Giornalisti di nuovo fuori dai CIE. La corretta informazione è a rischio.

L’avvio della campagna LasciateCIE entrare risale al 2011. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana insieme a molte associazioni che lavoravano sui diritti fondamentali, tra cui COSPE, unirono le forze  per contrastare una circolare del Ministero dell’Interno che vietava l’accesso agli organi di stampa nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e nei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo)

 Ora Carta di Roma deve tornare a esprime preoccupazione per “i ripetuti dinieghi ricevuti di recente da giornalisti che hanno richiesto l’accesso all’interno dei CIE”

Capire e raccontare cosa accade in questi luoghi è fondamentale soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno che annunciava l’ampliamento delle misure restrittive e la costruzione di nuovi CIE in numerose regioni.

COSPE ha più volte espresso la propria contrarietà alla creazione di centri di detenzione per migranti irregolari o in attesa di rimpatrio, denunciandone non solo l’inefficacia ma anche perché proprio in questi luoghi di detenzione si sono consumate numerose violazioni dei diritti fondamentali.

L’accesso ai giornalisti a questi centri permetterebbe di documentare la situazione di vita reale delle donne e degli uomini costretti alla reclusione e di ridurre il rischio di abusi e violazioni che numerose testimonianze raccolte dalla Campagna LasciateCIE entrare avevano documentato.

 

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