Appuntamento a Prato per #Medtown 2017

E alla fine il Mediterraneo è arrivato in città: sabato 12 novembre, con un’intera giornata di incontri, video, musica, talk show, è stato lanciato ufficialmente “Mediterraneo Downtown”, il Festival sul Mediterraneo contemporaneo organizzato da COSPE onlus, Libera, Comune di Prato e Regione Toscana in collaborazione con l’ANCI, che si terrà il prossimo maggio in versione “large”, sempre a Prato.

Un primo passo, per elaborare una nuova visione del Mediterraneo che sia sempre più spazio di integrazione sociale, economica e politica. Più di 300 persone hanno raccolto l’invito e si sono avvicendate durante le 12 ore di programma nella platea del Teatro Metastasio che ha ospitato la manifestazione. Trentacinque tra relatori e ospiti da tutte le sponde del Mediterraneo e 60 le persone, tra staff delle organizzazioni e volontari, che hanno permesso lo svolgimento e il successo di “Mediterraneo Downtown”. Tra loro gli studenti dell’alberghiero Datini di Prato e altri ragazzi, richiedenti asilo, che attraverso la cooperativa Coop22 hanno voluto dare il loro contributo.

Questi i numeri di una  giornata densa che ha visto tre momenti clou con i tre panel dedicati alla libertà d’espressione, alle economie nel mediterraneo e alla migrazione, ma anche tanti altri momenti importanti e commoventi, come il ricordo di Giulio Regeni con il Comitato Verità per Giulio Regeni di Vaiano e Amnesty International sul palco per chiedere ancora giustizia, per lui e tutti i prigionieri politici nelle carceri egiziane e la premiazione del capitano della nave Aquarius, Klaus Vogel. A lui è andato il premio “Per un Mediterraneo di pace” e una standing ovation del pubblico per il suo impegno con l’associazione “SOS Méditerranée”, iniziativa umanitaria indipendente per il soccorso e il salvataggio dei migranti in mare.

A raccontarci la tragedia dei migranti anche il video “Mediterraneo: la nostra frontiera liquida” di Gabriella Guido e Rosalba Ferba che hanno montato 8 minuti di scatti del fotografo Massimi Sestini, insieme ai testi di Erri de Luca e ai numeri dell’ecatombe: 4051 morti nel 2015, altri 4220 fino ad ottobre del 2016.

Il Mediterraneo raccontato dalle giornaliste in prima linea

La mattinata si è aperta con le importanti testimonianze di quattro giornaliste in prima linea nei vari paesi del Mediterraneo con l’obiettivo di raccontare i fatti e “la verità”: l’egiziana Nora Younis, la turca Fazila Mat, la croata Ana Kuzmanic e Laura Silvia Battaglia, moderate da Azzurra Meringolo, hanno parlato della difficoltà nello scrivere e raccontare oggi la realtà in più paesi del Mediterraneo (sulla sponda sud come in quella nord), e che hanno dipinto una situazione di oppressione crescente e di leggi per cui anche scrivere un pezzo che racconta di abusi di potenti rischia di essere punito come un atto o una minaccia di terrorismo. I giornalisti stranieri a volte se la cavano con un arresto di poche ore. Per i giornalisti locali le ore diventano giorni e mesi. Sono 120, è stato ricordato, i giornalisti turchi in questo momento rinchiusi in prigione. Si è parlato anche della potenza del citizen journalism, ovvero il giornalismo dal basso e i blogger che raccontano le guerre e le rivoluzioni in atto. Una grande risorsa, sempre però stando attenti a controllare le fonti perché spesso quei ‘giornalisti cittadini’ sono anche militanti.

La giornata è andata avanti con scrittrici e scrittori delle rivoluzioni (violate) delle primavere arabe di cinque anni fa, con gli organizzatori di altri festival come il SabirFest di Messina in Sicilia e il Festival dei diritti umani di Milano, e anche con i ragazzi anche del liceo Copernico della città, che da più di un anno partecipano a un progetto doposcuola dove parlano di legalità, politica internazionale ed anche migrazioni. Sul palco anche l’associazione Con.me rappresentata da Maria Donata Rinaldi di COSPE e Alberto Tonini, direttore del Master in studi mediterranei dell’Università di Firenze. Tutti compagni di questa avventura appena all’inizio, chiamata “Mediterraneo Downtown”.

“Todo cambia”: economie e politiche alternative di accoglienza nel Mediterraneo. 

