“Destinazione Sud”: un festival di cinema ispirato all’agenda 2030

Inizia giovedì 11 aprile il Festival sull’interdipendenza del mondo che punta i riflettori a sud, promosso dall’Associazione Strane Genti con la collaborazione di “Terra di Tutti Film Festival”, WeWorld GVC e COSPE Onlus, realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola promosso da Miur e Mibac. 

Quattordici tra docu-films e cortometraggi di primissima visione, alcuni già vincitori di prestigiosi premi, 2 mostre di fotografia e pittura, incontri con i registi moderati dal direttore di Radio Città Fujiko Alessandro Canella, workshop con le scuole, ma anche degustazioni nei locali di Radicondoli e 2 concerti con musica sudamericana e burkinabè: questi gli appuntamenti che animeranno per quattro giorni il borgo sui colli metalliferi dove l’evento ha luogo, Radicondoli. 

Destinazione Sud è un racconto corale, un intreccio di linguaggi e prospettive inedite sul viaggio circolare dell’umanità, dalle migrazioni al femminile nel mondo, dal Nicaragua alla Siria, tra diritti negati e scenari di grande fermento culturale. Una varietà di temi per parlare di sviluppo sostenibile. Questa sesta edizione si ispira infatti all’Agenda 2030, lo storico accordo firmato da 193 Paesi che individua 17 obiettivi per porre fine alla povertà e alle disuguaglianze, affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche.

Si parte giovedì pomeriggio al Teatro dei Risorti con un piccolo fuori programma: la presentazione del progetto Quando spuntano le ali, un video di 4 minuti sulla sperimentazione teatrale curata da Massimo Luconi che ha coinvolto, insieme alla compagnia Rabel, un gruppo di profughi africani presenti nel comune di Radicondoli. Verde Oasi è il nome della struttura dove sono ospitati i richiedenti asilo, ma è anche il titolo del cortometraggio che apre il focus sulle migrazioni, uno spaccato di vita e tentata integrazione, con un lieto fine che arriva all’improvviso toccando corde profonde.

A seguire i docu-reportage Where is Europe e Il confine occidentale, ambientati rispettivamente sulla nave di salvataggio Aquarius della Sos Mediterranee, mentre la nave è temporaneamente attraccata nel porto di Catania, e sui pendii innevati dell’alta Val Susa, dove decine di uomini e donne provano tutti i giorni a sfidare le Alpi per raggiungere la Francia. La prima giornata di festival prosegue all’Agriteca per l’apericena a buffet e, alle 21.00, di nuovo al Teatro dei Risorti per il documentario prodotto da HBO per il World Refugee Day: It will be chaos. I registi Lorena Luciano e Filippo Piscopo seguono il viaggio di un ragazzo eritreo sopravvissuto a un naufragio vicino Lampedusa e quello di una famiglia siriana sulla rotta balcanica, due vicende di classi e paesi diversi segnate da un obiettivo comune: arrivare in Europa, anche se il caos, senza accoglienza, è vicino.

Venerdì 12 aprile il focus del Festival è la parità di genere, con tre racconti di forte espressività visiva sulla volontà di riscatto delle donne e ragazze, vittime di società maschiliste o di sfruttamento sessuale: Mujeres (You are my Mexico), che dà voce alle donne incontrate durante un viaggio in Messico dalla regista Mara Bragagnolo, Piove, cortometraggio che ha per protagoniste quattro ragazze africane e una radiosa giornata di pioggia, e infine lo splendido Dancing with Monica della regista danese Anja Dalhoff, che incontrerà gli spettatori dopo la proiezione, insieme ad Alessandro Canella. E’ la storia di Monica, ragazza colombiana che inizia a lavorare giovanissima come sex worker e, per 25 anni, non smette mai di filmare se stessa, restituendo un quadro di grande impatto che Anja Dalhoff intreccia magistralmente con le sue interviste.

Il Festival prosegue al bar Nazionale, con l’apericena a buffet e l’inaugurazione della mostra “Cicatrici sull’Omo Valley” del fotografo colligiano Matteo Bracali. In serata si torna al Teatro per la proiezione di Mon pays fabrique des arms, l’avvincente inchiesta di Anne Poiret sulla vendita di armi francesi ed europee a regimi sospettati di crimini di guerra, e nuovamente al bar Nazionale con i violini e le fisarmoniche dei Boa Viagem (Pasquale Rimolo, Gabriele Savarese, Daniel Chazarreta).

