Le conseguenze della Grande Marcia del Ritorno sulle donne di Gaza. Leggi il rapporto COSPE

Il 30 marzo in Palestina è la della Giornata della Terra, lo scorso anno, nel 2018, palestinesi appartenenti ad ogni classe sociale e provenienti da ogni angolo della Striscia di Gaza si sono riuniti nelle zone al confine con Israele, per quella che è diventata ormai nota come “la Grande Marcia del Ritorno”.  Con questa manifestazione si rivendica il diritto di milioni di rifugiati palestinesi, sancito dalla Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’ONU, di ritornare nei loro villaggi di origine e nelle terre dalle quali sono stati sradicati e costretti a fuggire nel 19484.

A partire da quel 30 marzo 2018, la popolazione di Gaza ha cominciato a prendere parte alle manifestazioni che si tengono al confine ogni venerdì, e qualche volta in altri giorni della settimana, per un intero anno. Un anno di proteste costanti, ma anche un anno di risposte violente e forme di repressione sempre più serrate da parte delle Forze Israeliane.  Il bilancio è di 266 morti e più di 29.000 feriti, ma esiste anche un altro bilancio, quello legato alle conseguenze che questo anno ha portato sulle donne, colpite direttamente o indirettamente dalle conseguenze della Grande Marcia.

In allegato uno studio condotto da COSPE e PWWSD (Palestinian Working Women Society for Development) si evince che le implicazioni della Grande Marcia del Ritorno sul benessere psicologico delle donne colpite hanno causato sensazioni diffuse di paura, stress e ansia. Molte donne intervistate hanno detto di vivere in uno stato costante di tristezza, d’impotenza e d’indifferenza verso le proprie condizioni di salute fisica e psicologica.  In allegato il documento completo, con dati e testimonianze raccolte a Gaza, e, infine, con le puntuali raccomandazioni con cui COSPE e PWWSD invitano l’Italia e tutti e a prestare speciale attenzione ai diritti delle donne e alle conseguenze delle violazioni dei loro diritti.

 

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