Diritti umani e multinazionali: la Texaco ha perso ma non paga.

di Lorena Mongardini, stagista COSPE in Ecuador 

 

Si è svolta a Quito lo scorso 20 luglio una importante conferenza sui diritti umani e multinazionali. Titolo dell’incontro “Trattato vincolante e diritti umani”.

Il trattato vincolante è quello che le popolazioni indigene chiedono tramite l’Udapt, (Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones Petroleras de Texaco), l’associazione delle vittime del disastro ambientale nell’Amazzonia ecuadoriana, alla multinazionale, oggi Chevron. Dopo una causa durata circa 10 anni Texano- Chevron è stata condannata a pagare, nel 2011 ben 9,5 miliardi dollari ma ancora inadempiente.

L’incontro si è svolto in occasione della visita nel paese di due delegati europei Helmut Scholz e Jorge Conessa del gruppo politico GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea e Sinistra Verde Nordica). Presenti all’evento pubblico anche il leader indigeno Humberto Piaguaje, due rappresentanti del Consiglio dei diritti umani dell’Ecuador Pablo De La Vega, Luis Espinosa Salas e l’avvocato Julio Prieto dell’Udapt.

Grazie a questa associazione le popolazioni indigene hanno vinto una storica battaglia legale contro il colosso del petrolio che per trentanni ha avvelenato il territorio amazzonico, ma gli ostacoli per il risarcimento pieno sono ancora molti: la Chevron si è infatti dichiarata pronta a lottare con qualsiasi mezzo contro questa sentenza e questa cifra.”La Texaco dal 1964 al 1992 ha agito senza alcun rispetto per l’ambiente e per i diritti umani, usando tecnologie arretrate e protocolli pericolosi” ha detto l’avvocato Julio Prieto durante il suo intervento.

Poi Prieto ha sottolineato come le battaglie contro le multinazionali siano sempre lotte ad armi impari a causa dei numerosi ostacoli che garantiscono l’impunità delle multinazionali, ad iniziare dalla differenza di risorse finanziarie che permette alle multinazionali di sostenere battaglie legali infinite e organizzare campagne di comunicazione che mirano a criminalizzare l’attività delle vittime.

A questo si aggiunge la grande capacità di lobbying delle multinazionali che permette di influenzare le decisioni non solo dei singoli governi, ma anche di organismi sovranazionali, nonché la difficoltà di accesso alle informazioni da parte delle vittime.

“A protezione degli investimenti esteri – ha sottolineato l’avvocato Prieto- le multinazionali possono inoltre contare su un sistema di arbitrato internazionale per nulla trasparente, dove a fare da arbitro sono spesso ex avvocati o dirigenti delle stesse aziende che sono parti in causa nei lodi arbitrali”.

A causa di tutti questi fattori la sentenza di condanna a Chevron non è ancora stata applicata. Da qui l’urgenza di un trattato vincolante che elimini questi ostacoli, che renda le multinazionali responsabili del proprio operato e che termini la loro impunità.

Dopo decenni di discussioni e tentativi falliti, è stato compiuto un primo passo in questa direzione. Nel 2014 con l’adozione della Risoluzione 26/9 da parte del Consiglio per i Diritti Umani, si è costituito un gruppo di lavoro intergovernativo con il mandato di elaborare uno strumento internazionale legalmente vincolante, per regolare nella legislazione internazionale sui diritti umani le attività delle imprese multinazionali e di altre imprese commerciali.

Entrambi i delegati europei presenti alla tavola rotonda hanno manifestato il proprio sostegno alla causa contro Chevron, sottolineando l’importanza di porre fine all’impunità delle multinazionali attraverso un trattato vincolante. Si sono inoltre impegnati a portare questo argomento all’interno del Parlamento Europeo e a fare pressioni ai rispettivi governi nazionali affinché l’Unione Europea contribuisca all’elaborazione di un trattato vincolante. Compito questo che al momento appare piuttosto arduo, considerando che gran parte dei paesi europei ha votato contro la Risoluzione 26/9.