Intervista a Oscar Olivera

La cooperazione può creare ponti tra persone che hanno valori comuni. Abbiamo intervistato Oscar Olivera nella sede della Fondazione Abril, partner del progetto Pachamama. Oliveira è il fondatore e il coordinatore della Fondazione nata nel 2007, ma è soprattutto un attivista ed ex sindacalista, noto in tutto il tutto mondo, per essere stato il leader della storica “guerra dell’acqua” di Cochabamba che nel 2000 impedì la privatizzazione di questa risorsa ribadendo il diritto umano fondamentale di averne libero accesso e creando un precedente fondamentale e riconosciuto per la difesa dell’oro blu. Gli abbiamo chiesto di parlarci del progetto, del significato della cooperazione internazionale, ma anche della situazione sociale e politica della Bolivia che oggi si trova ad affrontare la rielezione, la quarta, del presidente Evo Morales. Che Oliveira conosce bene proprio dai tempi della “guerra”.

Da tempo la Fondazione Abril e Cevi lavorano insieme, che significato ha questa cooperazione in termini di relazioni?  

Per molta gente che lavora in Bolivia e per noi della Fondazione Abril la cooperazione italiana e in particolare quella con il Cevi è stata una cooperazione particolare, direi che è stata una relazione di uguaglianza, di solidarietà e reciprocità. Questo significa fissare obiettivi e orizzonti comuni tra gente che lavora per le popolazioni delle comunità e che conosce le necessità della Bolivia e ha una forte sensibilità su ciò che sta succedendo. La cooperazione può creare soprattutto ponti attraverso valori fondamentali: la reciprocità, il rispetto, la fiducia reciproca.

A proposito di orizzonti comuni, il progetto Pachamama cerca di affrontare tematiche complesse come l’accesso all’acqua e la capacità di produrre alimenti, il ruolo delle donne in questi processi etc… come vede la situazione su questi temi  in questo contesto e qual è il nostro ruolo per intervenire.

Pachamama è stato un progetto molto analizzato, discusso e pianificato e ora che è in esecuzione dà molto protagonismo alle donne o meglio dà risalto e appoggia il ruolo da protagonista che le donne qui in Bolivia e in molta parte del mondo hanno già nella famiglia e nella comunità, anche se sono ancora molto invisibilizzate. Pachamama vuole rendere visibile proprio il ruolo che hanno in ambito di sovranità alimentare, nella cura della famiglia, nella raccolta dell’acqua per gli alimenti e in tutto quello che è il sostentamento della famiglia e della comunità. Al centro di tutto c’è il potere delle donne di relazionarsi con la natura e con gli altri esseri viventi.

In Bolivia c’è una grande storia di lotta popolare, la guerra dell’acqua è un grande esempio. Com’è oggi la situazione? Sembra in transizione: da un lato c’è un capitalismo tradizionale dall’altro c’è una storia assolutamente non tradizionale. *

La Bolivia come in molte altre parti del mondo e in particolare dove c’è ha una forte componente indigena popolare è sempre stato in permanente contraddizione il mondo del capitale. Il capitalismo che vuole attraverso vari mezzi vuole imporre le proprie politiche di violazione dei diritti fondamentali degli esseri umani come l’accesso all’acqua. E il mondo del lavoro che qui in Bolivia esiste e resiste da più di 500 anni, a un processo che ha tentato di imporre una visione, un modello non solo economico ma anche di organizzazione sociale e politica. Il nostro popolo a questo modello ha sempre resistito ed è andato avanti, tentando di cambiarlo. Anche il governo di Evo Morales nasce, nel 2005, da queste lotte sociali, organizzate, collettive e multitudinarie. Purtroppo il governo di Evo Morales oggi si è allontanato da tutto questo, dal  mondo del lavoro, dei valori, dell’azione collettiva, dall’identità indigena, contadina e popolare e soprattutto da quell’orizzonte comune che avevamo negli anni 2000: quello di cambiare le istituzioni statali e rendere l’autonomia al nostro popolo.

*La domanda, posta nel periodo pre-elezioni, potrebbe non risultare più attuale

In che momento siamo della storia della Bolivia? **

Credo che sia un momento molto difficile perché sebbene molta gente creda ancora in questo processo per molti si tratta di un percorso che si è perso che è stato sciupato e che è andato da un’altra parte rispetto a quello che la gente aveva stabilito. Oggi la gente vuole ricreare quel tessuto sociale che nel 2005 esisteva ancora e che ha portato Morales al governo. Si vuole recuperare questa forza organizzativa autonoma e indipendente che le permetta di portare questi temi nell’ agenda politica. Credo che oggi viviamo un tempo difficile: sono visti dei miglioramenti, ma ora prevale la tristezza, la disillusione e l’ indignazione.

**La domanda, posta nel periodo pre-elezioni, potrebbe non risultare più attuale

Nel resto del mondo il problema principale è la distruzione dell’ambiente e della Pacha Mama a causa della globalizzazione industriale e capitalista, vincente in tutto il mondo. In Bolivia che succede?

In Bolivia il tema del cambiamento climatico è qualcosa che si sente e si vive tutti i giorni nelle comunità: sono gli effetti di questa industrializzazione criminale, dell’occupazione delle imprese transnazionali che sono qui per perforare, distruggere, saccheggiare e che sono responsabili della distruzione della Pacha Mama. In Bolivia tutto questo si sente molto anche se non siamo direttamente generatori di cambiamento climatico, le politiche governative hanno sposato un modello economico estrattivista, che non rispetta la consultazione previa delle comunità interessate dalle grandi opere, prevista nella nostra Costituzione. Tutto questo ha portato anche a una grande emigrazione dalla campagna alla città, dovuta alla contaminazione della nostra acqua, dell’occupazione nostri territori con l’estrattivismo, attività petroliera, miniera e delle mono coltivazioni.   Credo che il progetto Pachamama metta in chiaro, a partire dal nome, che noi non siamo “di fronte” alla natura ma siamo “parte” della Pacha Mama e se si ammala noi ci ammaliamo tutti con lei.

Cosa possiamo fare?

Credo che oggi nessuno si senta alieno, straniero nel mondo: la globalizzazione ha avuto effetti devastanti ma ci ha anche unito e quasi uniformato non solo perché ha creato una ideologia capitalista distruttrice ma anche un sistema di lotta comune contro questo capitalismo feroce.  Quello che ci manca ora è quello di stabilire ponti e vincoli molto forti per creare gemellaggi, lotte comuni e solidarietà. Questo soprattutto può fare la cooperazione nella mia idea.