Ius soli: che fine farà la legge sulla cittadinanza per i minori stranieri?

di Udo Enwereuzor, responsabile migranti e diritti di cittadinanza di COSPE 

La settimana iniziata con l’insulto antisemita di un parlamentare dell’opposizione ad un suo collega del PD perché quest’ ultimo aveva sostenuto l’opportunità di mettere la fiducia al Senato sul disegno di legge sull’acquisto della cittadinanza da parte del minore straniero nato in Italia a genitori stranieri o arrivato entro i 12 anni di età, meglio noto come disegno di legge su Ius soli, è finita con l’annuncio da parte del Presidente del Consiglio, Gentiloni, del rinvio all’autunno del voto sul provvedimento in questione.

Sull’opportunità di arrivare rapidamente all’approvazione del disegno di legge, anche mediante ricorso al voto di fiducia, si era detto favorevole anche il ministro Delrio che, da sindaco di Reggio Emilia fu fra i promotori della campagna ‘L’Italia sono anch’io’ proprio sul tema oggetto del disegno di legge, già approvato alla Camera nell’ottobre 2015.

Cosa può aver determinato un cambio d’idea così repentino nel Governo e nella maggioranza che lo sorregge? L’annuncio non ha offerto alcuna spiegazione delle ragioni che hanno portato al rinvio, lasciandoci così con tante domande e la preoccupazione che il rinvio del provvedimento possa essere sine die.

L’opposizione non ha fatto nulla di diverso in questi ultimi giorni rispetto a quello che aveva fatto dai tempi della discussione ed approvazione del disegno di legge alla Camera: si è sempre opposta coerentemente con argomenti speciosi (minacce all’identità nazionale, futuri elettori dei partiti di maggioranza), a volte apocalittici (l’invasione delle partorienti di tutto il mondo), e collegando l’eventuale approvazione agli arrivi di richiedenti asilo e profughi di questi mesi, pur sapendo che le due questioni non c‘entrano l’una con l’altra. La maggioranza di Governo, da parte sua, definisce la riforma come una “misura di civiltà” che è nell’interesse del paese.

Alcuni gruppi d’opposizione hanno minacciato di iniziare a raccogliere le firme per un referendum per chiedere l’abrogazione della attesa legge. Questa minaccia testimonia che non solo a tante organizzazioni delle società civile come noi è sembrata che la legge fosse in dirittura d’arrivo ma che almeno una parte dell’opposizione parlamentare si preparava a registrare la sconfitta della propria posizione in materia.

Perché allora questa rinuncia a proseguire fino in fondo dopo che il segretario del PD Renzi aveva dichiarato appena il 27 giugno che il suo partito non avrebbe rinunciato al ius soli per qualche sondaggio e aveva lasciato a Gentiloni il 14 luglio la decisione se porre la fiducia o meno?

Va ricordato che il disegno di legge che si sarebbe dovuto votare la scorsa settimana ha subito trasformazioni tali da renderlo altra cosa non solo rispetto a quanto sottende la definizione di ius soli ma anche dalla proposta iniziale depositata alla Camera nel 2013. Dopo le profonde modifiche apportate al disegno iniziale, non capiamo quali altre ragioni ci possono essere per rinviarne l’approvazione ulteriormente.

Quali equilibri politici nuovi e più favorevoli dovrebbero emergere da qui all’autunno per rendere certo l’approvazione in tale momento? Poiché in autunno ci troveremo a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2018, è ragionevole prevedere che le opposizioni utilizzeranno l’argomento ancora di più in modo rozzo come strumento di costruzione del consenso. Anche per questo temiamo che questo rinvio suoni come un abbandono definitivo di un provvedimento definito dalla maggioranza di governo come “misura di civiltà”.

Scegliendo di mettere da parte questo disegno di legge, il Governo e la sua maggioranza calpestano gravemente le speranze delle ragazze e dei ragazzi figlie e figli dei cittadini stranieri legalmente residenti in Italia che attendono questa riforma da anni per uscire da una situazione di limbo (pensarsi e vivere da cittadini senza esserlo).

Ma anche nei confronti del resto della popolazione che, secondo molti sondaggi, chiede a maggioranza da molto tempo di approvare simile riforma, il rinvio manda un messaggio di sfiducia nella capacità della politica di dare risposta a problemi complessi e nei confronti del Governo e della maggioranza, di agire secondo principi di giustizia e di allargamento dei diritti di cittadinanza a quanti contribuiscono allo sviluppo di una comunità politica e culturale che, in nome di principi e valori comuni e condivisi, include tutti coloro che svolgono la loro vita stabilmente sul territorio nazionale.

Foto dalla campagna #erostraniero