Tutti i premi del “Terra di Tutti” 2016

Quattro i premi e quattro le menzioni speciali assegnati quest’anno durante il “Terra di Tutti Film Festival”. Una decima edizione, questa, che ha visto  60 proiezioni italiane ed estere, più di dieci diverse sezioni tematiche (sport, questioni di genere, agricoltura, diritti del lavoro, ambiente, migrazioni, integralismi e diverse spiritualità, conflitti recenti e contemporanei, mass media) e molti eventi “Off” che hanno portato il TTFF nei diversi luoghi della città. Le quattro giurie tematiche dopo i 5 giorni di proiezioni  che hanno contato circa 5000 spettatori, hanno decretato i vincitori del 2016:

il Premio Senni, per il miglior audiovisivo su lotta alla povertà e sviluppo sostenibile, presieduto dal giornalista Stefano Liberti (autore del recente “I signori del cibo), è andato a “Un Paese di Calabria” di Shu Aiello e Catherine Catella, un lungometraggio che racconta la storia di un paese calabrese svuotato dall’emigrazione dove è  nata un’utopia: Riace ha deciso di accogliere i migranti che sbarcano sulle coste italiane. Oggi le case abbandonate sono di nuovo abitate e nel paese è tornata la vita.  

La giuria del “Premio Susy”, per il miglior audiovisivo sull’economia sociale e solidale, composta dal regista Antonio Martino, Jason Nardi, attivista e coordinatore di RIPESS Europe e Pietro Raitano, giornalista e direttore della rivista AltrEconomia, è stato assegnato a “Extraordinary people”  del regista turco  Orhan Tekeoglu, storia di alcune popolazioni del Mar Nero, in corsa per il premio insieme ad altri nove medio e cortometraggi,  mentre le due menzioni speciali sono andate a  “Secondo Mondo“ di Alessandro e Mattia Levrati, che restituisce un ritratto desolato della nostra società alla ricerca di futuro e felicità, dai giovani al lavoro migrante, dagli esodati alla difficile situazione del lavoro femminile, ed a “Nobody Dies Here” di Simon Panay che racconta la storia di cercatori d’oro in Benin tra sogni, fallimenti e morti tragiche che passano sotto silenzio. Il premio è stato promosso dal progetto europeo SUSY promosso da COSPE in Italia e in Europa, che ha l’obiettivo di diffondere i valori dell’economia sociale (equità, rispetto, solidarietà, giustizia, benessere, sostenibilità) oltre che di mettere in rete e sostenere le realtà di economia sociale già esistenti.  SUSY coinvolge 23 Paesi  in Europa e 10 in America Latina, Asia e Africa.

Il “Premio Lo Porto” per il miglior audiovisivo per i diritti umani e in difesa della pace,  dedicato al collega e cooperante del GVC Giovanni Lo Porto, ucciso il 15 gennaio del 2015 da un raid ad opera dei droni USA mentre si trovava in ostaggio dei talebani in Pakistan, è stato attribuito a “Nevertheless Al Quds” del regista spagnolo Unai Aranzadi: “dal 1967 l’insediamento israeliano a Gerusalemme Est è inarrestabile – dice il regista-  ma nulla può annientare la dignità e la forza delle persone che vivono nel territorio palestinese occupato”. Il documentario, che ci ha porta a scoprire la situazione della popolazione palestinese nei territori di Gerusalemme Est, è stato premiato dall’attore palestinese, presidente della Giuria: Saleh Bakri. Con lui Takoua Ben Mohamed, illustratrice, Simone Amendola, regista, Giorgia Boldrini, DER- Documentaristi Emilia Romagna; Nelson Bova, giornalista RAI.

Le menzioni speciali del premio Lo Porto sono andate a:  “Paradis fiscaux” – la casse du siecle di Benoit Bringer, una delle ultime vere indagini giornalistiche degli ultimi anni, che è riuscita a ricostruire la gigantesca ragnatela di evasione fiscale che va da Panama alla Svizzera, dagli Stati Uniti al Lussemburgo e a “Girls’ War” di Mylene Sauloy, storia delle centinaia di donne, eredi di un movimento nato 40 anni fa in Turchia il “Free Women’s Party, che si spostano da Parigi a Kobanê, dal Kurdistan turco a Sinjar – Iraq, per combattere contro ISIS.

Infine la Menzione del Comitato Giovani per l’Unesco è andata a “Siamo tutti in Transizione” delle studentesse e studenti delle scuole “Laura Bassi” di Bologna: tre giovani protagonisti, liberi di determinare la propria sessualità e identità di genere al di fuori dei canoni dominanti, raccontano le proprie esperienze transessuali mettendone in luce i principali nodi, le difficoltà quotidiane, le battaglie per vedere riconosciuti i propri diritti. Il documentario è il risultato di un progetto di ricerca-azione nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro del Liceo Laura Bassi di Bologna.