Sabato 13 aprile Destinazione Sud ci conduce in Nicaragua con una retrospettiva sulla rivoluzione sandinista, attraverso lo sguardo intimo di Gloria Carrion, regista del bellissimo Heredera del viento. Il film ripercorre, grazie a un caleidoscopio di ricordi, l’ascesa e la caduta del sogno rivoluzionario, per guidarci fino ai nostri giorni con una nuova immagine del sandinismo, affidata all’incredibile inchiesta di Pietro Belfiore e Martina Rosa, che saranno a Radicondoli per presentarci il documentario N-Agua overflowing stories. E’ di pochi anni fa l’accordo che Daniel Ortega, presidente del Nicaragua, ha firmato con l’imprenditore cinese Wang Jing per la costruzione di un enorme canale interoceanico, parallelo a quello di Panama.  Il documentario ci accompagna in un viaggio nei territori del futuro canale e affronta le perplessità sociali, ambientali ed economiche legate ad un’opera così mastodontica. Al termine delle due proiezioni si parlerà di Nicaragua con i registi Pietro Belfiore e Martina Rosa e l’intervento di Alessandro Canella.

Dopo la consueta apericena all’Agriteca, la terza giornata di Festival si chiude con un film che consigliamo vivamente di non perdervi: Of fathers and sons ha vinto il Sundance Grand Jury Prize, diverse nomination agli European Film Awards e agli Independent Spirit Awards, ed è entrato nella lista finale degli Oscar come miglior documentario, una dimostrazione dell’estrema forza di questo lavoro. Il regista siriano Talal Derki si è finto un sostenitore della causa jihadista per poter entrare in una famiglia islamista radicale, con cui convive per oltre due anni, documentandone la vita quotidiana. Of fathers and sons è un documentario che riesce a entrare all’interno di un mondo inaccessibile, un orrore a noi quasi sconosciuto.

Domenica, ultimo giorno di Festival, si indaga su cultura e identità con il film di Ernesto Pagano Vita di Marzouk: Marzouk ha due figli di cinque e sette anni, entrambi nati e cresciuti a Napoli, nel ventre della media borghesia occidentale, e catapultati d’un tratto nella campagna tunisina, dove il padre li porta per la prima volta a conoscere il bilad, il paese, alla ricerca disordinata della propria casa e della propria identità.

Il tema dell’identità è il fil rouge che attraversa anche lo spot presentato da Elena Fiorenzani Una rivoluzione che dura da 40 anni: sono i 40 anni trascorsi dalla nascita dell’Associazione Italiana Persone Down, che ha accompagnato, sostenuto e incoraggiato una lunga storia di emancipazione, autonomia e cittadinanza per le persone con sindrome di Down.

Insieme ad Alessandro Canella, Ernesto Pagano ed Elena Fiorenzani, al termine delle proiezioni del pomeriggio, si conversa sul tema delle società inclusive, prima di catapultarci dentro l’ultimo scenario di Destinazione Sud Festival: il fermento culturale e artistico del Burkina Faso. Il focus prevede la proiezione dello spettacolare Burkinabé rising, della pluripremiata regista e attivista brasiliana di origini coreane Iara Lee, un documento sul percorso rivoluzionario del Burkina Faso, partito nel 2013, che ha riportato in auge gli ideali di Thomas Sankara, assassinato nel 1987 e considerato il Che Guevara africano. Il film sta girando il mondo nel circuito dei festival, ma anche nei villaggi più sperduti del globo.

A Radicondoli un’occasione unica per immergersi in questo incredibile  fermento artistico, che prosegue poi al ristorante La pergola per un doppio appuntamento: l’inaugurazione della mostra PeLeDonne di Paola Torrini, una “Gauguin” di ispirazione africana che racconta le Donne attraverso sguardi e colori tenaci, e il concerto dei Malibra Trio, capitanati dal griot burkinabè Brahima Dembelè. Ad incoronare questo variopinto quadro artistico, le danze del ballerino ivoriano Alain Franco Nahi. Una chiusura perfetta.