La rivoluzione degli “stomachi vuoti”: i prigionieri politici palestinesi protestano

A più di 20 giorni dall’inizio dello sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi, COSPE propone l’articolo di Reham Alhelsi, attivista e blogger palestinese, nonché program manager di PWWSD (Palestinian Worker Women Society for Development), associazione femminista da anni attiva in Palestina per promuovere i diritti delle donne, e partner storico di COSPE.

Il 14 Aprile 2017, in occasione della Giornata dei Prigionieri Palestinesi, più di 1.500 prigionieri politici palestinesi detenuti nelle prigioni di Israele hanno lanciato uno sciopero della fame di massa, lo “Sciopero della Fame per la Dignità”, con il quale si astengono dal cibo, nutrendosi solo di acqua e sale. Al momento, dopo altre adesioni, sono oltre 2.000 i prigionieri che hanno preso parte allo sciopero. Attraverso lo sciopero, i prigionieri richiedono una serie di miglioramenti delle proprie condizioni di vita, la riduzione delle pratiche di isolamento, di detenzione amministrativa (che prevede l’arresto senza processo) e di negazione delle cure mediche. I prigionieri palestinesi hanno deciso di fare ricorso allo sciopero della fame, dopo aver fatto tutti i possibili tentativi negoziali per garantire i propri diritti negati nei confronti dall’ Autorità carceraria israeliana (IPA).

Gli scioperi della fame sono noti come le battaglie degli “Stomachi Vuoti”, perché i prigionieri si astengono dal cibo, nutrendosi di sola acqua a cui viene aggiunto un pizzico di sale, utilizzando i propri corpi per reclamare diritti e resistere all’ingiustizia. Questo comporta dei seri rischi alla salute, infatti in passato lo sciopero della fame ha portato alla morte alcuni prigionieri.

La IPA rifiuta di riconoscere i legittimi diritti ai detenuti politici palestinesi, violando giornalmente questi diritti. Inoltre, i prigionieri palestinesi sono sistematicamente vittime di torture, abusi fisici e verbali, ripetute umiliazioni, insufficienti trattamenti medici e nutrimento inappropriato. Spesso la notte gli addetti delle autorità carcerarie israeliane compiono dei raid e delle ispezioni nelle celle, confiscando e distruggendo beni privati dei detenuti. I prigionieri vengono spesso immobilizzati e costretti a stare per ore sotto il sole o sotto la pioggia, o vengono messi in isolamento e mantenuti svegli forzosamente. Sono costretti a comprare a loro spese cibo ed acqua, venduti a prezzi altissimi negli spacci delle carceri, e a pagare il consumo di acqua corrente ed elettricità consumate.

Le visite familiari sono limitate e spesso cancellate, e a molti prigionieri sono assolutamente precluse. I familiari dei prigionieri sono a loro volta perseguitati da Israele: ad alcune famiglie vengono demolite le abitazioni, e spesso genitori, fratelli, e figli dei prigionieri sono presi in ostaggio per esercitare pressione sui detenuti e costringerli a confessare colpe di cui non sono responsabili. Avigdor Lieberman, attuale Ministro degli esteri israeliano, nel 2003, dichiarò in una discussione parlamentare sui prigionieri politici palestinesi che “sarebbe meglio affogare questi prigionieri nel Mar Morto, essendo questo il punto più basso della terra”. Dal 1967, Israele ha sequestrato e tenuto in schiavitù oltre 1 milione di Palestinesi, fra cui 15.000 donne e decine di migliaia di minori.

Gli ultimi dati dicono che più di 7.000 prigionieri politici palestinesi sono al momento detenuti in 23 carceri e centri di detenzione israeliani: di questi circa 57 sono donne (fra cui 13 minori), 350 sono minori, 500 sono in carcere in detenzione amministrativa, 13 sono parlamentari, 2 sono ministri, 28 i giornalisti e 26 sono detenuti in costante isolamento.

Dal 1967, 210 prigionieri palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane. Con lo sciopero della fame, i prigionieri sfidano i loro carcerieri, rifiutandosi di essere sottomessi, e lottando contro le torture, le umiliazioni, il sovraffollamento delle carceri, le celle umide e soffocanti, la mancanza di adeguate cure mediche. Lottano per i loro legittimi diritti.

Attraverso la propria forza di volontà e a una incrollabile determinazione, dichiarano Sì al dolore della fame…NO e mille NO al dolore della sottomissione.

Tzahi Hanegbi, Ministro Israeliano per la sicurezza interna, nel 2004, dopo che i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane dichiararono uno sciopero della fame, disse: “Possono scioperare per un giorno, per un mese, fino alla morte. Noi non ci cureremo di questo sciopero e sarà come non fosse mai accaduto”.

La IPA ha spesso provato ad interrompere con la forza gli scioperi della fame con misure disumane, quali il nutrimento forzato. Queste misure hanno portato alla morte di 6 prigionieri.

I prigionieri e detenuti politici palestinesi continuano lo Sciopero della Fame per la Dignità, per richiedere il rispetto dei loro diritti umani di base. Mentre sfidano i loro carcerieri con i loro stomachi vuoti, è nostro dovere rimanere uniti intorno a loro e alle loro richieste, e sostenerli nella loro rivoluzione.

Sono i nostri padri, le nostre madri, i nostri fratelli, le nostre sorelle, i nostri compagni, i nostri amici. La loro lotta è la nostra lotta, il loro dolore è il nostro dolore, la loro fame è la nostra fame, la loro sete è la nostra sete, e la loro rivoluzione è la nostra rivoluzione.

I prigionieri politici palestinesi stanno lottando per libertà e dignità, stanno lottando per la libertà e la dignità di tutti noi, hanno bisogno del nostro sostegno!

Libertà per TUTTI i prigionieri e detenuti politici palestinesi!!

 

di Reham Alhelsi,  attivista e blogger palestinese

Per l’articolo completo in lingua inglese visita il blog di Reham: https://avoicefrompalestine.wordpress.com/2017/04/28/karamah-strike-the-revolution-of-empty-stomachs-towards-achieving-freedom-and-justice/

Per sostenere lo sciopero dei prigionieri politici palestinesi: http://samidoun.net/2017/04/call-for-action-27-30-april-2017-support-palestinian-hunger-strikers/