Egitto: una nuova legge sulle ong che riporta al passato

In Egitto si continua a registrare una situazione difficile per la società civile. Lo scorso 29 novembre, dopo l’approvazione del Parlamento e del Consiglio di Stato, è passata alla firma del Pesidente Al Sisi una legge che pone un maggiore controllo governativo sull’operato delle associazioni nazionali ed internazionali. Il 7 dicembre scorso Azza Souleiman, avvocatessa e attivista per i diritti delle donne oltre che presidente dell’associazione CEWLA, è stata arrestata per un giorno e poi rilasciata su cauzione, nel quadro delle sanzioni e delle pene comminate alle associazioni che ricevono fondi da organizzazioni internazionali.

Fatti che vanno nella stessa direzione: Azza Souleiman, infatti, come altri attivisti egiziani, si era già vista congelare i beni e proibire l’uscita dal Paese da tempo. Poi l’arresto. Un atto inequivocabile, per riaffermare la volontà del presidente Al Sisi di punire le attività di quelle organizzazioni ritenute fuori dal quadro del controllo governativo, come richiesto dalle leggi precedenti, e ulteriormente da quella appena approvata.

L’attuale legge riprende e rimpiazza una vecchia legge della presidenza Mubarak  (la l.84/2002), che seppure poneva diversi limiti alle attività delle associazoni, aveva comunque permesso lo sviluppo di una forte società civile in Egitto. Secondo diversi pareri, la nuova legge aumenta i controlli del governo sulla società civile.  Di segno opposto le dichiarazioni del governo: lo speaker in parlamento, Ali Abdel Aal – come riporta il giornale indipendente Mada Masr – ha detto che l’approvazione di questa legge è “un messaggio a tutto il mondo per dire che l’Egitto è un Paese indipendente e sovrano”, nella pretesa del governo egiziano di sradicare l’ingerenza straniera negli affari nazionali. E tra gli articoli più controversi che sono passati c’è quello che impedisce, o limita, il finanziamento di associazioni egiziane con fondi stranieri. E’ importante evidenziare che questo riguarda il settore delle associazioni, ma non riguarda il settore delle aziende profit.

Per 23 articoli su 89 della nuova legge, il Consiglio aveva espresso delle riserve, che tuttavia non sono state accolte dal Parlamento. Sempre secondo Mada Masr, queste restrizioni imposte dalla legge andranno a ridurre gli importanti interventi di tutte quelle associazioni che finora hanno anche funzionato, con le loro attività e servizi, come surrogato di strutture statali incapaci di garantire servizi sociali adeguati alle necessità della popolazione.

Tra le  misure più importanti che la legge reintroduce c’è la “National Authority for the Regulation of Non-Governmental Foreign Organizations”, un’Autorità governativa il cui mandato è non solo di monitorare le associazioni straniere e quelle egiziane che ricevono fondi dall’estero, ma anche controllare che queste associazioni usino i fondi in modo “appropriato”, ovvero seguendo la linea dettata dai piani statali. Saranno infatti controllate ricerche, inchieste e pubblicazioni, che non potranno essere realizzate se non sotto previa autorizzazione delle Autorità e non potranno andare contro le linee già decise dal governo. Inoltre sono previsti fino a 5 anni di carcere o ammende tra 59mila e 1 milione di lire egiziane (circa da 3.000 a 55.000 Euro) in caso di violazione della legge. I casi punibili vanno dalla collaborazione con o.n.g. straniere senza permesso fino all’apertura di una nuova o diversa sede senza un permesso scritto.

Un rapporto dell’ ICNL (International Center for Not profit Law), spiega che la legge arriva in un contesto drammatico per la società civle egiziana. Nel settembre 2016, la Corte Penale ha chiesto di bloccare i beni personali di 5 tra i più importanti attivisti egiziani: Hossam Bahgat, fondatore della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR); Gamal Eid, direttore  dell’ Arabic Network for Human Rights Information (ANHRI); Bahey el-Din Hassan, direttore del Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS); Mostafa al-Hassan, direttore del Hisham Mubarak Law Center e Abdel Hafez al-Tayel, direttore dell’Egyptian Center for Right to Education.  La stessa Corte ha ordinato di congelare i beni di tre associazioni: CIHRS,  Hisham Mubarak Law Centre, ed Egyptian Centre for the Right to Education. Senza pensare alle condanne di avvocati, giornalisti, blogger e attivisti, tra cui ricordiamo il caso di Malek Adly, avvocato del Egyptian Centre for Economic and Social Rights  che tra i  primi aveva seguito  il caso di Giulio Regeni, incarcerato per oltre tre mesi, per aver lavorato, come avvocato, al caso che riguardava la cessione di due isole egiziane all’Arabia Saudita senza consultazione popolare. Oggi Adly è libero ma non può uscire dal Paese.

COSPE, come ong. internazionale operante da diversi anni in Egitto, esprime preoccupazione per l’adozione di queste misure, nella consapevolezza che la società civile in Egitto va assolutamente promossa e non ostacolata, poiché rappresenta un forte valore aggiunto di democrazia del tessuto sociale, di interventi diretti in favore delle popolazioni marginali, e di contrasto alle forme di estremismo e radicalizzazione, che oggi rappresentano un forte elemento di instabilità della società.