Le politiche migratorie dell’Unione Europea sono in balia delle onde

“Corridoi umanitari, canali sicuri e regolari, nuove politiche di accoglienza e diritti umani. E’ questo quello che auspichiamo sia discusso al prossimo Consiglio Europeo dell’Unione Europea del 15 e 16 dicembre – dice Giorgio Menchini presidente di COSPE raccogliendo e rilanciando l’appello di gran parte della società civile italiana riunita sotto la sigla di Concord Italia alla vigilia del nuovo vertice, che vedrà ancora una volta, la questione delle migrazioni al centro delle discussioni. “Temiamo invece -aggiunge – che si discuta del fenomeno ancora come emergenza, invasione, ordine pubblico e riallocazioni. I migranti non sono numeri ma persone che devono vedere rispettati i diritti fondamentali garantiti dalle convenzioni internazionali: i leader europei non si lascino sfuggire un’occasione per cambiare rotta”.

E’ ‘questo, in sintesi, l’appello che le associazioni aderenti a Concord Italia e le organizzazioni europee della società civile, impegnate sui temi dello sviluppo e dell’immigrazione, hanno inviato al Consiglio Europeo con una lettera indirizzata ai Capi di Stato europei.  Nella lettera si chiede che “i leader mondiali affinché si impegnino ad affrontare povertà, disuguaglianze, conflitti e cambiamenti climatici, a facilitare una migrazione sicura, regolare e responsabile e ad assicurare il pieno rispetto per i diritti umani e un trattamento umano per i migranti, a prescindere dal loro status, così come previsto dalla Agenda 2030 sottoscritta solo un anno fa”.

Le associazioni firmatarie, tra cui COSPE, definiscono inaccettabile e contraria ai più basilari principi della cooperazione allo sviluppo la condizione, posta dalla Commissione Europea nel documento Nuovo quadro di partenariato dell’Unione Europea con i paesi terzi, con cui si lega “la performance dei paesi (i primi sono Etiopia, Niger e Mali) nel controllare i flussi migratori” ai “volumi europei di aiuti allo sviluppo” minacciando “conseguenze” per chi non coopera.

L’accordo Ue-Turchia, a cui si ispira questo Nuovo quadro e sarà oggetto di valutazione dei Capi di Stato durante l’incontro, non solo ha fallito come misura preventiva in relazione alle morti nel Mediterraneo (ad oggi 1000 in più rispetto allo stesso periodo del 2015), ma ha permesso anche che in Grecia 60.000 persone fossero rinchiuse in centri di detenzione o in posti comunque non attrezzati all’accoglienza, come magazzini o edifici abbandonati, luoghi ove le condizioni violano qualsiasi standard umanitario.

La rotta del Mediterraneo centrale è tornata ad essere il canale principale per raggiungere l’Europa, ma anche la tomba per migliaia di migranti. Salvare vite è ufficialmente una priorità del nuovo accordo di partenariato, ma è evidentemente inefficace.

Il Summit è un’opportunità per l’Unione Europea di cambiare rotta. Al momento invece l’Unione e i suoi Stati membri seguitano a stringere accordi con paesi in cui la situazione dei diritti umani è preoccupante, se non drammatica. Nella lettera le organizzazioni evidenziano ad esempio le criticità dell’accordo stipulato tra Unione Europea e Afghanistan per accelerare le procedure di riammissione ed i ritorni forzati di cittadini afghani. Il testo ha gravi difetti, il più evidente dei quali è che l’Afghanistan non è un paese sicuro: vaste aree di questo Paese sono ancora sotto il controllo dei Talebani, quasi tutte le province sono teatro di scontri armati e ci sono circa un milione di sfollati interni.

Il documento, infine, si chiude con la richiesta all’Unione Europea di affrontare le profonde disuguaglianze locali e globali, concentrando gli sforzi sulla costruzione della pace e della giustizia.

LETTERA A GENTILONI

COMUNICATO STAMPA_CONCORD ITALIA 

Foto di  Francesco  Anselmi – Isola di Kos (C) Contrasto