In Brasile la voce delle donne è ancora debole

In Brasile, la questione dell’aborto, è ancora una tematica scomoda e terreno di scontro tra i diversi segmenti  politici e sociali del Paese. Le associazioni femministe si muovono cautamente e fanno poca rete tra loro. Le manifestazioni per i diritti delle donne vengono boicottate. La situazione  nel più grande Paese del Sudamerica è ancora molto complessa e tutt’altro che rosea.  La testimonianza della nostra cooperante Martina Molinu:

“In Brasile l’aborto è ancora illegale, nonostante questa pratica coinvolga una donna su cinque e che recentemente il Supremo Tribunale Federale, creando un precedente, abbia dichiarato che la criminalizzazione dell’aborto praticato durante le prime 12 settimane di gestazione è incostituzionale e viola i diritti fondamentali della donna (ossia l´autonomia, la sua integrità fisica e psichica, i diritti sessuali e riproduttivi e l´uguaglianza di genere).

Dice il Tribunale: “Nella misura in cui è la donna che sostiene l´onere integrale della gravidanza, e che l’uomo non puó, esisterà uguaglianza piena solo quando le sarà riconosciuto il diritto di decidere sulla sua prosecuzione”. “O direito à integridade psicofísica protege os indivíduos contra interferências indevidas e lesões aos seus corpos e mentes, relacionando-se, ainda, ao direito à saúde e à segurança. Ter um filho por determinação do direito penal constitui grave violação à integridade física e psíquica de uma mulher”.

Ecco, questo non basta: il movimento Pró-vida è molto forte, le reti delle donne frammentate e, dopo questa dichiarazione in Parlamento, è stata creata immediatamente una Commissione Speciale per inserire all’interno della Costituzione il diritto alla vita per il feto: una proposta, quello dello Statuto del Nascituro, che dal 2007 torna costantemente all’ordine del giorno, ed è ora di nuovo oggetto di discussione.

Intanto l’8 dicembre si è tenuta una marcia contro la criminalizzazione dell’aborto, mentre la manifestazione del 25 novembre per i diritti delle donne era stata “oscurata” da un’altra grande dimostrazione anti governativa, quella contro la PEC 55 ovvero la “Proposta di Emendamento Costituzionale 55” che riguarda il  «tetto alla spesa» e con la quale il governo di Michel Temer vuole stabilire stabilire un mandato costituzionale che, secondo i critici, può portare al congelamento dei fondi per Educazione e Sanità, oltre ad altre spese sociali, per i prossimi 20 anni.

Una cosa importante certo, ma che non ha tenuto in nessun conto i diritti delle donne e una giornata internazionale che serviva ad accendere un faro su questi gravi problemi legati ai diritti delle donne che affliggono l’attuale società brasiliana. 

A Rio, le due manifestazioni si sono intersecate a un certo punto, ma non è bastato. La voce delle donne non è stata rispettata. Ma forse semplicemente non la si vuole ascoltare. Uno spazio importante in cui si discute di questi temi, e che ho preso a frequentare, Istituto Rose Marie Muraro, una delle principali femministe brasiliane, adesso gestito dalla figlia in collaborazione con il progetto Agora Juntas, una proposta di creazione di una casa collaborativa come spazio sicuro per la costruzione di una rete di fiducia personale e professionale tra le donne, qualsiasi sia la loro età e provenienza. Qui le femministe (si definiscono così) si incontrano. Qui ho assistito a incontri tra donne brasiliane, colombiane, argentine, che discutono la violenza contro le donne, i movimenti femministi nella regione latino-americana, che si raccontano esperienze e scambiano strumenti di denuncia.

Pur ricordando che in America Latina l’aborto è legale solo a Cuba, in Uruguay, Guiana Francese e Mexico D.F., la situazione brasiliana è emersa come tra le più gravi: qui chi sceglie l´aborto è trattata come un’ assassina, anche nella pratica giudiziaria l´iter é il medesimo. Non solo la donna ma tutte le persone complici rischiano la prigione, anche per aver indicato una clinica clandestina o dato un´informazione che può salvare una vita in caso di aborto mal praticato.  Emblematico il caso di una ragazza di 27 anni. Scoperto che stava recandosi presso una clinica clandestina è stata carbonizzata viva ed ancora oggi il marito e la madre sono sotto processo e rischiano la prigione”.