidarietà): di tutte quelle persone che non solo soltanto migranti, ma anche sopravvissuti. Così come sono sopravvissuti alla morsa dello Stato Islamico i bambini nati e cresciuti in Siria e Iraq durante gli anni di dominio del Califfato. Ma quali sono i segni che portano sulla pelle e, ancor più profondi, dentro? Grazie allo sguardo di alcuni registi coraggiosi ci addentreremo nel cuore dell’ISIS per scoprire, con necessario dolore, la drammaticità dell’educazione integralista e della negazione profonda dell’infanzia operata dall’ideologia. Sempre pericolosa, qualunque essa sia.

Voci e volti scorrono, si alternano e si intrecciano sullo schermo con la loro forza fatta di azioni concrete, di rivoluzioni, di coraggio. A chi sta qui, molto spesso dall’altra parte, viene richiesto, dunque, soltanto il “costo” della frase di Porchia che riassume lo spirito di questa edizione del festival. Uno sforzo che, se vogliamo, non ci lascerà uguali a prima.

 

26 Settembre 2018