Niger gravi attacchi ad attivisti e media

Firenze, 22 marzo 2018 – Riceviamo notizie allarmanti su quanto sta accadendo in Niger in questi ultimi giorni: manifestazioni sedate con la violenza dalla polizia, 23 arresti tra attivisti e giornalisti, un’irruzione in una tv privata “Labari” e veri e propri rastrellamenti nelle sedi di associazioni e di altre agenzie di media. Ufficialmente “per ragioni di sicurezza a causa della situazione securitaria del Niger messa a rischio da azioni terroristiche” dicono dal Governo.  “Una violazione non solo del diritto di ogni cittadino di riunirsi pacificamente, ma che rischia anche di peggiorare una situazione già tesa”, ha dichiarato invece Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International.

I manifestanti erano scesi in strada a Niamey lo scorso 25 marzo per protestare contro la legge finanziaria 2018 che prevede una nuova tassazione su case, elettricità etc… Durante il pacifico corteo la polizia ha assalito con i lacrimogeni i partecipanti. Gli arresti sono poi proseguiti nelle sedi di alcuni associazioni: tra le persone arrestate anche Moussa Tchangari, segretario generale Alternative Espace Citoyens, nostro partner della società civile nigerina: “Arrestato senza motivi – ci racconta il nostro cooperante Simone Teggi in costante contatto con i membri dell’associazione” – Moussa si trova da due giorni in stato di fermo presso la polizia giudiziaria ma nessuno sa in quale carcere si trovi. Sembra che ora dovrà comparire davanti ai giudici”.

Un’escalation che preoccupa gli attori internazionali presenti, come Amnesty International e COSPE, da anni presente nel Paese. “Si tratta di un grave attacco alla democrazia e alla società civile – dichiara Giorgio Menchini, presidente COSPE –  chiediamo al governo nigerino di liberare immediatamente gli attivisti”.

Tra gli arresti: l’avvocato e membro della società civile, Lirwana Abdourahamane, Ali Idrissa, coordinatore della Rete delle Organizzazioni di trasparenza e di bilancio (ROTAB), Nouhou Mahamadou Arzika.

Aggiornamenti sulla pagina facebook di Alternative Citoyens.

 

Leggi qui il comunicato di Amnesty

22 marzo 2018