Il Che, Obama e la croce: il Papa visita una Cuba in transizione

Come si vive e cosa significa la visita di Papa Francesco a Cuba. Prova a raccontarcelo Luigi Partenza cooperante COSPE che da anni vive a L’Avana. Foto di  Luigi Partenza. 

Telefonata tra il presidente di Cuba, Raul Castro, e quello degli Stati Uniti, Barak Obama. Si celebra il primo viaggio dell’astronauta cubano, Arnaldo Tamayo, in una missione congiunta Cuba-URSS. Inizia la visita del papa a Cuba.

Questi i titoli del telegiornale della televisione nazionale cubana del 18 settembre 2015, in questo preciso ordine.

La prima notizia è del giorno stesso, la seconda celebra un fatto avvenuto 35 anni fa, la terza fa riferimento al giorno seguente. Elementi e simboli del passato, presente e futuro sembrano convivere senza difficoltà nell’immaginario dei mezzi d’informazione dell’isola.

La calorosa accoglienza riservata al Papa in visita a Cuba e le amichevoli relazioni esistenti tra i presidenti di Cuba e Stati Uniti, erano inimmaginabili fino a pochi anni fa e danno chiaramente l’idea dei cambiamenti in corso sull’isola.

Il primo Papa latinoamericano visita un Paese impegnato in un processo di normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti e in un complesso percorso di attualizzazione del modello economico.

La normalizzazione delle relazioni, al quale Papa Francesco avrebbe contribuito direttamente come intermediario, ha prodotto la riapertura delle ambasciate e l’allentamento da parte degli Stati Uniti di misure restrittive in ambito di relazioni commerciali e migratorie. Sul tavolo delle trattative del dialogo aperto tra Cuba e gli Stati Uniti vi sono peró le due questioni principali da risolvere: la fine del embargo economico e la restituzione del territorio occupato dalla base militare americana a Guantanamo.

Se la questione di Guantanamo ha un valore fondamentalmente politico e simbolico, l’embargo economico, esercitato da oltre cinquant’anni in maniera unilaterale dagli Stati Uniti, rappresenta una delle principali cause delle difficoltà economiche dell’isola, con importanti conseguenze sulla capacità produttiva e l’offerta di servizi per la popolazione.

Per Cuba la visita del Papa rappresenta una opportunità per riaffermare le sue richieste e avanzare in questo delicato e strategico processo.

Per il Papa la visita a Cuba può essere letta come parte del tentativo di riaffermare il ruolo della Chiesa Cattolica non solo a Cuba, dove la maggior parte dei giovani non ha una formazione cattolica, ma, più in generale, in America Latina, dove da anni si assiste a una diminuzione progressiva del numero dei fedeli cattolici, anche come conseguenza dell’aggressiva avanzata delle chiese e sette evangeliche.

In questi giorni in cui la Chiesa Cattolica cubana celebra la Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba, nella piazza della Rivoluzione convivono l’immagine di Che Guevara e Camilo Cienfuegos al lato della croce e l’altare installati per la messa del Papa. In vari punti dell’Avana, gruppi di fedeli della religione afrocubana Yoruba, suonano tamburi intorno all’altare dedicato a Oshun, dea del fiume, rappresentata dall’immagine delle stessa Vergine della Carità.

Un esempio del sincretismo e della capacità di convivenza di immagini, simboli e significati diversi nella Cuba di oggi.

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