Elezioni 2014 in Brasile: DILMA vs AÉCIO

Elezioni in Brasile: in attesa del ballottaggio

A pochi giorni alle elezioni presidenziali in Brasile e nessuno ha ancora la certezza di chi vincerà e, soprattutto, di cosa succederà in Brasile nei prossimi anni.  Questa l’analisi di Leonardo Di Blanda, coordinatore COSPE in Brasile. 

Da quando il 5 ottobre 2014, primo turno delle elezioni, con grande sorpresa si sono aggiudicati il ballottaggio Dilma Rousseff, che corre per il suo secondo mandato per il Partido dos Trabalhadores – PT (il partito di Lula) e il senatore Aécio Neves del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) è cominciata una guerra mediatica senza precedenti.

Di fatto, dopo che Marina Silva, del Partito Socialista Brasiliano (PSB), candidata alle elezioni e arrivata terza al primo turno, ha dichiarato il suo appoggio ad Aécio, l’elettorato brasiliano si è diviso in due blocchi, con percentuali simili, prossime al 52%, ora per un candidato ora per un altro.

Subito usciti dalle elezioni è stata chiara una differenza fondamentale tra l’elettorato: Dilma è leader nel Nord-est e nel Nord, ovvero la zona considerata storicamente la più povera del Brasile – e di fatto Dilma è la candidata favorita della classe sociale più bassa – mentre Aécio è leader principalmente nel Sud-est e Sud – tra i più ricchi. Il Centro-est appare invece più diviso. Tale divisione rivela le profonde divisioni sociali che ancora sussistono nel paese.

Questa differenza ha generato un’onda razzista nelle reti sociali, principalmente da parte del Sud del Brasile, che accusa il Nord di approfittare delle politiche attuate dal PT durante il suo mandato, principalmente del Programma Bolsa Familia (Borsa Famiglia), accusato di rendere dipendenti le popolazioni del Nord dall’ausilio statale. Tuttavia, è importante sottolineare come lo stesso programma, insieme all’innalzamento dei salari minimi, siano stati riconosciuti dall’ONU come strumenti fondamentali che hanno permesso di rimuovere il Brasile dalla Mappa della Fame nel mondo (Report State of Food Insecurity in the World 2014, FAO).

Sarà proprio quella parte della popolazione che ha più beneficiato dei programmi statali nella lotta alla povertà, che realmente deciderà la sorte del paese: sono gli elettori della classe medio-bassa e media, la cosiddetta classe C che, secondo i dati della ricerca Faces da Classe Média (Serasa Experian e Data Popular), nel 2013 rappresentava il 54% della popolazione. Una classe che continua a crescere, insieme al suo potere d’acquisto, e che negli ultimi anni è riuscita a comprarsi macchina e casa, che frequenta l’università e che riconosce e valorizza il proprio valore politico e sociale e che, come si è visto durante le manifestazioni per le strade, durante il mese di Giugno del 2013, è pronta a far sentire la propria voce. Una voce che continua a farsi sentire nei principali media. Facebook, Whatsapp e Twitter sono diventati veri e propri campi di battaglia: commenti, articoli, foto, testimonianze, testimonial vengono sparati on-line accompagnati da cortei per le strade, nelle piazze e, per non perdere lo spirito tropicale, nelle spiagge.

I pro Dilma, dei quali fanno anche parte i movimenti sociali, i rettori delle università federali, artisti e in generale gli intellettuali del paese, che formalmente hanno confermato l’appoggio a Dilma, riconoscono il valore del lavoro fatto dal PT durante questi ultimi 12 anni, senza tuttavia risparmiare le critiche: mancanza di riforme strutturali, principalmente nel campo tributario, politico e dei Midia.

I pro Aécio, il cui elettorato è formato culturalmente dalla classe conservatrice e neoliberale e da una parte della popolazione al cui interno è maturato un sentimento antipetista, contestano la presenza continua del PT durante 12 anni al governo e criticano le ultime vicende di corruzione che legano il PT al mensalão (acquisto di voti di parlamentari del Congresso Nazionale durante il governo di Lula) e alle denunce sugli scandali della Petrobras (compagnia di petrolio a maggioranza pubblica).

Fuori dalle pagine internet, con molta difficoltà, è possibile incontrare punti in comune e differenze fondamentali tra i due programmi: entrambi preoccupati per l’inflazione, promettono una riduzione del tasso d’interesse e tassi di cambio più flessibili e entrambi sono convinti che è prioritaria la realizzazione di una riforma tributaria. Ma quello che conta di più sono le differenze. Se da un lato il programma di Aécio, si concentra sulle questioni economiche: commercio estero, politica industriale e agricola e sviluppo regionale, Dilma, con il suo programma, è preoccupata più delle questioni sociali, principalmente educazione, salute e assistenza sociale.

Ritorna una vecchia dicotomia: se per Aécio lo sviluppo sociale del paese passa dallo sviluppo economico, per Dilma, lo sviluppo economico è risultato dello sviluppo sociale.

Dobbiamo solo aspettare domenica per sapere chi i brasiliani sceglieranno per continuare a governarli.

 

 

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