“Todo cambia”, l’omaggio musicale di Ginevra di Marco che ha regalato al pubblico la sua versione della celebre canzone di Mercedes Sosa in apertura del pomeriggio, ha risuonato nel teatro come un auspicio per i temi degli incontri pomeridiani: di modelli alternativi di sviluppo proposti da cooperative, associazioni e reti che aiutano l’autoimprenditorialità e di nuovi modelli di accoglienza per i migranti, si è infatti parlato. I protagonisti del primo panel sono stati il professor Alessandro Romagnoli dell’Università di Bologna e docente di economie del Mediterraneo, Jihad Nammour dal Libano, Dejan Djedovic della Bosnia-Erzegovina e Ahmed El Mrabet dal Marocco, responsabile delle reti di economie sociale. Il secondo e ultimo panel, moderato da Massimo Cirri, storica voce di Radio Rai 2, ha visto sul palco l’assessore all’immigrazione della Toscana, Vittorio Bugli, il sindaco di Prato Matteo Biffoni, Alessandra Morelli, da venticinque anni nell’Unhcr (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) e Alberto Mallardo testimone diretto degli sbarchi di Lampedusa dove vive e collabora come volontario nel progetto “Mediterranean Hope” della Federazione delle Chiese Evangeliche, che sperimenta l’efficacia dei corridoi umanitari. Una valida alternativa, anche se per ora una “goccia nel mare”, alle politiche dei respingimenti.  E di alternative o di modelli si è parlato a lungo con gli ospiti che hanno alla fine indicato altre tre strade principali oltre ai corridoi: le borse umanitarie e i ricongiungimenti familiari, velocizzazione dell’esame delle richieste di asilo.  Che la migrazione non sia un’emergenza ma sia strutturale alla società è un altro concetto che è stato ribadito più volte, così come il fatto che le migrazioni non vadano combattute “ma governate” come sanno bene le amministrazioni locali e come ha detto Vittorio Bugli ricordando il modello di accoglienza toscano che si dimostra ad oggi il più efficace anche se non del tutto al riparo da conflitti sociali. “Si può e si deve migliorare ma siamo convinti che la strada per una corretta gestione del fenomeno sia questa”. “Essere rifugiato o sfollato non è uno status ma una condizione” ha invece ricordato Alessandra Morelli, vissuta tra l’Afghanistan, l’Iraq e lo Yemen e dopo aver passato gli ultimi mesi sull’isola di Lesbo in Grecia, per l’Unhcr. Condizione in cui, precisa, versano oggi 65milioni di persone in tutto il mondo.

A raccontare storie vere di sei di loro, l’Istituto universitario europeo di Fiesole ed alcuni suoi studenti. In collaborazione con la Caritas di Firenze e la parrocchia di Fiesole, hanno aperto le loro porte a sei ragazzi di circa venti anni, provenienti dal Mali, dal Gambia, dalla Costa d’Avorio e dalla Repubblica Democratica del Congo: offrendo loro un alloggio ed accoglienza, ma attività di socializzazione e un progetto di alfabetizzazione per riempire la lunga attesa di una risposta alla loro richiesta di asilo ed aiutarli a costruire la loro vita in Europa.

La giornata si è poi chiusa con la musica, le parole e le immagini di “Napolislam”, documentario di Ernesto Pagano, vincitore di numerosi premio e oggi diventato un libro. Entrambi presentati al Teatro Metastasio dalla giornalista Karima Moual con le letture dell’attrice Cristiana dell’Anna e l’accompagnamento di Marzouk Majiri.

Arrivederci a #Medtown 2017

Questa edizione zero lascia ora il posto a nuove progettazioni e idee per il 2017 con la convinzione che il “Mediterraneo sia, e debba essere ancora di più, un luogo di incontro e non un confine” come ha detto la vicepresidente dalla Regione Toscana, Monica Barni, intervenuta più volte nel corso della mattinata sull’importanza dell’accoglienza e sulla diversità come opportunità. Con la Regione Toscana anche Libera, rappresentata da Monica Usai ha dato appuntamento all’anno prossimo: “Questo è un percorso a cui siamo orgogliosi di prendere parte. Oggi inizia ma che andrà avanti con impegno da parte nostra, sempre all’insegna della legalità , della difesa dei più vulnerabili, della memoria attiva e della lotta contro tutte le mafie”.

Giorgio Menchini presidente di COSPE, che nel lanciare l’edizione 2017 di “Mediterraneo Downtown” ricorda che l’impegno di COSPE su questo tema è articolato e va dai progetti di cooperazione internazionale nei Paesi della sponda sud, alla partecipazione e organizzazione del Sabir Maydan, forum degli attivisti mediterranei che si svolge a Messina ogni anno, fino al sostegno al Convegno Euromediterraneo di Bolzano della Fondazione Langer che si terrà l’anno prossimo. “Perché siamo tutti mediterranei e perché dobbiamo spostare il mediterraneo sempre più a nord. Al contrario di quello sta facendo l’Europa. E questo risponde anche a chi ci domandava perché Prato per parlare di Mediterraneo!? ”.

A questa domanda risponde anche il sindaco Matteo Biffoni nell’invitare tutti alla prossima edizione. “Prato è una città che guarda al “Contemporaneo” e al futuro, e vanta una lunga storia di accoglienza (sono 124 le etnie diverse e 35mila persone che qui vivono ndr). Siamo certi, che Prato sia il luogo da cui partire per costruire insieme una nuova narrativa legata a questo spazio comune che è il Mar Mediterraneo”.

Compagni di viaggio verso la prossima edizione di “Mediterraneo Downtown”: Anci Toscana, il Museo del Bardo di Tunisi, il Comune di Firenze, Amnesty International, Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e la Rete italiana Human Rights Defenders.

I PROMOTORI :

COSPE onlus, REGIONE TOSCANA, COMUNE DI PRATO, LIBERA rappresentano insieme un’esperienza innovativa ed originale di integrazione tra associazionismo noto, autorevole e impegnato, tra le altre cose, in Italia e nel Mediterraneo sul fronte dei diritti, della giustizia sociale ed economica e della legalità, con Istituzioni regionali e locali.

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