Sahel: cimitero di sabbia. Le pericolose rotte dei migranti in Niger.

di Anna Meli – COSPE 

Il Sahel è il cuore dell’Africa, e vuol dire “bordo del deserto”. Da qui e in particolar modo dal Niger passa la rotta che i migranti seguono per raggiungere la Libia. La migrazione in questo paese è da sempre legata alla stagionalità: nel periodo più critico, quello che precede il nuovo raccolto (detto di soudure– saldatura, rendendo efficacemente l’immagine della frattura tra una stagione di produzione e l’altra), gli uomini si spostano nei paesi limitrofi, Burkina Faso, Benin per lavorare in agricoltura o nel piccolo commercio, così come i burkinabè affluiscono in Niger in alcuni mesi dell’anno per coltivare prevalentemente piante aromatiche nella periferia della capitale e non solo. Una migrazione circolare vitale per l’area resa possibile anche grazie all’accordo di libero scambio e di circolazione sancito dalla CEDEAO, della Comunità economica degli stati dell’Africa dell’Ovest.  

A marzo del 2017 l’Italia firma un accordo con il Niger per il controllo delle frontiere che segue quello sancito dall’Unione Europea a dicembre 2016, dopo la visita in ottobre della cancelliera Merkel.  Sono 610 i milioni di euro che arrivano da Bruxelles e 50 quelli promessi da Roma: un fiume di denaro destinato al Niger, paese africano grande quattro volte l’Italia col reddito pro capite tra i più bassi del pianeta.

Con i soldi europei il governo nigerino è riuscito a pagare gli stipendi agli insegnanti, arretrati da più di 6 mesi, ma gran parte dei fondi sono stanziati per la stretta sui controlli alle frontiere. Il Niger oggi è considerato il nuovo confine sul quale bloccare quanti cercano di arrivare in Europa. Lo “Schengen” dell’Africa occidentale e la libera circolazione delle persone viene bloccata per compiacere i governi europei.

I trafficanti cambiano le rotte che diventano ancora più pericolose. A nord di Agadez e di Dirkou si cercano piste lontano da oasi e pozzi, aumentando considerevolmente i rischi del viaggio. Se nel  Mediterraneo si stima che negli ultimi 15 anni sono morti 30mila persone l’OIM in Niger afferma che il deserto è un cimitero drammaticamente e infinitamente più vasto.

COSPE è in Niger dal 1986 e qui realizza programmi per offrire nuove opportunità di lavoro ai giovani e alle giovani delle aree rurali del paese. A sostegno degli attori locali di resilienza e cambiamento ma anche attivi nel monitorare gli effetti degli accordi europei sui migranti e le dinamiche delle nuove rotte, che sicuramente procureranno nuove sofferenze e violazioni dei diritti soprattutto per i gruppi più vulnerabili, donne e minori non accompagnati.

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