Il coinvolgimento delle diaspore nell’Unione Europea

Bruxelles, 5 novembre 2019 – Si sono svolte ieri, 4 novembre, nella sede del Parlamento Europeo (Room PHS 1C51), la tavola rotonda e la conferenza dal titolo “Diaspora engagement in the EU”.

I due momenti, ospitati dagli europarlamentari Pierrette Herkberger-Fofana, del gruppo dei Verdi/European Free Alliance, e Samira Rafaela, del Renew Europe Group e organizzati dai partner del progetto transnazionale WANNE – We all need new engagement, hanno visto la partecipazione di rappresentanti del Parlamento e della Commissione Europei, dei partner di progetto e di organizzazioni della Diaspora che hanno discusso delle sfide e delle opportunità dell’impegno della Diaspora in paesi dell’Unione Europea.

In apertura di meeting la Mep Herkberger- Fofana ha ricordato ”l’importanza del ruolo e della visibilità delle Diaspore in Europa: sono fonte di grande salute per l’Unione. Dovrebbero avere un ruolo importante nel dialogo interculturale, non solo nei paesi in cui risiedono ma in tutta l’Europa. La Diaspora deve avere la possibilità di partecipare al dialogo politico in questo continente.  E’ tempo perché sia concretamente coinvolta e valorizzata.”

Sono più di 34 milioni infatti le persone nate in un paese terzo ma residenti in Europa, rappresentandoo il 6.9% della popolazione. La loro partecipazione attiva, oltre alla loro integrazione nel mercato del lavoro, è la chiave per un vero sviluppo dell’Unione Europea.  Per questo l’Unione Europea ha istituto il fondo Amif (asylum, Migration and integration Fund) nel 2014 e finanziato, attraverso questo, progetti come Wanne che mira ad aumentare l’impegno attivo e la partecipazione sociale, politica e civica dei cittadini di paesi terzi. In particolare, il progetto si focalizza sulla inclusione delle associazioni della diaspora in attività di tipo culturale, educativo e sociale e sul loro coinvolgimento nelle strutture istituzionali e decisionali dei paesi in cui si svolge il progetto: Austria, Croazia, Grecia, Italia, Malta, Romania e Slovenia.

Durante la tavola rotonda europarlamentari, esperti, partner e associazioni della Diaspora hanno avuto poi modo di confrontarsi sulle sfide incontrate, sul ruolo di ciascun attore in questa battaglia, sugli ostacoli che non permettono di sfruttare i vantaggi della partecipazione e come l’Unione Europea può sostenere gli stati membri, le ong e le organizzazione della Diaspora in questo obiettivo.

Hanno preso parte alla discussione sulla partecipazione politica della Diaspora Samar al Bradan, attivista per i diritti umani in Siria, residente a Vienna, Celine Fabrequette, Capo progetto del #Diaspora Vote, di Bruxelles, e Lefteris Papagiannakis, vice presidente per le questioni dei  Refugees dell’ECCAR – European Coalition of Citi e presidente del consiglio greco per i rifugiati.

Magda Seewald, Program coordinator at VIDC, Austria, introducendo il panel ha detto: “Vorrei condividere alcune statistiche, il 7% delle persone residenti nell’UE sono cittadini di paesi terzi. Pertanto è chiaro che un nuovo piano di integrazione dovrebbe includere la partecipazione attiva e l’inclusione sociale anche per questo gruppo. Sappiamo tutti che la partecipazione politica è fondamentale per la creazione di società inclusive. E questo non può iniziare solo dopo aver acquisito la cittadinanza. Durante il nostro progetto WANNE – ha continuato-  abbiamo avuto molti incontri con migranti e rifugiati, sono emerse molte questioni relative ai problemi di comunicazione: narrazioni tossiche, discorso populista e dei media xenofobi che non riflettono problemi reali. I membri della diaspora troppo spesso non sono incoraggiati a partecipare a tutti questi dialoghi e quindi la loro conoscenza non sta prendendo in considerazione”.

L’urgenza di una vera partecipazione politica sempre dunque un’evidenza a cui l’Unione europea deve dare gambe e concretezza.

Per quanto riguarda il coinvolgimento sociale e culturale delle organizzazioni della diaspora si sono alternati nel panel, moderato da Udo Enwereuzor, responsabile migranti, minoranze e diritti di cittadinanza di COSPE, Ali Ahmand, Università di Krems, Payman Qasimian, educatore di Humanitas-Centre for Global Learning and Cooperation di Lubiana, Mahmoud Abdelrasoul, presidente di Almawssar, Atene e Sonila Tafili, studentessa di scienze politiche all’Università di Firenze, di origini albanesi e fondatrice dell’associazione fiorentina di giovani di seconda generazione “Iparticipate”, che insieme a Simohamed Kaabour, presidente del CONNGI, hanno rappresentato le istanze delle seconde generazioni in Europa.

“IParticipate si rivolge specificamente alle diaspore di seconda generazione. Uno degli obiettivi principali che abbiamo è quello di promuovere una cittadinanza più attiva e il coinvolgimento degli immigrati di seconda generazione nel percorso politico. La triste realtà è che i migranti di seconda generazione che non hanno la cittadinanza del paese in cui vivono, non possono candidarsi per determinati progetti perché non soddisfano i criteri di cittadinanza. E questa è una discriminazione”.

Nell’ultimo panel, incentrato sull’apporto economico della Diaspora si sono infine confrontati rappresentanti di Sunugal, dell’Africa Diaspora Youth Forum, dell’EU trust Fund for Africa.

Nei saluti di apertura del panel la project manager del progetto, Leila Salehiravesh di Südwind, Austria, aveva dichiarato: “Il progetto è arrivato nel momento in cui la retorica e il tono, tutto ciò che riguarda i migranti, è diventato negativo. I paesi partner si sono uniti per cambiare la narrazione a diversi livelli: ci siamo scambiati buone pratiche, abbiamo organizzato corsi di formazione, fiere di partenariato per collegare le diaspore tra loro e con le ONG che lavorano in questo settore”.

Naturalmente resta ancora molto da fare: il tono della politica e dei media è ancora ostile e negativo e influisce sull’integrazione; il ruolo delle associazioni migranti nei paesi dell’Unione Europea non è adeguato e non sono valorizzate le loro capacità e professionalità in tutti i settori professionali. Ma è necessario continuare a lavorare in questa direzione, promuovendo sempre più la presa di parola diretta e la partecipazione delle associazioni e dei rappresentanti delle Diaspore.

Ufficio stampa COSPE – Pamela Cioni – 3382540141 pamela.cioni@cospe.org