Make borders open again! Un appello per gli artisti bannati da Trump

Chi chiude le frontiere vuole impedire la libertà di pensiero: teniamo aperti i nostri confini. Un appello lanciato dal Festival dei diritti umani e da COSPE, e già firmato da associazioni culturali e Festival  di cinema. Leggi e diffondi. Per aderire:  invia una mail a COSPE 

L’ordine esecutivo firmato dal Presidente statunitense Donald Trump che blocca le persone provenienti da sette nazioni è particolarmente odioso perché seleziona, sulla base della religione e degli interessi economici, un pezzo di umanità che avrebbe bisogno di speranze e aiuti concreti.

Il bando di Trump ha, tra gli effetti collaterali, anche quello di bloccare una componente essenziale del nostro immaginario: alle frontiere sono bloccati anche gli artisti.

Alla vigilia della notte degli Oscar fa notizia, in particolare, l’impossibilità di registi e attori di raggiungere gli Stati Uniti. Il cinema, come tutte le arti, dovrebbe appartenere a tutti, non dovrebbe essere sottoposto a restrizioni in nome della razza o della religione. È vero: i film sono stati utilizzati anche per veicolare messaggi identitari, ma il buon cinema permette di conoscere altre culture e smentire i luoghi comuni.

Come Festival dei Diritti Umani abbiamo deciso di lanciare una petizione, rivolta prioritariamente ad altre iniziative simili, ma aperta a tutti, per non rimanere silenziosi di fronte alle pericolose iniziative del Presidente Trump: invitiamo noi gli artisti discriminati dal bando, facciamo in modo che si vedano ovunque i film provenienti da quelle nazioni della black list.

Sono già arrivate le prime adesioni e auspichiamo che ne arrivino molte di più. Non farà cambiare idea a Trump, ma speriamo apra la mente a tanti.

Riapriamo le frontiere del pensiero!

Chiudere le frontiere significa chiudere le nostre menti.

L’ordine esecutivo del Presidente statunitense Donald Trump contro le persone provenienti da sette nazioni (Siria, Iraq, Iran, Libia, Sudan, Yemen e Somalia) è particolarmente odioso perché colpisce anche i più bisognosi di protezione e speranza.

Ma con quel bando, tra gli effetti collaterali, c’è anche la limitazione della libera circolazione delle idee, del sapere, della cultura.

Il cinema rappresenta un’offerta culturale importante, una chiave per conoscere l’altro da sé e combattere gli stereotipi. Noi, organizzatori di festival ed eventi culturali, non possiamo subire in silenzio: se registi e registe, attori e attrici provenienti dalle nazioni messe al bando dal presidente Trump non potranno partecipare a importanti appuntamenti negli Usa – come “la notte dell’Oscar” – saremo noi a invitarli ai nostri festival ed eventi culturali, per riaprire le frontiere del pensiero.

 

Primi firmatari

Danilo De Biasio, direttore Festival dei Diritti Umani – Milano

Fabio Laurenzi (COSPE), direttore Mediterraneo Downtown

Jonathan Ferramola (COSPE), co-direttore Terra di Tutti Film Festival

Vanessa Tonnini, festival film programmer

Barbara Sorrentini, direttore Festival dei beni confiscati alle mafie

Olmo Giovannini, co-direttore Film Festival Diritti Umani – Lugano

Antonio Prata, co-direttore Film Festival Diritti Umani – Lugano

Lucia Gotti Venturato, presidente Sole Luna Doc Film Festival

Gianfilippo Pedote, produttore cinematografico

Leo Kaneman, presidente e fondatore Human right film festival Zurich

Sergio Di Giorgi, selezionatore Festival Sguardi Altrove

Giulia Grassilli, direttore Festival Human Rights Nights

Sascha Lara Bleuler, direttore Human Rights Film Festival Zurich

Francesco Clerici, regista

Marina Spada, regista

Maurizio Porro, critico cinematografico

Gabriele Porro, critico cinematografico

Se siete interessati ad aderire, potete mandare una mail a  COSPE  e  Elisa Gianni Reset- Festival Diritti Umani di Milano