Disordini al Referendum in Egitto

Egitto: disordini per il Referendum del 15 e 16 gennaio 2014

E’ un Referendum segnato da disordini, propaganda illegale per il sì e per il no, errori e malfunzionamento nei seggi elettorali di tutto il Paese, quello che si si è appena  svolto  il 15 e il 16 gennaio scorsi.

Con il referendum si chiedeva alla popolazione egiziana  di approvare o meno della nuova Carta costituzionale proposta dal governo di transizione guidato ad interim da Adly Mansour  e di fatto in mano all’esercito guidato da il generale El Sisi.  Secondo EACPE ( Egyptian Association for Community Participation Enhancement),  ong egiziana impegnata nella promozione della democrazia e dei diritti Umani, partner COSPE in vari progetti,e rano 52,742 milioni gli iscritti alle liste elettorali – circa un milione in più del precedente Referendum- distribuiti in 30.400 seggi elettorali. 

Sempre grazie all’Ong Egiziana  e ai suoi 1500 osservatori volontari che  hanno seguito e monitorato l’andamento delle votazioni nei 27 governatorati  sono numerosi i dati che ci  sono arrivati, con report  ogni due ore,  direttamente dai seggi: un po’ ovunque si sono registrate  scorrettezze da parte degli stessi giudici di seggio che “suggerivano” che cosa votare, mentre fuori dai seggi manifestazioni e tafferugli, anche con l’utilizzo di molotov, organizzati in gran parte dai sostenitori dei Fratelli Musulmani,  hanno portato all’arresto di circa 30 persone (nel Governatorato di Giza e nel Governatorato di Alessandria) alla fine del primo del giorno. Tra questi anche un giornalista di Al Jazeera, Mohammed Saleh, arrestato nel villaggio di Al Broombel (Giza) durante il primo giorno. 

Anche i sostenitori del Sì, la maggioranza, hanno  fatto alcune  manifestazioni e appeso striscioni in alcuni casi invitando le persone a votare positivamente per la Costituzione.  In alcuni casi il Republican People’s Party e  il partito salafita Al Nour  si sono uniti per fare pressione sui cittadini e assicurasi un voto per il sì (segnalato nel Governatorato di Manoufeya).

Insomma un quadro poco confortante e che dopo 2 Referendum e le prime elezioni libere del 2011 non sembra cambiare troppo.  Saranno gli analisti politici a restituirci un quadro più preciso dopo il risultato ufficiale, domenica 19,  ma certo è che in questo contesto, stando ai report di EACPE,  si sommano  l’inadeguatezza del sistema elettorale (cabine aperte e senza privacy, orari di apertura e di chiusura a discrezione dei responsabili di seggio, sistema elettronico  messo a punto  solo in 223 seggi vs le 30.400 sedi di voto),  allo scarso  rispetto  delle regole democratiche (con propaganda e striscioni sul luogo del seggio) e, infine,  la difficile situazione politica dell’Egitto che vede contrapposti in modo molto aspro i Fratelli Musulmani , ormai dichiarati dalla Giunta militare a “gruppo terroristico”e il resto della società che appoggia il governo militare. 

I risultati saranno noti domenica e anche se il sì sembra scontato,  la grande mobilitazione dei Fratelli musulmani  e i disordini  messi in atto  potrebbero avere un loro peso nel conteggio finale.   

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