Egitto: società civile sotto attacco. La denuncia di “Frontline defenders”

Periodo molto difficile per chi si occupa di diritti umani in Egitto che siano attivisti, associazioni locali o ong straniere. A parlarne diffusamente il sito di “Frontline defenders”, una fondazione di difesa dei diritti umani con base a Dublino  e sedi in Medio Oriente. 

Molti gli atti intimidatori e di controllo a cui  vengono continuamente sottoposte le organizzazioni indipendenti che lavorano in Egitto soprattutto quelle che ricevono fondi esteri (in base a una legge repressiva delle ong vigente durante il regime di Mubarak, la  84 del 2002 ndr).  Non è una novità e ogni regime di transizione o meno ha attuato spesso una politica repressiva  nei confronti di chi esercitava dissenso, difesa dei diritti o della libertà di espressione.  Ma in questo momento il cerchio si sta stringendo: “ Le autorità egiziane – dice un articolo del 22 giugno di Frontline-  stanno aumentando la loro pressione sulle organizzazioni indipendenti in Egitto che ricevono finanziamenti esteri o hanno criticato le politiche del governo.”

Il 9 giugno in particolare  -si legge sullo stesso articolo- alcuni “investigatori” governativi hanno visitato la sede principale dell’Istituto Cairo per studi sui diritti umani (CIHRS) al Cairo e chiesto al personale di esibire documenti in materia di registrazione dell’istituto, contratto di fondazione, lo statuto i bilanci degli ultimi quattro anni, lo stesso era già successo con l’Accademia democratica egiziana (EDA).  E a quattro membri dello staff EDA sono stati impediti  viaggi fuori dall’Egitto, tra loro anche Esraa Abdelfattah,  attivista e blogger che è stata ospite di COSPE in occasione del Sabir Maydan (28 settembre 2014).  Il blocco dei viaggi, comunicato ai vari attivisti già dal dicembre  scorso,  è stato giustificato da un’indagine in corso sull’uso illegale di fondi stranieri iniziata 4 anni fa (sotto lo Scaf, l’ Alto Consiglio delle forze armate che tenne il potere ad interim tra la Rivoluzione del gennaio 2011  e l’elezione di Morsi nel 2012)  su cui nessuno di loro è mai stato interrogato.  

“Il rilancio di un caso di quattro anni fa, contro i gruppi egiziani indipendenti della società civile è un segno estremamente preoccupante. Pare che il governo pensi di poter far tacere uno degli ultimi bastioni della critica”, ha detto Joe Stork, di Human Rights Watch Vice Direttore per il Medio Oriente e Nord Africa. “Alleati dell’Egitto come gli Stati Uniti e Unione Europea dovrebbe far capire che questo è inaccettabile.”

Sono 43 i dipendenti stranieri ed egiziani di ONG straniere condannati da uno a cinque anni di carcere a giugno 2013, secondo Front line, e anche se nessuno sta scontando effettivamente la pena,  il verdetto ha portato anche alla chiusura dell’Istituto Internazionale Repubblicano, il National Democratic Institute, Freedom House, il Centro Internazionale di giornalisti, e la Fondazione Konrad Adenauer. Molti altri sono i bersagli, tra questi Hisham Mubarak Law Center e il Centro egiziano per i diritti economici. Entrambe le associazioni da sempre lavorano in difesa dei diritti umani in Egitto.  Molte altre sono le violazioni enunciate nell’articolo di Front line e dimostrano una recrudescenza della repressione come se non bastassero gli arresti e le condanne a 24 blogger (tra cui Alaa Abdel Fattah) per aver violato una legge contro le manifestazioni e le numerose condanne a morte comminate a circa 100 sostenitori dei Fratelli Musulmani e  allo stesso presidente deposto, Mohammed Morsi, in carcere dal luglio del 2013 , dopo l’ avvento di Al Sisi al potere.  

Dall’agosto dello scorso anno inoltre il governo ha esercitato un controllo molto più stretto proprio sulle associazioni, riservandosi il diritto di respingere le domande di registrazione senza ragione, di congelarne i  beni, confiscarne  le proprietà   bloccare il finanziamento  o anche rifiutare le  richieste di affiliazione con le organizzazioni internazionali. La legge del 2002 non è di fatto mai stata sostituita e, nonostante il governo si sia impegnato a redigere una nuova legge, per ora le cose sembrano solo peggiorare. Il richiamo dello Human Rights Watch alla comunità internazionale è quanto mai urgente e pressante visto che  la società civile indipendente in Egitto rischia di essere cancellata.

 “E’ tempo per i membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite –  dice Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Africa nello stesso articolo – di rompere il vergognoso silenzio Egitto e lottare per la società civile indipendente, compresi i difensori dei diritti umani il cui lavoro hanno così lodato dopo il 2011 rivolta.”

Quello che chiedono molte organizzazioni che lavorano in Egitto  è che le autorità egiziane devono porre fine  alla legge del 2002 sulle associazioni anche attraverso il ritiro eventuali azioni penali o divieti di viaggio rivolte nei confronti di qualsiasi operatore di una ONG semplicemente per il loro lavoro o l’appartenenza a tale organizzazione. Le autorità egiziane devono adottare dunque una nuova legge sulle associazioni che è conforme agli standard internazionali sui diritti umani e garantire che le organizzazioni della società civile indipendenti significato consultate nel processo di elaborazione.

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