La Slovenia riconosce l’acqua pubblica come diritto fondamentale

Una bella notizia arriva durante la giornata di chiusura della ventiduesima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite  che si sta svolgendo a Marrakech:  la Slovenia riconosce l’acqua pubblica come diritto fondamentale.
“Mentre la COP 22 è in corso e i vari Paesi membri firmatari dell’Accordo di Parigi lavorano sulle proposte di implementazioni dei contributi nazionali che si attueranno entro il 2020 – ci racconta Marirosa Iannelli di COSPE – la Slovenia fa un passo importante ed esemplare, assumendo così il 6°goal dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile, Acqua e servizi-igienico sanitari disponibili e fruibili per tutti”.
In questo modo l’accesso all’acqua potabile deve essere garantito al di fuori delle logiche di mercato e della privatizzazione, e non può essere considerata una merce: l’unico gestore sarà lo Stato.
Il parlamento di Lubiana ha approvato il provvedimento con 64 voti a favore e nessun contrario. Si è astenuto il partito Democratico Sloveno, che rappresenta l’opposizione di centro-destra, secondo il quale questo passo non è necessario e si tratta soltanto di una mossa del governo per aumentare il consenso tra la popolazione.
Una decisione storica e un passo importante verso la concretizzazione del diritto umano all’acqua che porta lo stato slovacco a farsi carico della gestione, distribuzione e controllo di una risorsa che da oggi in Slovenia non sarà più considerata una merce finanziaria sotto il controllo dei mercati e degli accordi bilaterali di libero scambio.
Il diritto all’acqua è ormai da anni riconosciuto come uno dei principali diritti umani in diversi trattati internazionali, ma ovunque nel mondo l’acqua pubblica viene minacciata, imbottigliata e venduta negli scaffali dei supermercati come qualsiasi altra merce. La Slovenia è il primo paese dell’Unione europea a difendere l’acqua pubblica nella propria costituzione. Nel mondo questo passo è stato compiuto soltanto da altri 15 Stati.
L’acqua è un argomento controverso in Slovenia, le imprese straniere del settore alimentare e potabile stanno comprando i diritti su una grande quantità di risorse idriche locali. Il governo sloveno ha sollevato preoccupazioni circa gli impatti di accordi di libero scambio come il CETA nella sua capacità di controllare e regolare queste risorse.
“Gli accordi commerciali ed i meccanismi di risoluzione delle controversie investitore-Stato possono limitare la capacità degli Stati di riprendere il controllo pubblico delle risorse idriche, quando gli investitori stranieri sono coinvolti, come è il caso della Slovenia. Per garantire il diritto all’acqua e il controllo su questa risorsa-chiave, i parlamenti europeo e sloveni devono respingere il CETA quando si tratta di votarlo nei prossimi , ha detto David Sánchez, direttore di Food & Water Europe,  partner  di COSPE della campagna stop water grabbing.
“COSPE auspica nello stesso impegno da parte del governo italiano – conclude Marirosa Iannelli- ricordando l’attenzione verso tutti i diritti umani – tra cui diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari- contenuta nel preambolo del Paris Agreement”.

 

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